La salute partecipata – Antonietta Potente

Antonietta Potente, La salute partecipata, Cochabamba – Bolivia

Premessa – Intuizioni intorno ai progetti
Ci sono sogni e desideri, azioni e sforzi, che sottendono la vita, anche in situazioni limiti di assoluta precarietà. Spinte interiori, verso la sopravvivenza e la dignità che tessono gesti storici e disegnano pensieri, che normalmente chiamiamo progetti. Creatività e movimento, ma allo stesso tempo attesa e riflessione, non per bloccarci staticamente e tornare a generare assurdi dinamismi di dipendenza e di morte, ma per ascoltare e non perdere nessun dettaglio o nessuna sfumatura dei parti storici che individui e comunità umane, insieme ai loro ecosistemi, portano avanti. Affetti e sapienze che si intrecciano, si sollecitano vicendevolmente per poter continuare a vivere. In questi itinerari di ricerca di vita degna, nessuno è protagonista solitario, così come nessun gesto o impegno, è più prezioso di un altro. E la prima forma di cooperazione, forse, è proprio questa: raccogliere i frammenti di questi sforzi esistenziali delle persone e dell’ ambiente. Riconoscere questi parti umani ed ecologici della storia. I progetti non si inventano, ma si raccolgono dalle infinite esigenze di dignità che solo la storia umana e l’ecosistema sprigionano. Ciò che ispira i progetti, è l’eloquenza dei contesti; le metamorfosi e le evoluzioni della natura insieme alle rivoluzioni e rivelazioni dei popoli. Sono le esigenze quotidiane di donne e uomini e le precarietà delle risorse naturali che esigono processi di cooperazione, che passano per il riscatto consapevole degli sforzi esistenziali della storia umana e cosmica. La prima cooperazione nasce precisamente a questi livelli interiori, tra sintonie e complicità. Probabilmente, ciò che si descrive dei così detti “progetti”, sono solo lineamenti e plastiche forme evidenti dei sogni e dei desideri umano-cosmici più interiori. E ciò che li sottende e li sostiene lungo il tempo, è molto più complesso di qualsiasi presupposto o bilancio. Eppure in questo tessuto alchemico della vita, ogni particella, anche infinitesimale, è utile e necessaria e sostiene qualcosa o qualcuno. Ogni sapienza e intuizione, ogni esperienza e capacità è linfa vitale, nel lento processo della dignità e della libertà della vita. Così che i contorni evidenti che i progetti descrivono non offuscano né silenziano l’inesprimibile passione che li sostiene dal di dentro. Inquietudini esistenziali, domande e audaci tentativi etici per poter tracciare nuovi cammini storici. Si tratta di un vero e proprio tessuto; un intreccio di idee, persone, condizioni di vita, cosmovisioni differenti. Si tratta di conciliare ritmi e attese, sensibilità e dignità. Così che la descrizione tecnica e materiale di un progetto, è semplicemente la fisionomica di tutte queste attese, questi tentativi e approcci alla vita in un altro modo. Non crediamo in progetti unidirezionali, né in sogni puramente proiettati all’ escatologia, creati intorno a miti o ideologie future. Crediamo invece alla ricerca quotidiana, alla cura dei dettagli della vita di individui e popoli, alla difficoltà quotidiana di mantenere in piedi equilibri eco-esistenziali in mezzo a intermittenti forze contrarie. Prima di essere progetti sono itinerari, tra audaci tentativi e timidi incontri. I progetti non crescono solo nell’intelligenza o nelle abilità umane ed economiche di alcuni, ma nei dettagli che formano la vita quotidiana di tutti. I progetti fanno parte degli itinerari etici di individui e istituzioni che maturano nel tempo e con esso si plasmano una e più volte, fino alla realizzazione. Ma l’etica non è l’aggiunta di qualcosa di esterno che ha la funzione di controllare e regolare, ma piuttosto l’anima. Soffio che ci sospinge a ricercare le nostre identità, riscoprendo le caratteristiche proprie di ciascuno, di ogni elemento vitale, pur piccolo o apparentemente insignificante. Nelle nostre economie e logiche ufficiali le relazioni tra i popoli si muovono sempre tra leggi socio-economiche, dottrine o religioni. All’ingiustizia dei mercati, cerca di supplire la religione con le proprie leggi compassionevoli a immagine e somiglianza della bontà e della misericordia degli dei.
Gli ambiti geografici, per alcuni sono semplicemente mercati multinazionali, per altri territori di sfruttamento e colonizzazione e per altri ancora luoghi di missione, santuari propizi per l’evangelizzazione.

In tutti questi casi, l’ etica sembra essere fonte di potere e gestione della vita e non creatività e responsabilità, crescita della libertà dei soggetti umani con le loro ricchezze e povertà, con le loro sapienze e confusioni.
Nella descrizione dei nostri progetti, l’ etica ispira, e fa parte di un atteggiamento di ricerca. Non ci muove semplicemente a restituire o condividere, ma piuttosto a scoprire ciò che ancora non sappiamo, ciò che non conoscevamo e che è presente.

