È l’economia la vera sfida del nuovo governo

Il nuovo governo va incontro a una prima, grande sfida:

1- quella di far ripartire l’economia del Paese perché, senza una ripartenza, è molto difficile avere guadagni sul fronte dell’occupazione.

2- La seconda sfida è quella demografica: si parla del 2050 come l’anno in cui il rapporto pensionati – lavoratori sarà di 1:1.

3- La terza sfida è riguarda la transizione ecologica e l’emergenza climatica. Andrà, altresì, recuperato lo stop al processo verso l’industria 4.0, fondamentale per rilanciare l’economia e le agevolazioni agli investimenti privati. È importante che si cambi la cultura e la narrativa sulle migrazioni. Il problema drammatico è che, se le evidenze ci dicono quanto le migrazioni sono importanti per l’economia di un Paese che le riceve, in Italia s’è creata una cultura sull’invasione dello straniero che non ha senso.

Il cosiddetto slogan di Conte “Le tasse le paghino tutti, ma meno” risale già al tempo di Prodi. La lotta all’evasione è importante, perché ci sarebbe lo spazio di 100 miliardi di euro per una riduzione delle tasse. Bisogna puntare a questo obiettivo, poiché ci sono gli strumenti tecnici per farlo, come attraverso il contratto fiscale, cioè quelle ricevute che si possono poi detrarre attraverso la fatturazione elettronica. Una sfida complicata per il Paese riguarda il Mezzogiorno. Al sud c’è, innanzitutto, un problema di infrastrutture, su cui bisogna intervenire rapidamente: oggi l’Italia dell’alta velocità si ferma a Salerno. Accanto ad esso c’è anche un problema di infrastruttura sociale, vale a dire di capitale umano. C’è bisogno di contrastare la criminalità organizzata e di ricreare la fiducia fra cittadini e cooperazione, puntando su quelle che sono le migliori pratiche. Per uno sviluppo del Meridione, si può anche vedere alla Cina, dove sono state sviluppate aree economiche speciali a tassazione agevolata per favorire la ripresa.

In merito al reddito di cittadinanza, va detto che la creazione di redditi di protezione per gli ultimi in difficoltà è auspicata persino da economisti liberali e liberisti come Hayek, Friedman ed Eianudi. La questione è, piuttosto, nei dettagli: bisogna costruire un reddito in maniera intelligente, evitando che questo sia un disincentivo a cercare occupazione e lavorare in nero. Il reddito di cittadinanza è costato meno rispetto a quello che si pensava, anche perché le regole di selezione sono state abbastanza severe. Ora si tratta di fare una valutazione e, eventualmente, una revisione. Davanti a un quadro critico sui rischi dell’aumento dell’Iva, i 23 miliardi per evitarlo si possono trovare, ma teniamo conto che esistono due alternative. La prima è una riorganizzazione delle aliquote, premiando con Iva più bassa le filiere più sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale, quindi dando un segnale chiaro di politica economica alle imprese. In secondo luogo, teniamo conto che la Germania ha fatto ripartire – qualche decennio fa – la sua ripresa con una manovra combinata dove le risorse per l’aumento dell’Iva vennero utilizzate per ridurre il cuneo fiscale. Questo avrebbe, com’è già accaduto a Berlino, un impatto importante per l’export.

L’importante è che ci sia la consapevolezza di una stagione molto importante, perché il Paese non ha bisogno di continue campagne elettorali, ma di essere governato. In fondo, le posizioni dei due partiti non sono così distanti e possono essere indirizzate verso questi nuovi obiettivi. Anche i mercati finanziari scommettono su questo nuovo governo, come dimostrato dall’abbassamento dello spread all’indomani della crisi agostana. Abbiamo abolito la tassa sul populismo, perché i risparmiatori italiani ed esteri temevano le intemerate di Salvini sull’Europa. Quindi, è indubbio che il contesto sia mutato e che i mercati finanziari pensino ci possano essere le condizioni per cogliere opportunità importanti con un programma economico nel solco dell’Europa.

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