Una lettera della sen. Urbani e la risposta di don Formenton

La lettera della senatrice

Perugia, 8 febbraio 2013

Gentile Parroco,
mi sono decisa a scrivere questa lettera ai pastori del popolo cristiano dell’Umbria perché, dopo cinque anni trascorsi in Senato, so con certezza che nei primi mesi della prossima legislatura dovranno essere affrontati in Parlamento parecchi argomenti che riguardano temi etici importanti e delicatissimi. Mi riferisco, tra le altre, alle disposizioni sul “fine vita” (chi non ricorda il caso Englaro), alla legge sul matrimonio per le coppie omosessuali, all’adozione di bambini nelle stesse coppie omosessuali, alle problematiche sull’uso degli embrioni, all’apertura all’aborto eugenetico (che, di fatto, si va già diffondendo).
In Parlamento, lo scorso anno, ho costituito, assieme ad altri colleghi, l’Associazione parlamentare per la Vita. Una Associazione che è stata un baluardo contro ogni attacco volto a modificare in senso negativo la nostra legislazione. Malgrado ciò recenti orientamenti dei giudici hanno intaccato lo stesso dettato costituzionale in tema di famiglia, di adozioni e di fine vita.
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Il ritorno della Politica

18 febbraio 2013
Si va alle elezioni in una situazione drammatica per tutti quelli che hanno perso il lavoro, per i giovani senza presente né tantomeno futuro, e, piú oltre, per le sorti del Paese, in bilico tra possibili avanzamenti e ritorni all´indietro. Si legge che il centro sinistra sia in buona posizione per affermarsi, anche se la grave crisi del MPS, lo sta mettendo in forte difficoltá. Chi credeva di essersi sbarazzato di Berlusconi, deve ricredersi. Infine Monti, che della brutta politica ha giá imparato l´essenziale: promesse demagogiche -si possono calare le tasse di un punto-, si puó correggere l´IMU -senza dire né come né quando-, un po di populismo -il mio non é un partito, e il mio nome non c´é, e poi invece c´é, e come se c´é!-, sono oltre la destra e la sinistra, -tradizionale strumento della destra-, io non avrei voluto ma in tanti hanno insistito, si spacció cosí anche il suo predecessore, non certo un modello di virtú e spirito di servizio.
Portatore non di idee. lui, Monti, ma di veritá: ricette ideologiche neoliberiste, per le quali lo Stato dovrebbe ritirarsi dalla scuola, dalla sanitá, dai servizi essenziali, lasciando alla spontaneitá del mercato il compito della crescita e di quel poco di giustizia sociale, ma poca per caritá, altrimenti si spaventano i Mercati! Ricette ovunque fallimentari, salvo che per la grande finanza e i soliti noti. Una destra piú dignitosa e presentabile di quella berlusconiana, ma pur sempre destra. Appoggiata da Partito popolare europeo, da Marchionne e dalle gerarchie Vaticane. Oltre che dai vecchi intramontabili democristaini come Casini, per il quale o il centrosinistra vince alla Camera e al Senato, oppure dovrebbe governare lui, che non vincerá da nessuna parte.
Il 24 febbraio, alle otto del mattino, voteró PD, augurandomi che la prossima primavera, che subito dopo verdeggerá sulle prime gemme del mio fico, sia davvero la primavera dell´annuncio di giornate nuove dopo la farsa tragica del berlusconismo: la primavera nella quale potremo dire che la pagina si é chiusa, che di loro -i fascisti di governo, i leghisti insofferenti dell´unitá del Paese, i servili coriferi del liberismo d´accatto- non vorremmo nemmeno piú parlare.
