Di materia fragile – di Erri De Luca

Domenico mi scrive da Ortona un ricordo della festa del santo patrono, appuntamento attesissimo dai bambini. Uscita al completo di famiglia, gelato, fiera con bancarelle, giostra, devozioni: era festa di maggio, anticipo di estate.
Pure questa ricorrenza oggi è sospesa nell’aria, che è il deposito dei ricordi e stanno lì, coi pollini e le rondini, in attesa di essere afferrati dai capillari che li portano alla stazione centrale, del cuore.
Domenico si affaccia e li raccoglie, o si fa raccogliere da loro. Era festa di tutti, quella del santo patrono.
I compleanni sono importanti, ma quando la festa è condivisa in piazza, c’è più gusto. Le belle amiche Emiliana e Anna Lia sono nate il 25 aprile. Un po’ di festeggiamento in più per loro è sentir cantare “Bella ciao, ciao, ciao”, come una serenata sotto i loro balconi.

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Prima l’umano – Jacques Gaillot, vescovo di Partenia

Durante un pranzo il mio vicino di tavolo, che è prete, mi informa di aver ricevuto una petizione per la firma: “Si chiede di anticipare l’apertura dei luoghi di culto. Che ne pensi?”.
Questo tipo di richiesta mi provoca un moto di fastidio. Non sopporto che la Chiesa pensi a lei, si preoccupi di lei. L’emergenza è altrove. Sarebbe il colmo se i luoghi di culto potessero aprire prima di bar e ristoranti!

Non è il culto ad essere la cosa principale. Né la pratica religiosa. Ciò che interessa di più all’uomo di Nazareth non è la religione, è un mondo più umano, più solidale, più giusto.

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Libertà di culto, il tempo e lo spirito – Fortunato Sconosciuto

Ho letto e riletto la nota dei Vescovi italiani fatta circolare la sera di domenica 26 aprile scorso, subito dopo le comunicazioni in TV del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E continua a suscitarmi sensazioni e sentimenti, tra l’incomprensione e una certa malinconia.

Incomprensione

Come è possibile che si sia passati, in due mesi, dalle espressioni del 24 febbraio allorchè la Presidenza della CEI avvertiva “il dovere di una piena collaborazione con le competenti Autorità dello Stato e delle Regioni per contenere il rischio epidemico”, tanto da dichiarare una “disponibilità” che “al riguardo intende essere massima nella ricezione della disposizioni emanate”, alle dichiarazioni del 26 aprile che considerano “arbitraria” la decisione del Presidente del Consiglio di continuare ad escludere “la possibilità di celebrare la messa con il popolo”, dopo alcune “settimane di negoziato” tra la CEI e il Governo? Fino a dichiarare addirittura la presenza di una situazione che vede “compromesso l’esercizio della libertà di culto”? Espressione che appare abnorme davanti ad una serena constatazione delle diffuse pratiche religiose e cultuali presenti nel Paese.

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Mamma, ti presento Erri De Luca – di Adele De Prisco

Pubblichiamo l’intervista a Erri De Luca di Adele De Prisco

Come state passando questa quarantena? Io ne ho approfittato per guardare qualche film in più, recuperare alcuni romanzi che esulano dal mio programma di studio e per fare due chiacchiere con Erri De Luca.
Con Erri, scrittore, poeta e traduttore, abbiamo parlato di montagna, di libri, di parole, di tenerezza umana, di Napoli, di passato, di attualità e di ricordi.
Le sue parole sembrano arrivare dal profondo del mare di Napoli e mi attirano come il canto d’una sirena. Sono parole che percepisco lente, pesanti e quasi silenziose, come quelle dei suoi romanzi. Sono parole che sanno di riflessione, di pausa, di vita. Una vita che gli si è fermata sul volto e che protegge delicatamente i suoi occhi azzurri avvolgendoli tra le rughe. Rughe di chi ha vissuto e si tiene i ricordi stretti agli angoli della pelle.

Lei è nato a Napoli, città d’amore e di mare, eppure è un amante della montagna, passione che, insieme a quella per la lettura, le ha trasmesso suo padre. In genere per i più la montagna è un luogo di ristoro, di pausa, di riflessione, di isolamento. È un modo per allontanarsi per un po’ dalla quotidianità che ci circonda. Per lei invece cosa rappresenta la montagna?

