Anche il mondo dei grandi vini nasconde il caporalato – Luca Soldi

Cambi subito idea, chi pensa che lo sfruttamento dei braccianti sia un male solo della Puglia, della Campania. Del sud Italia.
Si perché, ad esempio, nella piazza di Canelli, una delle capitali del vino, quei pullman parcheggiati non sono proprio di turisti in gita, a qualche cantina. Quelle targhe, gli stessi mezzi, tradiscono la loro provenienza: Bulgaria, Macedonia, Ungheria, ecc.
Hanno trasportato persone che per 120/150 euro si sono sobbarcate ore ed ore di viaggio per poi andare a “soggiornare” in qualche tugurio alla stessa cifra.
Soldi che verranno scalati dal già misero compenso per quelle dure giornate di lavoro nei campi.
Ecco così che anche le vendemmia in Piemonte ( e probabilmente anche nelle altre terre dei famosi vini) viene infangata dalle notizie dello sfruttamento di manodopera.
Anche le vigne dell’eccellenza made in Italy si verificano quelle situazioni che hanno destato scandalo e riportato stupore nei confronti di quel mondo così tanto decantato all’Expo.
Quello che arriva e’ un esercito di cittadini, questa volta provenienti dai Paesi dell’Est, chiamato al lavoro per la vendemmia. Leggi tutto “Anche il mondo dei grandi vini nasconde il caporalato – Luca Soldi”

Tutti si scandalizzano, ma nessuno ferma Israele – comunicato stampa di Pax Christi Italia

Tutti ne scrivono, ma niente si muove. Quando le immagini delle ruspe e delle radici degli ulivi secolari del villaggio di Cremisan hanno cominciato a fare il giro del mondo, tutti hanno descritto la folle condizione dei proprietari di quelle terre, da anni aggrappati ad una sentenza della Corte israeliana che, dopo aver illuso di fermare l’assurda decisione di annessione di un’intera collina, ha lasciato il posto all’abbattimento di tutte le piante di ulivo.
E le foto le hanno viste tutti. Ma è finita lì.
Quando poi si è diffusa la scena dell’aggressione del soldato al parroco e quelle decisamente inusuali della Messa celebrata esattamente lì, con l’altare picchettato dai militari, visto che le famiglie vittime di questa violenza sono della parrocchia di Beit Jala, allora tutti hanno alzato il tono della disapprovazione. Ma niente ha fermato le ruspe né coloro che hanno preso e approvato quella decisione.
D’altra parte, niente di nuovo. Molte cose stanno accadendo nei Territori Palestinesi Occupati. Dagli attacchi dei coloni alle rappresaglie dei soldati nei villaggi palestinesi con numerose vittime civili, all’agenzia dell’ONU per i rifugiati del 1948 (UNRWA) rimasta senza più finanziamenti con 700 scuole che non potranno riaprire. Dalla mortalità infantile sempre più elevata a Gaza, alla Spianata delle Moschee minacciata dagli estremisti religiosi ebrei che intendono occuparla con il Terzo Tempio. L’espansione delle colonie illegali subisce una continua accelerazione. Tutti lo sanno, ma non fa più notizia. Leggi tutto “Tutti si scandalizzano, ma nessuno ferma Israele – comunicato stampa di Pax Christi Italia”

L’Ue ha salvato le banche, ma si è dimenticata di profughi e migranti – don Aldo Antonelli

da Huffington Post Italia – 20 agosto 2015

La Grecia cede ai tedeschi gli aeroporti delle isole (14 per l’esattezza) al prezzo di 1,23 miliardi. In compenso Berlino darà il suo ok al prestito di 86 miliardi.

Un’operazione da straccivendoli e la consacrazione di una gestione da delinquenti della politica economica, e a livello mondiale e a livello europeo. Perché questo giudizio non risulti avventato e tendenzioso, sarà bene ricordare il fiume di miliardi di dollari che, nel corso della crisi mondiale, sono andati a rimpinzare allegramente e spudoratamente le casse delle grandi banche.

Citigroup 2.513 miliardi di dollari
Morgan Stanley 2.041miliardi
Barclays 868 miliardi
Goldman Sachs 814 miliardi
JP Morgan 391 miliardi
Bnp Paribas 175 miliardi
Dresdner Bank 135 miliardi
Per un totale di 6.937 miliardi!
Da notare, in particolare, che la Goldman Sachs è stata colei che, da consulente, ha aiutato la Grecia a falsificare i dati per poter entrare nella zona Euro. Sono cifre che gridano vendetta.