Mi auguro che per questo sogno di rinascita la Sinistra sappia finalmente, muoversi in questa campagna elettorale come un solo gruppo, come i ´serventi´ di una testuggine, che insieme concorrono -ognuno con le proprie braccia e con il proprio vigore- a percuotere il portone ferrato, e infine scardinarlo.
Sappiamo tutti quanti quanto male, in passato ci siamo fatti, quale sventura abbia prodotto la difesa dell´orto dei nostri ideologismi, dallo strabismo tragico che concorse ad aprire la strada al fascismo fino alle rotture dell´altro ieri, quando la ´purezza´ di ogni e separata ´pura Sinistra´ apri autostrade a Berlusconi.
Per questa cecitá, ci sono stati momenti nei quali l´avversario non era la Destra, bensí il miltante dell´altra Sinistra, diversa dalla nostra, e tuttavia cosí prossima d´aver condotto insieme mille battaglie, nella fraterna condivisone di un progetto.
Non ripetiamo lo stesso errore, non permettiamo che si mostri a nessuno dei nostri potenziali elettori il volto di una Sinistra sfigurata dalle crepe, come di chi sia incapace di comprendere che il governo del Paese non sopporta le smorfie di una sciocca contesa.
Voteró PD. Lo faró perché ha presentato quattro emigrati, tra cui Cecile Kyenge. So benissimo che potrei votare per altra compagine di Sinistra, in virtú della condivisone con gran parte delle idee che la distinguono.
Lo faró senza mai pronunciare una parola -anche una sola parola- contro un qualsiasi altra compagine di Sinistra, sentiró le mie mani vicinissime a quelle altre che con la sua spingono la testuggine contro il solo nostro unico avversario, perché si apra la porta che dá sulla primavera. Meschini e senza morale, e anzi ciechi, i ´puri´ che, pur senza volerlo, si faranno complici di un´altro inverno.
Antonio Vermigli
N.B. A proposito del MPS: in Toscana, tutti sanno chi é Mussari, l´avvocato calabrese naturalizzato senese, che spendendo sapientemente la notizia ´mai ufficiale´ dell´alto patronato di Massimo DÁlema, scala la Fondazione, poi prende direttamente le redini, sempre legatissimo al segretario del PD locale, e poi sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi.
Ceccuzzi sbambetta il fratello di Alberto Monaci, margherita, attuale presidente del Consiglio regionale, Alfredo. Il quale correva per diventare presidente della Fondazione MPS. Conseguenza: Alfredo, consigliere comunale, insieme ad altri sette consiglieri non vota il bilancio, Ceccuzzi si dimette da sindaco. Si va ad elezioni anticipate.
Ricordo che Ceccuzzi, vince le primarie ed é candidato alla Camera, Alfredo Monaci, passa con Monti.
Il PD regionale é in grande subbuglio, si chiede la testa del segretario. Manciulli, di fede dalemiana, il quale approfitta delle elezioni, e, viene inserito nel listino, dopo che anche al ballottaggio, in Toscana aveva di nuovo stra-vinto Renzi. I senesi adesso, visto l´andazzo voteranno PD? Riuscirá Bersani a togliere dalla lista Ceccuzzi?
Ricordo che da almeno 10 anni, a Siena il potere é in mano alla triplice C= Cenni-Ceccherini e Ceccuzzi,. sindaco, presidente della Provincia e presidente FondazioneMPS. I padroni del MPS.
La speranza é che in Toscana il PD: ´speriamo che me la cavi´.

Ilaria Bodero recita “L’uomo che cammina”

Sabato 9 febbraio prossimo presso la Casa della Solidarietà in via delle Poggiole 225 a Lucciano-Quarrata (PT)
Ilaria Bodero (scrittrice, camminatrice ed insegnante)
recita
“L’uomo che cammina”
con l’accompagnamento musicale di Francesco Florenzi e Nicola Bonfanti.
L’appuntamento è per le ore 20,00 in via delle Poggiole 225.
Al termine, per chi vuole, mangeremo insieme pane e prosciutto con il contributo di cinque euro.

