Rio +20, di Alex Zanotelli

19 giugno 2012, Rio de Janeiro

“Benvenuti a Rio +20”. Con questa scritta a caratteri cubitali siamo stati accolti all’aeroporto di Rio per il vertice sul pianeta Terra convocato dall’Onu (20-22 giugno). Come missionari comboniani abbiamo deciso di ritrovarci insieme nel contesto del Vertice per riflettere sul tema pianeta Terra, che ci tocca direttamente. La Terra infatti non sopporta più l’homo sapiens, il cosiddetto sviluppo e questo sistema economico finanziario che vive depredando il pianeta e rendendo i poveri sempre più poveri.

Sono arrivato la notte del 18 giugno nella Baixada fluminense, uno dei quartieri più violenti di Rio, dove vive e opera una comunità comboniana. Così ho avuto subito il sentore di che cos’è “l’altra Rio”. Una sensazione diventata ancora più netta il mattino seguente, attraversando in autobus la città. Mi sono parse chiare due città, spesso una di fronte all’altra: la Rio degli impoveriti e la Rio dell’opulenza. Va notato che il vertice Onu dei capi di stato si tiene a Barra de Tigiuca, la parte bene di Rio. Io invece mi sono recato subito a Aterro de Flamengo per partecipare alla Cupola dos Povos che ha trovato spazio nel lungomare Bahia da Gloria.
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I dilemmi della conferenza di Rio +20

Editoriale di “Brasil de fato”, 19 giugno 2012

Dalla settimana scorsa migliaia di persone, rappresentanti di governi, diplomatici, forze di sicurezza, militanti sociali, ambientalisti, rappresentanti dei popoli indigeni e della popolazione in genere si stanno concentrando nella città di Rio de Janeiro, che è diventata una vera e propria torre di Babele.

Intorno a questa conferenza mondiale sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile si percepisce l’esistenza di almeno quattro poli di dibattito e posizioni politiche ben distinte, alcune anche antagoniste tra loro. Ma tutti stanno a Rio parlando dello stesso tema e tutti si presentano come rappresentanti del popolo.
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In nome della madre, dal racconto di Erri De Luca

La Casa della Solidarietà-Rete Radié Resch di Quarrata presenta

IN NOME DELLA MADRE

rappresentazione teatrale del racconto di Erri de Luca

interpretata da Ilaria Bodero Maccabeo (scrittrice, camminatrice ed insegnante)

accompagnamento musicale alla chitarra di Francesco Florenzi

presso

la VECCHIA CHIESA DI VIGNOLE – Via di Mezzo,134 – 51039 Quarrata – PT Parrocchia di San Michele Arcangelo

SABATO 23 GIUGNO 2012 alle ore 21,15

Ingresso libero

Campagna “Mai più respinti”

Mai Più Respinti

Campagna “Mai più respinti”

Il 20 giugno giornata mondiale del Rifugiato, proiezione in tutta Italia del film “Mare Chiuso” di Stefano Liberti ed Andrea Segre che racconta la storia dei respingimenti di centinaia di migranti in fuga dalle coste del Nordafrica e da persecuzioni e guerre.

Il film sarà proiettato:

Il 20 giugno, ore 21,15 presso la Casa della Solidarietà in via delle Poggiole 225 a Lucciano-Quarrata

Il 21 giugno, ore 21,15 presso il circolo ARCI di Ramini (PT)

Il 22 giugno ore 21,15 presso la Parrocchia di Vicofaro (PT)

 

L’iniziativa è organizzata dalle COMUNITA’ PARROCCHIALI di Vicofaro e Ramini-Bonelle, dal CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E PROGETTO DON MILANI di Pistoia e dalla associazione CASA DELLA SOLIDARIETA’-RETE RADIE’ RESCH di Quarrata.

Cena di solidarietà 16 giugno per Casa Cor

sabato 16 giugno 2012
alle ore 20,30

presso la Casa della Solidarietà
in via delle Poggiole 225 a Lucciano

cena di solidarietà

a sostegno del progetto di Casa Cor: pagamento di una borsa lavoro per un ragazzo della OFICINA ESCOLA ARTE QUE VEM DA RUA (l’arte che viene dalla strada) a S. Paolo in BRASILE. E’ una scuola-laboratorio in cui i ragazzi costruiscono oggetti (che qui alla Casa potete vedere) con materiale di scarto e riciclato.

menu:

Antipasto: insalata di farro fantasia e crostini misti

Primo: tagliatelle al ragù e lasagne al pesto

Secondo: pollo e arista nel forno a legna con patatine piselli e insalata

Dolci della casa

il contributo è di € 20,00 (adulti); € 10,00 (bambini)

Per la nostra organizzazione è gradita la prenotazione entro giovedi 14 giugno.
Telefonare 0573 750539 ore serali.
Mariella cell. 3332654911.
Patrizia cell. 3392349201.