Sul Manifesto del 18 Agosto, Guido Viale denunciava: “L’Unione europea in mano all’alta finanza e agli interessi commerciali del grande capitale tedesco ha concentrato le sue politiche nel far quadrare i bilanci degli Stati membri a spese delle loro popolazioni e nel garantire il salvataggio delle sue grandi banche. Così, anno dopo anno, ha permesso o concorso a far sì che ai suoi confini si creassero situazioni di guerra e di caos permanenti, di dissoluzione dei poteri statali, di conflitti per bande di cui l’ondata di profughi e di migranti è la più diretta conseguenza”.

In Italia, intanto, la politica casereccia si accanisce a in una sfida vergognosa tra i “pro” e i “contro” gli impoveriti, gli orfani di lavoro, i senza residenza e i morti di fame. Tutti vittime di due filiere di morte: l’economia assassina dell’Occidente e la rete necrofila degli scafisti nordafricani.

Don Aldo Antonelli è parroco ad Antrosano (AQ) e scrive su In Dialogo, notiziario della Rete Radié Resch.

Caporalato, i 5 volti degli sfruttatori e il ruolo degli “intermediari” mafiosi – Maria Gabriella Lanza

I braccianti morti di fatica in Puglia. Le recenti inchieste di varie associazioni hanno spiegato nei dettagli il fenomeno del caporalato in agricoltura. E come le organizzazioni malavitose si inseriscono facilmente tra la raccolta e la grande commercializzazione

20 agosto 2015

Agenzia giornalistica


Caporalato, dal Piemonte alla Sicilia ecco i luoghi dello sfruttamento agricolo


Leogrande: “Il caporalato perde se aumentano prezzo e qualità dei prodotti”


Morti nei campi, Martina: “Caporalato va combattuto come la mafia”


Braccianti stranieri, in Puglia 3 euro per raccogliere 3 quintali di pomodori


Braccianti stranieri, in Campania quasi tutti stanziali ma vittime di irregolarità e truffe


Basilicata: braccianti stranieri in casolari abbandonati. Centrale la figura del “caporale”


Nuove schiavitù: i braccianti indiani, costretti all’oppio per reggere al lavoro

Lavorano per ore sotto il sole cocente, nelle serre asfissianti, curvi verso terra o con le braccia alzate per raccogliere pomodori, arance, uva. Sono il motore fondamentale del mercato ortofrutticolo italiano che ogni anno muove più di dieci miliardi di euro, eppure loro, gli invisibili dell’agricoltura, guadagnano solo due euro all’ora quando non muoiono di fatica. Come è successo a Paola Clemente, una bracciante di 49 anni di San Giorgio Jonico, vicino Taranto, morta lo scorso 13 luglio mentre raccoglieva uva nelle campagne di Andria. Otto giorni prima era toccato a Mohamed, un sudanese stroncato da un malore sotto il caldo torrido nelle distese di pomodori a Nardò. Ieri la procura di Trani ha indagato l’autista del bus che ha condotto Paola nei campi e ha deciso di riesumare il corpo per effettuare la autopsia. Lo sfruttamento dei braccianti nell’agricoltura è un fenomeno che riguarda italiani e stranieri e si regge su regole e prassi mafiose, come ha sottolineato lo stesso ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina.Già lo scorso mese, era arrivata in Commissione parlamentare antimafia la proposta a firma Pd di estendere il 416 bis anche ai caporali. Leggi tutto “Caporalato, i 5 volti degli sfruttatori e il ruolo degli “intermediari” mafiosi – Maria Gabriella Lanza”

Il sangue di Mohammed Allan è sulle nostre mani – Gideon Levy

Uno stato nel quale centinaia di persone sono recluse senza processo non è una democrazia e tutti i pretesti sulla sicurezza non reggono.

Gideon Levy – Haaretz 15 agosto 2015

Mentre centinaia di persone protestano al di fuori dell’ospedale, Mohammed Allaan  sta morendo – e con lui la democrazia.

Fuori del Centro Medico Soroka a Be’er Sheva sono centinaia i dimostranti a sostegno del prigioniero Mohammed Allaan in sciopero della fame.

