Nodo – di Erri De Luca

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Sono stato a un incontro in un liceo, tema: padri e figli. Ne conosco la metà, non sono genitore. Ho imparato da figlio e continuo così.
A uno scrittore si usa assegnare l’improprio titolo di “maestro”. A meno che non svolga la professione dell’insegnamento, è abusivo.
Non so se sia suggerito nel mio caso dall’età avanzata, comunque lo correggo puntualmente. Resto allievo, cerco di imparare ogni giorno. So che nel frattempo ho dimenticato molto di quanto appreso in precedenza, dunque il mio bagaglio non aumenta, anzi diminuisce. Però si rinnova.
Imparo dagli esempi. Mio padre voleva interessarmi all’arte, senza impartire lezioni, ma provando a incuriosire. Cercava di suscitarmi la meraviglia.
In una remota gita di un secolo fa al colonnato del Bernini in piazza San Pietro, mi portò nel punto in cui si vede una sola fila, per allineamento perfetto delle altre colonne dietro. Ottenne il mio stupore.
Poi il gruppo marmoreo della Pietà di Michelangelo: la madre ha conservato l’età di ragazza, perfino più giovane del figlio che sta ammazzato in grembo. È senza peso sopra le sue gambe.
M’indicava dettagli, capaci di durare fino a oggi, dunque nel mio caso per sempre.
Ho ricevuto squarci, istanti, piccole rivelazioni. Non mi hanno educato a un’estetica, mi hanno invece addestrato alla meraviglia. Credo che abbia bisogno di essere avviata, la meraviglia.

Non di questo ho parlato agli studenti venuti all’incontro di pomeriggio, dunque liberamente e non per aggiungere un’altra ora scolastica.
A loro ho detto lo sbaraglio della libertà, che sta nello strapparsi dalle stanze in cui sono cresciuti i centimetri della statura.
Icaro cambia la rotta assegnata dal piano di volo stabilito dal padre. Aspira a maggior quota.
Ho detto dello sbaraglio anche nell’obbedienza, ricordando Isacco che collabora alla sua incaprettatura sopra un altare grezzo. Poteva scrollarsi il rispetto di dosso per legittima difesa, invece aiuta.
Quale esempio si presta a far da guida: lo scatto di obbedienza o quello di libertà? Nessuno dei due prevale, potranno succedere entrambi in ore differenti. Tra genitori e figli lo scambio è improvvisato, sperimentale.
Non è riducibile a un mestiere, è un vincolo. Anche a volerlo strappare, il nodo tiene.

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