La grande assente

di Mario Mariotti

Ci avete fatto caso, cari concittadini lettori, che da quando è caduto il muro di Berlino, di “giustizia sociale” non si parla più, nessuno nomina che si è andata globalizzando, l’organizzazione economica della comunità umana secondo il capitalismo, e che c’è stata una conversione planetaria ai dogmi del mercato e della competizione?

Tutti quanti hanno starnazzato di gioia quando l’utopia della fratellanza da incarnarsi in questo mondo si è suicidata; ma forse, in questi ultimi tempi, è possibile apprezzare con una maggior lucidità il risultato di suddetto suicidio. Col capitalismo ci siamo giocati la giustizia sociale; col mercato la fratellanza fra gli uomini, cioè il cristianesimo; con la competitività ci siamo giocato il sindacato. Ecco qualche pezza d’appoggio ai suddetti enunciati, sui quali in troppo pochi riflettono, ma dei quali non certo in troppo pochi pagano le conseguenze.

Quando il mondo era diviso in due, capitalismo e socialismo, in entrambi i sistemi era presente una progettualità politica, un progetto di trasformazione della società. Il socialismo cercava di realizzare la giustizia sociale, di garantire i diritti umani la lavoro, alla salute, all’istruzione a tutti i cittadini; di contenere le differenze ed i privilegi; di assicurare alla totalità dei cittadini per lo meno una povertà dignitosa, che garantisse il fondamentale, cibo, lavoro, salute ed istruzione a tutti quanti.

Per fare questo aveva bisogno di far volare bassi coloro che nascono con molti talenti e che cercano di utilizzarli per se stessi e non per il bene comune. Per questo aveva imposto un tipo di libertà che anteponeva quella dal bisogno alle successive libertà democratiche.

Anche il capitalismo aveva le sue progettualità: la prima era quella di sfottere il socialismo, prima che i poveri si accorgessero del suo valore, e che esso diventasse contagioso a livello globale. Poi ululava sistematicamente contro la limitazione delle libertà democratiche esistente nel progetto antagonista; e usava tutti gli strumenti di informazione che aveva nelle proprie mani per convincere il prossimo che esse erano prioritarie rispetto a quella del bisogno, garantita solo dal necessario a tutti, come se cibo, lavoro e salute venissero dopo la libertà di pensiero, parola e di stampa.

Poi, essendo il potere corruttore del denaro un cancro incontenibile, il capitalismo aveva comprato ed usato anche il cristianesimo, per dimostrare che la verità era dalla propria parte, e che il comunismo ateo materialista era una bestemmia contro Dio ed una minaccia per tutta l’umanità.

La sua progettualità, (del capitalismo), però era provvisoria, strumentale ai suddetti scopi. Riuscito a vincere nello scontro, fallita l’utopia della fratellanza per lo stesso motivo per cui il cristianesimo sta fallendo da diciassette secoli, (l’egoismo e la religione fanno parte della naturalità umana, mentre l’amore e la pratica della condivisione sono una conquista faticosa e sudata, cui pochi riescono a convertirsi), ecco che esso il capitalismo ha smesso di fingere e si è rivelato quale è lui stesso.

La vittoria di mammona è stata chiamata trionfo delle ideologie, (prima menzogna); poi si è usato il termine globalizzazione senza mai precisare cosa si andava globalizzando, cioè il capitalismo vincitore sul socialismo, (e questa la seconda macroimpuffata). Risultato? Il “beati gli indefinitamente ricchi” come unico progetto; il denaro come il vero dio-motore della società e di ogni attività umana; la speculazione finanziaria, l’economia virtuale, il massimo profitto strumentalizzando tutto e tutti quali imperativi etici da difendere e diffondere; il successo economico, e la ricchezza, quali criteri per il giudizio sulle persone, e per la selezione dei cittadini fra la razza ariana dei ricchi, dei vincitori, degli intelligenti, dei fortunati, e quella dei poveri, dei perdenti, degli sfortunati, dei diversamente abili, dei semplici degli incapaci.