Cerchiamo principi attivi che ci aiutino a vivere, ma cerchiamo anche persone che ci raccontino la loro relazione con la vita, ciò che sanno, ciò che vorrebbero sapere, ciò che sognano. Pensiamo che le cose debbano circolare tra le mani di tutte e tutti, ma anche, crediamo che ciascuno debba dare alle cose, all’economia, al profitto, il suo colore, il suo tocco speciale.
E questa è la sfumatura sociale del nostro impegno, non solo perché ci rivolgiamo a un ambito comunitario parte di una società e di un ambiente, ma perché ciascuno è un soggetto e non solo un destinatario delle idee o delle energie di altri.

Sarà imperativo etico scambiarci la sete e la passione per la vita, così come scambiarci i mezzi per poter vivere meglio. Scambiarci la sapienza per non cadere nella superficialità, la tecnologia per coinvolgere le cose nella passione per la vita e rompere i circoli degli interessi e degli sfruttamenti.
Sarà imperativo etico rispettare i tempi della natura, ma anche quelli delle persone, i modi di vedere e sentire, perché l’interesse comune è la vita nella sua più luminosa dignità.
Così che nessun progetto ha il diritto di soppiantare questi desideri e questi sogni, di placarli, silenziarli o uniformarli, ma anzi: ogni progetto ha la voglia di risvegliarli e alimentarli, lungo il cammino. Nessun progetto ha il diritto di provocare parti storici precoci o raggiungere false conclusioni, ma piuttosto di solidarizzare con i ritmi di crescita della vita e delle idee di tutti e di ciascuno. Probabilmente, ciò che si descrive dei così detti “progetti”, sono solo lineamenti e plastiche forme storiche di questi stessi sogni e desideri di vita. Ma ciò che li sottende e li sostiene lungo il tempo, è molto più ed è molto più complesso e prezioso di qualsiasi presupposto o bilancio. Eppure in questo tessuto alchemico della vita, ogni particella, anche infinitesimale, è utile e necessaria e sostiene qualcosa o qualcuno. Ogni sapienza e intuizione, ogni esperienza e capacità è linfa vitale, nel lento processo della dignità e della libertà della vita. Così che i contorni evidenti che i progetti descrivono non offuscano né silenziano l’inesprimibile passione che li sostiene dal di dentro. Inquietudini esistenziali, domande e audaci tentativi etici per poter tracciare nuovi cammini storici.

Il progetto – Le motivazioni per lo stipendio di Daria
Il progetto si inserisce da più di due anni, in zona periferica di Cochabamba. Nasce dall’intuizione di Darìa Tacachiri , boliviana, Aymara, che dopo la laurea in infermeria, incomincia a riunire alcune donne della zona, avendo visto la situazione di precarietà della donna in quel contesto. In questo ambito, infatti, il concetto di precarietà si estende e non si riferisce solo alla situazione economica della donna, ma anche a quella fisica e sociale. Tutti fattori relazionati, visto che la precarietà economica sembra generare una catena di altre precarietà. Il lavoro di Darìa incomincia dopo uno studio sulla salute delle donne, che come risultato indicava il cancro all’utero una delle cause più alte di mortalità della donna boliviana. E’ per questo che il progetto incomincia ad agire nell’ambito della informazione, formazione e prevenzione. Le donne incominciano a partecipare e ad entrare in un piano di controllo del cancro all’utero incentivato in collaborazione con il centro di salute Pucarita, più vicino a questa zona. Le donne arrivano alla visita con un certo grado di conoscenza, oltre a vincere tutte quelle paure o pregiudizi di tipo culturale e sociale, intorno a certe malattie. La prima fase del progetto riguarda la prevenzione e soprattutto la formazione, mentre il gruppo di donne che partecipa aumenta, e da 30 donne oggi si porta avanti il progetto con quasi 500 donne, divise per comunità o quartieri. Darìa, per mancanza di fondi, non può coinvolgere molte persone, almeno che non si offrano volontarie. Comunque con alcune delle prime donne che hanno partecipato fin dal primo momento, forma un equipe e porta avanti il lavoro. Da parecchi mesi, precisamente per la mancanza di fondi, non riceve stipendio, ma comunque continua a dedicarsi al progetto che oltre tutto, attualmente comprende corsi di formazione sull’igiene della persona, della casa e soprattutto corsi di formazione per vedere se si può creare piccole cooperative di donne e creare fonti di ingresso economiche per non dipendere solo da aiuti esteriori. I corsi comprendono i seguenti temi: alfabetizzazione, diritti delle donne e dei bambini, educazione all’igiene e applicazione dei concetti teorici nella vita quotidiana: migliorare le proprie condizioni igieniche nelle proprie case, creare possibilità di sussistenza economica attraverso il lavoro. Per incentivare le donne alla partecipazione o permettere che i mariti le lascino frequentare questi corsi, quando è possibile economicamente si danno alcuni alimenti di prima necessità (farina, latte…) una volta al mese. