Marcelo Barros – La violenza di non sentirsi fratelli

Sulla violenza sono stati fatti molti studi. C’è chi sostiene che l’istinto dell’aggressività che genera violenza sia insito nel DNA dell’essere umano. Le antiche tradizioni spirituali confermano che la natura umana è buona ed incline all’amore. L’egoismo e la violenza sono elementi culturali che sono subentrati di seguito nella società. Se questi istinti egoisti non fanno parte della nostra natura, così come sono entrati possono uscirne.
Il tema della Campagna della Fratellanza 2018 è l’affermazione di Gesù: “voi siete tutti fratelli” (Mt 23, 8). La Campagna della Fratellanza è un’iniziativa della Chiesa Cattolica ed è indirizzata alle comunità cristiane che in questo mercoledì iniziano il loro cammino verso la celebrazione della Pasqua, elemento centrale della fede nella Chiesa. Quest’anno il tema della Campagna della Fratellanza 2018 è “Fratellanza e superamento della violenza”. Nella nostra vita quotidiana questa è una sfida per tutti i cittadini. Il Brasile è di fatto uno dei paesi più violenti al mondo. Il testo base della Campagna della Fratellanza riafferma: “in Brasile le armi da fuoco provocano più morti che le stragi e gli attentati di tutto il mondo. Nel nostro paese accadono più omicidi che in molte guerre recenti.” (testo base, n. 26).
Ogni giorno nelle nostre città si uccidono adolescenti poveri, per la maggior parte neri. E la società convive con tutto questo, come se fosse normale. Stimolate da programmi sensazionali radio e televisivi, le persone incontrandosi si scambiano informazioni sui crimini e gli assalti avvenuti nottetempo. Per difendersi la classe media si trincera dietro muri e recinzioni. E tutti guardano agli sconosciuti non come fratelli che vanno accolti, bensì come una possibile minaccia che va evitata.
Tutti possiamo diventare vittime di questa violenza che, come afferma Don Leonardo Steiner, “permea quasi tutti gli ambiti della nostra società. Oggi c’è corruzione, morte e aggressività nei gesti e nelle parole. Così facendo quasi quasi si incrementa la credenza nella nostra incapacità di vivere come fratelli” (introduzione, pag. 8).
Esistono violenze che si manifestano fra persone nella pubblica via e fra familiari all’interno delle mura domestiche. Ma vi è pure un altro tipo di violenza che già 50 anni fa i vescovi latino-americani riuniti a Medellin definivano come “violenza istituzionalizzata”. L’immensa disuguaglianza sociale, un sistema economico sempre più escludente e una struttura patriarcale e discriminatoria sono diventati i pilastri della violenza strutturale della società. Di fronte a ciò non basta combattere le violenze quotidiana nelle strade e nelle case. Bisogna risalire alle radici e alle ragioni ben più profonde di questa realtà. La Campagna della Fratellanza 2018 ha quale obiettivo generale: “Costruire la fratellanza promuovendo la cultura della pace, della riconciliazione e della giustizia, alla luce della Parola di Dio, quale cammino per superare la violenza” (pag. 8).
Per superare la violenza strutturale è importante rafforzare la democrazia partecipativa nelle comunità, partecipare ai plebisciti, ai referendum e trovare la forma per concretizzare il Progetto di Legge dell’Iniziativa Popolare (CF n. 295, p. 96). Di questa campagna contro la violenza fa parte il prepararsi alle elezioni politiche che si svolgeranno nel prossimo ottobre. In un Brasile polarizzato ed avvelenato dall’intolleranza di fronte a ciò che è diverso, è indispensabile votare un programma che parta dalla difesa dei poveri e della terra. Dobbiamo evitare che vinca questa teoria dove la violenza è l’unica soluzione da adottare contro poveri e indifesi.
Nell’attuale quadro di violenze quotidiane uno dei maggiori scandali è che la religione stessa, che dovrebbe essere fonte di amore e di riconciliazione, si è trasformata in uno strumento di intolleranza e di violenza. Come denuncia il testo base della Campagna della Fratellanza 2018: “In Brasile è spesso successo che l’intolleranza o il fanatismo religioso si concretizzassero nel mancato rispetto della libertà d’espressione, nella proibizione dell’uso di vestiti rituali in pubblico, in aggressioni fisiche a persone e monumenti religiosi…” (n. 137, pag. 44). “(….) Le religioni di matrice africana sono quelle che soffrono maggiormente di persecuzione ed intolleranza” (n. 138). Preti e fedeli di tutte le Chiese così come le persone che non appartengono ad alcun ordine religioso devono in primo luogo manifestare pubblicamente il loro disaccordo verso qualsiasi forma di persecuzione religiosa e riaffermare la loro solidarietà alle vittime di discriminazione praticata in nome di Gesù.
Papa Francesco insegna che “La Chiesa è chiamata a porsi al servizio di un dialogo difficile” (Evangelii Gaudium, n. 74, citato nel tasto base della Campagna della Fratellanza 2018 n 295, p. 96). Quando nel 2014 il papa riunì i presidenti di Israele e Palestina per un dialogo, affermò: “Abbiamo sentito una chiamata, e dobbiamo rispondere: la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza, a spezzarla con una sola parola: “fratello”. Ma per dire questa parola dobbiamo alzare tutti lo sguardo al Cielo, e riconoscerci figli di un solo Padre.

Traduzione di Simone Campana Riva

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