A questo punto, defunta ogni progettualità per la trasformazione storica della realtà sia in rapporto alla giustizia fra gli uomini, e sia in rapporto al rispetto della natura e alla salvaguardia del creato, anche la politica si è dematerializzata e trasformata in immagine ed in gossip. Il leader si deve presentare bene, essere fotogenico e simpatico, se per caso è anche onesto lo si deve mettere in gabbia e far girare nel circo come una bestia rara; se scatena una guerra d’aggressione, ma va a messa la domenica con la famiglia, è uno che merita il voto; se occupa il posto che occupa attraverso i miliardi di dollari che la lobby di interessi che la sostiene ha investito su di lui, questo è il massimo della democrazia; se fra la sua condizione esistenziale e quella del cittadino-elettore, casomai nero e disoccupato, esiste una distanza siderale, ivi è perfetta letizia, perché il successo è un dono di Dio riservato a coloro che lo temono, anche se poi gli stessi, invece di temerlo Lo usano per riverire sua santità mammona….

È ora di passare agli altri due enunciati: col mercato ci siamo giocati la fratellanza, con la competitività il sindacato. Anche a questo proposito ci sarebbero tante cose da dire, tante sulle quali riflettere, tante da approfondire e precisare. Mi limiterò a pochi enunciati sistemici, perché il cancro era ed è il capitalismo, e le sue due emanazioni, mercato e competizione, ne condividono la malignità, la violenza ed il potere corruttore. Essendo il mercato la legge del più forte che detta le condizioni, e del più debole che deve accattarle; non essendo mai, il mercato, libero, perché, per essere libero, le due controparti dovrebbero, essere alla pari, nelle stesse condizioni economiche e culturali, il che è rarissimo; essendo sempre il ricco a fare il prezzo ed il povero a subirlo, addio alla fratellanza, addio alla compassione per le condizioni del più svantaggiato, addio al rispetto delle esigenze proprie della condizione umana!

Cibo, salute, istruzione hanno il loro prezzo, e se uno non ha danaro, a lui rimangono le libertà democratiche di pensiero, di parola e di stampa, assieme alla fame, alla malattia, all’ignoranza che espone ad ogni tipo di strumentalizzazione. E allora? A allora fratellanza impossibile, fratellanza negata e, di conseguenza, il fallimento del cristianesimo come sale della terra per costruire il Regno!

E perché, infine, la competitività ha soffocato e fatto morire la sostanza del sindacato, uno dei due strumenti non-violenti, assieme al voto, in mano ai poveri per riuscire ad ottenere dai ricchi e dai potenti il rispetto del diritto-dovere umano fondamentale del posto di lavoro? La risposta è semplicissima: nella competizione strutturalmente, c’è chi vince e c’è chi perde, e la occupazione degli uni provoca la disoccupazione degli altri; e il sindacato finisce di essere lo strumento di difesa di tutti, e diventa la corporazione che difende i più competitivi.

Quindi requiem per il sindacato, unito al requiem per il voto, perché il potere, attraverso l’informazione pilotata da lui stesso, rincoglionisce il prossimo e se lo lavora in modo che esso vota proprio per colui che lo sta fottendo.

Sto dando i numeri e parlando di archeologia culturale e politica? Forse è vero. Ma noi continuiamo a lasciare a piede libero il capitalismo, specie quello finanziario; le banche, il FMI, la BCE: nel nostro futuro c’è la dieta di Gandhi in un ecosistema trasformato in una discarica a cielo aperto.

Poco colesterolo e un po’ di diossina… e tanti auguri soprattutto a quelli che pontificano che il marxismo non serve più, che è roba di altri tempi…

Mario Mariotti

Lo scandalo in Vaticano

Lo scandalo in Vaticano: bisogna affrontare le cause di fondo della crisi che sono il troppo potere a Roma e le grandi risorse gestite da sempre in modo oscuro

Le vicende che, da settimane, stanno coinvolgendo il Vaticano – e che hanno avuto grande eco sui media di tutto il mondo – hanno inevitabilmente creato sofferenza, incredulità e sconcerto nell’universo cattolico, a prescindere dalle diverse sensibilità e modi di intendere la pratica dell’Evangelo di Gesù.