Il sangue di Mohammed Allaan è sulle nostre mani, sulle mani dello Stato di Israele. Lo Stato porterà la completa responsabilità se, speriamo ciò non accada, egli morirà. Nessuna scusa coprirà la vergogna, nessuna propaganda laverà la colpa.  Mentre scrivo, sabato pomeriggio, egli sta tra la vita e la morte, in coma farmacologico, attaccato ad un respiratore. La morte di questo avvocato di 31 anni del villaggio di Einabus non solo “danneggerà l’immagine di Israele” e causerà un incendio in Cisgiordania e a Gaza, ma, soprattutto, Allaan sarà la vittima di una dei pilastri dell’ occupazione israeliana: la detenzione amministrativa. E’ questo che non si vuole vedere. Leggi tutto “Il sangue di Mohammed Allan è sulle nostre mani – Gideon Levy”

Un medico che ha osato opporsi ad una legge che ammette la tortura – Gideon Levy

I MEDICI, CHE INSERISCONO A FORZA UN TUBO NELLO STOMACO DI QUALCUNO, DOVREBBERO ESSERE BOICOTTATI E OSTRACIZZATI IN ISRAELE E OVUNQUE.

Gideon Levy – 13 agosto 2015

La madre di Mohammed Allan, un prigioniero palestinese che sta facendo lo sciopero della fame ad oltranza, tiene in mano il ritratto di suo figlio nel corso di una manifestazione per chiedere la sua liberazione, Bee’er Sheva, 9 agosto 2015.

Israele trasferisce il detenuto palestinese in sciopero della fame in un secondo ospedale.

E a quel punto apparve come un raggio di luce nel buio, la persona meno probabile. In un luogo dove non c’era nessuno, ecco una persona: il presidente dell’Associazione Medici Israeliani (IMA) Dr Leonid Eidelman. Con l‘aspetto di un burocrate sovietico, di specialità anestesista, proprio lui ha svegliato l’organo più anestetizzato in Israele – la coscienza – e ha dimostrato che le cose possono essere diverse.

È difficile ricordare quando è stata l’ultima volta che un leader labourista ha agito in questo modo in Israele: quando una persona che non è membro di un comitato etico si è spinta oltre il terreno del salario e dei servizi medici privati. Quando qualcuno ha osato esprimersi contro la legge. L’IMA si è trasformata per un attimo in Medici Senza frontiere, l’obiezione di coscienza è diventata improvvisamente un’arma legittima. Senza troppa enfasi e andando diritto al punto, questo medico coraggioso ed etico, che una volta aveva egli stesso fatto uno sciopero della fame, ha dichiarato che l’IMA non si sarebbe prestata alla tortura, che i suoi membri non avrebbero nutrito a forza i prigionieri che fanno lo sciopero della fame, non avrebbero applicato la legge approvata dalla  Knesset. La legge? Eidelman ha indicato che in Cina per esempio i medici torturano in base alla legge. Bravo Eidelman. Leggi tutto “Un medico che ha osato opporsi ad una legge che ammette la tortura – Gideon Levy”

Terra Santa, al via il muro a Cremisan: la preghiera dei cristiani – Beatrice Bertozzi

Alle ruspe, che hanno iniziato a sradicare gli olivi centenari di Terra Santa, loro rispondono con l’unica forma di protesta rimasta: la preghiera.

I cristiani di Beit Jala – ortodossi e cattolici – si sono ritrovati questa mattina tra gli uliveti della valle di Cremisan, che verrà distrutta dalle forze israeliane.

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Ieri i bulldozer israeliani hanno iniziato a sradicare gli ulivi di Cremisan (foto Società St. Yves)

Sono iniziati ieri, infatti, i lavori di preparazione all’espansione del muro di separazione nei terreni del villaggio palestinese, nei pressi di Betlemme: i bulldozer dell’esercito israeliano hanno già sradicato un centinaio di alberinella zona di Bir Onah, vicino all’insediamento israeliano di Gilo. A nulla sono servite le proteste dei residenti e dei proprietari, che hanno assistito impotenti al sequestro e alla distruzione dei loro terreni.

Questa mattina i cristiani della zona hanno pregato insieme tra gli ulivi che ancora resistono allo scempio: la manifestazione pacifica si ripeterà nei prossimi giorni, anche se ormai le speranze di salvare Cremisan sono esaurite. Gli scout cattolici ed ortodossi di Beit Jala hanno costruito una tenda, simbolo dell’appartenenza al territorio, nonostante tutto. Presenti alla preghiera anche Don Mario Cornioli, sacerdote biturgense fidei donum al Patriarcato Latino di Gerusalemme, e Francesco Del Siena, membro dell’associazione Habibi, nata due anni fa in Valtiberina per promuovere progetti di solidarietà a favore della Terra Santa.