Cena di solidarietà a sostegno della Cooperativa Integra

Sabato 26 gennaio 2013 alle ore 20,00, presso la Casa della Solidarietà in via delle Poggiole 225 a Lucciano, si svolgerà una cena di solidarietà a sostegno delle attività della cooperativa INTEGRA di Quarrata

menu: antipasti misti; penne al sapore mediterraneo e risotto ai carciofi; prosciutto arrosto in forno a legna con patate e verdure miste saltate in padella; fantasia di dolci

Il contributo è di € 20,00 (adulti); € 10,00 (bambini)

Per la nostra organizzazione è gradita la prenotazione entro giovedi 24 gennaio. Telefonare 0573 750539 ore serali. Mariella cell. 3332654911, Patrizia cell. 3392349201

Riforma della difesa, un Natale “armato” – di Alex Zanotelli

Il 10 dicembre eravamo a Roma davanti al Parlamento per protestare contro la Riforma delle Forze Armate voluta dal Ministro della Difesa, l’ammiraglio Di Paola. I rappresentanti dei movimenti per la pace erano stretti attorno a una gigantesca bandiera della pace che occupava la larghezza dell’anti-piazza davanti al Parlamento. Eravamo lì per chiedere ai Parlamentari di non votare la Riforma delle Forze Armate.
Tutto inutile! Quel pomeriggio il Parlamento ha definitivamente approvato il disegno di legge delega.
La Destra ha votato compatta a favore, nonostante avesse appena sfiduciato il governo.
Il PD, nonostante alcune voci contrarie, ha pure votato a favore.
Unico partito contrario: IDV.
Un amaro regalo di Natale questo che il governo Monti ci lascia prima di dimettersi.
Un regalo alla casta dei militari, alla lobby dei mercanti di morte.
La riforma infatti ci costerà nei prossimi dieci anni, l’astonomica cifra di 230 miliardi di euro!
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Le primarie del PD e il porcellum

8 dicembre 2012
Lo champagne natalizio ha aumentato nella classe dirigente del PD la “sbornia” dei tre milioni di voti alle primarie. Domenica prossima altre primarie per i candidati a Camera e Senato.
Ecco le regole, necessarie naturalmente per “gestire”:

1- la grande affluenza alle primarie è stata salutata come grande atto democratico e partecipativo. Subito cancellato con la vecchia cimosa, dimenticandosi però della polvere che il gesso cancellato crea.

Perchè si chiama il popolo che si riconosce nel PD a scegliere il premier e si lascia fuori dalla scelta dei candidati? Perchè i possibili candidati devono raccogliere le firme degli iscritti? Grande atto di democrazia? Molta apparenza ancora una volta. La gestione del potere cancella tutto! Ancora una volta è stata violentata la volontà la partecipazione di milioni di italiani. In tavola il medesimo arrosto “non partecipativo” .Siamo tornati al vecchi “centralismo democratico”. Ce lo volete spiegare per piacere, possibilmente con serietà?

Perchè il popolo dopo un mese diventa “bue”? Indegno di continuare nella spirale partecipativa? Pensate che non abbia libertà di coscienza o che ne abbia troppa? Il popolo non è un cervello da portare all’ammasso, ma la necessità del dialogo come antidoto e risposta alla disaffezione di massa dalla politica.
Che succede quando coloro che dovrebbero spronarti ad alzare lo sguardo e mirare lontano, si ripiegano su se stessi cercando di trascinare anche te nella chiusura della miopia narcisista e gestionale?

E quando coloro che sono preposti a tener deste le coscienze dentro gli interrogativi che la storia ti pone diventano, essi stessi, dispensatori di dosi soporifere che sotto l’imperio dei dictat di rito privano, affievolano ogni capacità di intento e di discernimento? Cosa fare quando sui sentieri della possibilità del nuovo si insediano i ragionieri del calcolo?

2- Veniamo ai nuovi “prescelti” nell’ allevamento del Porcellum. Saranno da 80 a 90 “unti” da Bersani. A tutt’ora che sto scrivendo non si conoscono i nomi, si sa soltanto che la lista dei “desiderosi si aggira sulle mille (1.000) unità.
Abbiamo capito perchè non c’è stato da nessun partito una vera “volontà”, nonostante i pressanti inviti di Napolitano, di fare una nuova legge elettorale.
Un bel “gruzzolo” a disposizione per “vassalli, valvassori e valvassini”.

Prima domanda? I vari “giovani” Boccia (già varie volte bocciato in competizioni elettorali), Fassina, Orfini, Orlando, Speranza, Giuntella e company, saranno posti nell’allevamento? O si confronteranno?