Le reazioni dei più importanti vertici ecclesiastici, dopo un grande imbarazzo, sono state quelle di ricordare che, comunque, la Chiesa è fondata sulla roccia e che la sua storia ha visto ben di peggio; in conclusione, le autorità ecclesiastiche hanno invitato alla preghiera. Affermazioni che ci sentiamo di condividere. Ma sarebbe stato opportuno anche un qualche atto, seppur parziale, di riconoscimento di colpe o di errori e di conseguente pentimento.

Non siamo d’accordo, invece, con quanti dicono che tutto è conseguenza di un attacco “laicista”, che è stata data “una falsa immagine della Santa Sede” e che la vera “porcheria” è quella di chi ha sottratto documenti riservati e, poi, di quelli che li hanno pubblicati. A noi pare, invece, che l’opinione pubblica cattolica e non, più che su questioni di metodo, si fermi sul merito dei fatti che sono venuti e che stanno venendo alla luce.

E questi, da qualsiasi punto di vista li si esamini, destano vero scandalo per gli interessi torbidi che lasciano intravvedere, e per i contrasti profondi nella Curia romana che appaiono fondati non su diverse, più che comprensibili, opzioni pastorali, ma su rivalità personali e su questioni di potere.

Dalla situazione emerge, ci sembra, che l’attuale vescovo di Roma non ha le doti che, anche a causa dell’attuale troppo pesante struttura gerarchica della nostra Chiesa, sono indispensabili per guidare il popolo di Dio, gestendo persone e situazioni in modo accettabile e comprensibile; e la colpevole assenza di vere strutture di dialogo e di corresponsabilità al centro della Chiesa lo lasciano troppo solo.

Ciò premesso, ci permettiamo alcune riflessioni che riteniamo coerenti con la nostra prospettiva, quella della riforma della Chiesa cattolica romana a partire dal messaggio del Concilio Vaticano II. Tre ci sembrano le cause di fondo, tra loro intrecciate, che sono alla base di quanto stiamo vedendo e che bisognerebbe affrontare senza esitazioni:

1) l’eccessivo concentramento di potere nella Santa Sede, sempre più accresciutosi negli ultimi anni, malgrado che il Concilio avesse prospettato l’attuazione di una reale collegialità episcopale. I possibili vantaggi di una gestione rigidamente monarchica (unità, sostanziale e non formale, della Chiesa, punto di riferimento morale in un mondo travagliato da problemi sempre maggiori) sono ormai superati dai suoi difetti che, tra l’altro, non vengono neanche riconosciuti (dispotismo curiale sulle Chiese locali e sugli ordini religiosi; assoluta uniformità della teologia e della vita sacramentale; esaltazione, poco evangelica, della figura e del ruolo del Papa…);

2) il fattore corruttivo che, quasi naturalmente, deriva dalla gestione accentrata di grandi risorse economiche (lo IOR e altro) e da altre strutture che fanno capo allo Stato della Città del Vaticano. In questo contesto qualsiasi discorso sulla povertà della Chiesa e nella Chiesa non ha più senso;

3) la completa segretezza nell’amministrazione di questi ingenti beni, fuori da una vera legalità, e da un controllo, italiano o internazionale, esterno alle strutture ecclesiastiche, crea le premesse per ogni possibile stortura. Nel migliore dei casi ipotizzabili ,sembra che si ragioni con la logica che il fine giustifica qualsiasi mezzo. I fatti hanno dimostrato, soprattutto da trent’anni a questa parte, che, in questo quadro di mancanza di trasparenza diffusa, ogni tentativo di riforma è fallito, anche quando, forse, la volontà all’inizio c’era.

A nostro parere occorre affrontare alla radice le cause della crisi e riteniamo che sia indispensabile che questa consapevolezza cresca nel Popolo di Dio. Ogni rappezzo, ogni destituzione di persone e ogni avvicendamento, o il rilancio dell’immagine, facendo solo appello al ruolo indefettibile della Chiesa, servono a ben poco; non riescono e non riusciranno a rompere il circolo vizioso costituito dall’intreccio tra potere ecclesiastico autoritario e assolutista, potere mondano e assenza di democrazia che sono presenti nella nostra Chiesa. Per tante persone credenti, non credenti o in ricerca, una situazione sconcertante come quella che sta emergendo a Roma è una contro-testimonianza che oscura e tradisce l’Evangelo di Gesù.

Noi Siamo Chiesa

Roma, 5 giugno 2012

NOI SIAMO CHIESA
www.noisiamochiesa.org