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La tenda costruita dagli scout di Beit Jala tra gli ulivi di Cremisan (foto Mario Cornioli)

L’azione dei bulldozer segue al beneplacito che lo scorso 8 luglio il progetto del governo Netanyahu ha ricevuto dalla Corte Suprema Israeliana, che precedentemente si era espressa in difesa dei palestinesi e per la salvaguardia dell’area, che accoglie, oltre ai terreni di 58 famiglie crstiane, anche un monastero e un convento salesiani, con annessa una scuola elementare. Israele ha dichiarato che l’espansione della barriera di cemento armato è dovuta a motivi di sicurezza, ma per molti l’obiettivo di Tel Aviv è quello di collegare le colonie – illegali secondo il diritto internazionale – di Gilo e Har Gilo.

Con la costruzione del muro, le due strutture salesiane resteranno in territorio palestinese, mentre i terreni delle famiglie cristiane finiranno nella parte israeliana. Pochi giorni fa la Società Saint Yves, Centro cattolico per i diritti umani in Terra Santa, aveva presentato una nuova petizione alla Corte Suprema Israeliana perchè il Ministero israeliano della Difesa presentasse il nuovo tracciato della barriera prima di iniziarne la costruzione: in attesa di una risposta dell’assise, le ruspe sono già entrate in azione.

L’arte della guerra, Goldman Sachs-Nato Corp. – Manlio Dinucci

(il manifesto, 18 agosto 2015)

Dopo essere stato dal 2009 al 2014 segretario generale della Nato (sotto comando Usa), Anders Fogh Rasmussen è stato assunto come consulente internazionale dalla Goldman Sachs, la più potente banca d’affari statunitense.

Il curriculum di Rasmussen è prestigioso. Come primo ministro danese (2001-2009), si è adoperato per «l’allargamento della Ue e della Nato contribuendo alla pace e prosperità in Europa». Come segretario generale,  ha rappresentato la Nato nel suo «picco operativo con sei operazioni in tre continenti», tra cui le guerre in Afghanistan e Libia, e, «in risposta all’aggressione russa all’Ucraina, ha rafforzato la difesa collettiva a un livello senza precedenti dalla fine della guerra fredda». Rasmussen inoltre ha sostenuto il «Partenariato transatlantico su commercio e investimenti (Ttip)» tra Stati uniti e Ue, base  economica di «una comunità transatlantica integrata».

Competenze preziose per la Goldman Sachs, la cui strategia è allo stesso tempo finanziaria, politica e militare. Suoi dirigenti e consulenti, dopo anni di lavoro alla grande banca, sono stati messi in posti chiave nel governo Usa e in altri: tra questi Mario Draghi (governatore della Banca d’Italia, poi presidente della Bce) e Mario Monti (nominato capo del governo dal presidente Napolitano nel 2011).  Leggi tutto “L’arte della guerra, Goldman Sachs-Nato Corp. – Manlio Dinucci”

Guido Viale – Aiutiamoli a casa nostra

da Il Manifesto del 18.8.2015

Profughi e migranti sono persone che oggi distingue solo chi vorrebbe ributtarne in mare almeno la metà: fanno la stessa strada, salgono sulle stesse imbarcazioni che sanno già destinate ad affondare, hanno attraversato gli stessi deserti, si sono sottratte alle stesse minacce: morte, miseria, fame, schiavitù sanno già che con quel viaggio, che spesso dura anni, mette a rischio la loro vita e la loro integrità.

Quelli che partono dalla Libia non sono libici: vengono da Siria, Eritrea, Somalia, Nigeria, Niger o altri paesi subsahariani sconvolti da guerre o dittature. Quelli che partono dalla Turchia per raggiungere un’isola greca o il resto dell’Europa attraversando Bulgaria, Macedonia e Serbia non sono turchi: sono siriani, afgani, iraniani, iracheni, palestinesi e fuggono tutti per gli stessi motivi. Sono anche di più di quelli che si imbarcano in Libia; ma nessuno ha proposto di invadere la Turchia, o di bombardarne i porti, per bloccare quell’esodo, come si propone di fare in Libia per risolvere il “problema profughi”.

Non si concepisce nient’altro che la guerra per affrontare un problema creato dalla guerra: guerre che l’Europa o i sui Stati membri hanno contribuito a scatenare; o a cui ha assistito compiacente; o a cui ha partecipato. Bombardare i porti della Libia, o occuparne la costa per bloccare quell’esodo non è che il rimpianto di Gheddafi: degli affari che si facevano con lui e con il suo petrolio e del compito di aguzzino di profughi e migranti che gli era stato affidato con trattati, finanziamenti e “assistenze tecniche”. Dopo aver però contribuito a disarcionarlo e ad ammazzarlo contando sul fatto che tutto sarebbe filato liscio come e meglio di prima. Leggi tutto “Guido Viale – Aiutiamoli a casa nostra”