«Vado in montagna per staccarmi, procurarmi una distanza. La percorro in verticale, raggiungo un punto di massima distanza che può essere una cima, poi rientro. È un passaggio dentro un’immensità indifferente alla mia minuscola presenza, che non è stata invitata e non ha garanzia di lasciapassare. Si sta da intrusi in uno spazio minerale sovrastato dal peso dell’aria. In montagna se ne avverte la consistenza quanto più il fiato si affanna per la quota.»

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Annuncio – di Erri De Luca

Dove sono andati gli abbracci, i baci, le carezze? E le strette di mano, i pizzicotti, le pacche sulle spalle, andare sotto braccio? I distanziamenti obbligatori li hanno resi colpevoli di subdolo contagio, sospetti di attentare alla salute pubblica. Il danno alla loro immagine non si riparerà. Torneranno ma saranno impacciati, accennati, imbarazzati.
Sarà come quando si vede un film di tempo fa, quando gli attori fumano sullo schermo e gli spettatori in sala. Così si guarderanno i film d’amore con gli abbracci e i baci: provando lo stupore per la loro incoscienza spensierata.

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Abiti puliti? – articoli della campagna

originalmente pubblicato ne La Bottega del Barbieri 16 Aprile 2020

articoli della campagna Abiti Puliti, di Deborah Lucchetti, Emanuele Giordana e Giada Ferraglioni

Chi salverà i lavoratori che producono i nostri vestiti? 

di Deborah Lucchetti, coordinatrice della Campagna Abiti Puliti

Un documento del Worker Rights Consortium, redatto in collaborazione con la Clean Clothes Campaign, propone un primo ragionamento sugli impatti che l’attuale pandemia da coronavirus avrà sui lavoratori del settore moda. I Paesi ricchi metteranno a disposizione misure economiche mai viste per fronteggiare la crisi, proteggere le loro imprese e i lavoratori. Ma cosa succederà agli operai del tessile-abbigliamento, addensati in Paesi a basso reddito dove le infrastrutture sociali per tutelare i lavoratori dalle crisi spesso non esistono o sono fragili?

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10 misure urgenti per uscire dall’emergenza – di Gianluca Ricciato

originalmente pubblicato ne La Bottega del Barbieri, 25 Aprile 2020


I dieci punti che leggerete e che formano il Decreto della Liberazione mirano – con la serietà ma anche quel minimo di ironia necessaria – a togliere credito a qualsiasi dogmatismo o presunta verità oggettiva imposta. Come si legge sul sito del neonato movimento Mo.Li.Te.: “non siamo un’entità politica costituita, siamo letteralmente un “movimento” di idee e di corpi che ha bisogno di uscire dalla detenzione forzata dei pensieri e dei desideri”

DECRETO DELLA LIBERAZIONE – 25 aprile 2020

10 MISURE URGENTI PER USCIRE DALL’EMERGENZA

Movimento di Liberazione dalla Tecnocrazia (MO.LI.TE.)

molitemovimento.wordpress.com

molite.movimento@gmail.com

“Se lo scientismo è qualcosa, esso è la fede cieca e dogmatica nella scienza. Ma questa fede cieca nella scienza è estranea allo scienziato autentico.” Karl Popper

“Non servono tranquillanti o terapie. Non servono eccitanti o ideologie. Ci vuole un’altra vita” Franco Battiato

Rilancio di una politica dei beni comuni e della partecipazione collettiva. Rinuncia al paternalismo e all’infantilizzazione comunicativa e politica. Riconoscimento del modello culturale tecnocratico come strumento di controllo sociale ed economico da superare dopo la fine della società neoliberista.

I dieci punti che leggerete e che formano il Decreto della Liberazione mirano a togliere credito a qualsiasi dogmatismo o presunta verità oggettiva imposta dall’alto, favoriscono la pluralità delle idee in ogni accezione possibile, riconoscono a cittadine e cittadini la facoltà di scegliere per il bene loro, dei loro cari e della più ampia comunità, e mettono a loro disposizione beni e risorse di fatto pubblici.

La scelta del 25 aprile è simbolica perché richiama i valori antifascisti della Resistenza, che sono tra i valori a cui si rifà il Movimento per la Liberazione dalla Tecnocrazia.

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L’assassino si chiama Erdogan – di Antonello Pabis

originalmente pubblicato ne La Bottega del Barbieri 26 Aprile 2020


Dopo Helin Bölek muore anche Mustafa Kocak.

Prima, il 3 aprile, un lungo sciopero della fame ha spento la vita di Helin Bölek. Poi, il 23 aprile, muore nello stesso modo Mustafa Kocak… Ma l’assassino è sempre lo stesso: il fascista Erdogan che nega la libertà al suo popolo e ai curdi.

Helin e Mustafa facevano parte di Grup Yorum. Cantavano contro ogni ingiustizia, cantavano anche «Bella ciao». Mentre in Italia ricordiamo i 75 anni dalla liberazione dal nazifascismo dobbiamo urlare che Erdogan è un fascista, come Hitler e Mussolini, e aiutare chi lo combatte. [QBEA: questa bottega è antifascista]

Non si può stare in silenzio davanti a questi crimini

di Antonello Pabis

In questo tempo di Coronavirus, di superpoteri concentrati in pochissime mani e provvedimenti schizofrenici, troppo spesso prevalgono la paura e il senso di impotenza. Occorre invece reagire, non perdere la lucidità e il senso critico, partecipare alle catene di solidarietà, attivarci affinché in tutto il mondo prevalga il senso di comunità. Nessuno va lasciato solo, gli ultimi devono essere sostenuti e sospinti in avanti, perché cambi la percezione delle priorità sociali, del cambiamento di modello sociale: dove finalmente tutto sia concepito per essere funzionale al benessere della persona e alla salvaguardia dell’ambiente in cui si vive.

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La scuola dove scorre un tempo collettivo

Pedagogie. Scuola di formazione agraria e politica Florestan Fernandes, in Brasile: un modello che arriva dal “Movimento Senza Terra” del Brasile, definita come uno dei “luoghi più inventivi in termini di pensiero critico, un vero spazio plurale”.

Qui, nel processo educativo l’individuo è superato a favore della comunità.

Chiediamo, per chi può un sostegno economico per mantenere il suo funzionamento. Contattaci, riceverai notizie e come farlo.

Escola Nacional Florestan Fernandes

Passi che si incrociano, seguono le orme dei sentieri, ci allertano a non sentirci padroni della Terra ma scoprirci ospiti, abitanti temporanei, viandanti transitori in lotta per la giustizia. Passi si muovono sui passi, occupano latifondi, recuperano terre abbandonate dalla povertà, dalla miseria, col duro lavoro dei campi. Piedi nudi che camminano insieme, percorrono migliaia di chilometri, marciano rivendicando la riforma agraria, spesso feriti.
Mani nelle mani che si incontrano seminando, piantando, coltivando, raccogliendo, si uniscono, impugnano penne, imparano a leggere e a scrivere. Voci che discutono, dialogano, dibattono, cantano nelle baracche o all’ombra degli alberi. Lavoro che trasforma le mani, i piedi, le vite, le coscienze negli accampamenti, nei centri culturali, nelle «scuole itineranti».

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In ricordo di Luis Sepulveda – di Erri De Luca

A una settimana dalla morte di Luis Sepulveda pubblichiamo questi pensieri che ci manda la nostra amica Emanuela Bonomi, insegnante che ha domandato ai suoi studenti un ricordo dei libri che hanno letto e discusso insieme in classe.
Di uno scrittore non restano tanto i libri, quanto le impressioni lasciate in chi lo ha letto. In questi ricordi c’è in più anche un seminato affetto.
L’immagine di accompagnamento è un collage fatto circa venti anni fa da Franca Porrini, mamma della nostra presidente Paola, dopo la lettura di “La gabbianella e il gatto”.

In ricordo di Luis Sepulveda

Ho amato Sepulveda non solo per la penna, ma anche per la sua umanità, la sensibilità ai temi dell’ambiente e della giustizia, il suo sincero sentimento democratico.
Ne ho apprezzato i romanzi, ma anche le risposte sobrie, intelligenti e ironiche nelle conversazioni; mi hanno avvinta pure i suoi toccanti ricordi della fine di Allende e della violenta dittatura di Pinochet, tessere di un passato che aveva scavato nella sua anima tenace un solco di profondo dolore.

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