In merito ai candidati della nostra provincia, credo che possiamo solo stendere un “velo pietoso”. L’asse Bertinelli-Fratoni con esecutori i poveri Niccolai e Bruni, di peggio non poteva scegliere. Anzi, credo che si siano “castrati” bene per riuscire loro stessi a digerire cosi tanta intelligenza proposta.

Termino ricordando lo stipendio dei parlamentari: circa 14.000€uro, oltre alle decine e decine di “privilegi”, dal tutto gratis in cinema, teatri, stadi, autostrade, ai pranzi alla carta pagati quanto alla mensa aziendale o scolastica, alle cure termali, cliniche private, psicologo… mi fermo qui. perchè capisco che sto entrando in una “giungla” dove ad ogni inchiesta, si scoprono condizioni sfacciatamente vantaggiose.
A quando un deputato o un senatore della Repubblica che abbia il coraggio di descriverci, senza vergogna, tutti i “vantaggi”.
A quando un salario ai parlamentari?

Riflessione di fine anno

24 dicembre 2012
L’anno che si chiude sul piano politico è stato un anno di passaggio o per meglio dire un anno di esodo. C’è stato un esodo dalla lunga, umiliante stagione berlusconiana, e siamo entrati nel deserto in vista di una futura liberazione. L’errore che abbiamo fatto è stato di pensare che nel deserto il popolo non avesse bisogno di una guida, e perciò di una politica, ma avesse bisogno di una tecnica, come se far scaturire l’acqua da una roccia o dare alla gente di che sfamarsi in mancanza di pane, o trovare tutti insieme una strada per uscire dal deserto alla città fosse una questione tecnica, e non invece una questione politica e addirittura etica e spirituale. Sicché nel deserto abbiamo avuto ogni sorta di privazioni e di tormenti, qualcuno addirittura ha rimpianto le cipolle del tempo di schiavitù, e per di più abbiamo perso anche la fede: perché a questo punto, se non il miracolo, se non la politica, se non la tecnica, chi mai potrà salvarci?
Perciò l’Italia si trova, in questa fine d’anno, non solo in una situazione di caduta libera verso la povertà anche di classi un tempo agiate, non essendo stata messa in opera alcuna misura per la ripresa, ma anche in una situazione di straordinaria incertezza; di nessuna cosa possiamo essere più sicuri, perché ogni cosa è rimessa in causa come troppo costosa: il lavoro, le pensioni, la cultura, la scuola, gli insegnanti, i soldati e perfino la sanità; e sembra che la cosa più costosa di tutte siano i diritti, che per l’appunto vengono “rivisti” uno per uno.

A rendere ancora maggiore l’incertezza sul futuro si aggiunge il fatto che non sappiamo nulla di quello che sta per accadere; però proprio il fatto che nulla sappiamo indica che tutto può succedere. Dove tutto si è consumato, tutto può cominciare di nuovo. E qui si può cogliere anche l’occasione fornita dal deserto. Il deserto non è solo il luogo della negatività, dell’aridità, dell’inedia. Nelle tradizioni religiose il deserto è il luogo della rigenerazione, si entra nel deserto per sottrarsi alla presa degli idoli, per spogliarsi dei cattivi abiti di fede, e dopo tale spoliazione, liberi e leggeri, iniziare un nuovo cammino.

Così è anche per la politica. Non è pensabile che essa finisca così. Nel deserto può essere pensata una politica nuova. Si può ad esempio ricominciare a pensare che il suo fine è il bene comune, non il reciproco dominio; si può riconoscere che il suo compito è di rendere possibile la vita degli uomini insieme, ma non la “nuda vita”, bensì la “buona vita”, come la chiamava Aristotile, sapendo del resto che oggi, in Africa come nelle periferie urbane e nei campi profughi e nei centri di prima accoglienza, non si può assicurare nemmeno la nuda vita se non si procura la “buona vita”. Si può riscoprire che il vero obiettivo della politica è quello di riconoscere all’uomo il diritto di “cercare la felicità”, come diceva la Dichiarazione di indipendenza americana, è quello di rimuovere gli ostacoli di ordine economico sociale che “di fatto” la impediscono, come dice l’art. 3 della nostra Costituzione.

Per fare questa politica occorre non fare del potere la ragione e il trofeo della politica, fonte di ogni sua corruzione e del conflitto di interessi, e non riproporre ossessivamente vecchie agende. Monti aveva la sua, e l’ha attuata. Le primarie hanno fatto emergere una credibile agenda Bersani, e vediamo se la potrà onorare. Purtroppo il PD, lo scorso 11 dicembre ha votato la Riforma delle Forze Armate che costerà nei prossimi 10 anni, l’incredibile cifra di 230 miliardi di euro. Per cosa? Per la felicità o, per mantenere l’ingiustizia e la prepotenza attuale?

Ma soprattutto c’è la nostra agenda, l’agenda dei cittadini, e dobbiamo fare in modo che sia una buona agenda: che metta al centro i poveri, che voglia riportare l’economia nelle regole e sotto la “governance” della democrazia, che si ricordi della disperazione dei popoli. Quest’anno, il 2013, ci si può provare. Non occorrono quaranta anni nel deserto: uno già basta.

In Dialogo, numero 98

Copertina98
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Circolare Rete di Quarrata Natale 2012

Carissima, carissimo,
senza far troppo rumore, Gesù tornò sulla terra nel mese di Dicembre del 2012. Scelse San Paolo del Brasile.  Vivendo nei panni di un raccoglitore di materiali riciclabili, un senzatetto, mangiando cibo preparato dai venditori ambulanti oppure avanzi che i ristoranti gli offrivano dai loro retrobottega. Camminava sempre con una colomba posata sulla spalla destra. All’esterno di un teatro si meravigliò di come le persone ben vestite lo fissassero e si ricordò come anche nella Palestina del primo secolo la sua presenza già suscitasse la curiosità di alcuni e l’avversione di altri.
Ora invece a predominare era l’indifferenza; nella grande città si sentiva un signor nessuno, un essere invisibile. Nel rovistare fra i rifiuti delle lattine fuori da una facoltà universitaria nessun professore o studente lo notò. “Se fossi un topo a spulciare nella spazzatura perlomeno farei schifo alla gente”.
Grazie alla sua percezione, capace di intendere la mente e l’anima degli uomini, Gesù sapeva che quasi tutti erano Cristiani.
Ci fu il furto di un’automobile davanti alla stessa facoltà universitaria; la vittima, una studentessa abbellita dalla chirurgia estetica, lo additò come il presunto complice dei ladri. La polizia, pur senza alcun indizio di reato, decise di arrestarlo per placare le ire della ragazza, figlia di un imprenditore.
Il commissario lo interrogò:
“Come ti chiami?”
“Gesù”.
“Gesù… Gesù chi…?”
“Gesù del Padre e dello Spirito Santo”.
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Lettera di Paolo Latorre, comboniano, missionario a Korogocho-Nairobi (Kenya)

16 Dicembre,   III Avvento   Lc 3,10-18

«Che cosa dobbiamo fare?» questa e’ davvero la domanda giusta per questo tempo!! Un tempo in cui tutti hanno soluzioni per uscire dalla crisi, senza accorgersi che la crisi piu’ grande e’ quella di non rendersi conto di questa crisi antropologica, una crisi che appunto ha bisogno che questa domanda suggeritaci dal Vangelo di questa domenica venga gridata: «Che cosa dobbiamo fare?».  Si tratta di una domanda difficile. Meglio ribaltare la domanda, farla diventare un’affermazione e declinarla ad altri: «quello che gli altri dovrebbero fare perche’ si viva meglio e’….». Meglio offrire soluzioni appunto. Di queste trasformazioni e declinazioni sono un grande esperto, e quel che mi rattrista e’ che sono in compagnia di molti esperti del genere! Quello che il Vangelo di questa domenica di Avvento ci mette davanti, direi ci sbatte in faccia, e’ questa domanda forte a livello personale, che solo a sussurrarla al nostro cuore ci pone di fronte all’abisso dello smarrimento, della debolezza: «Che cosa devo fare?»
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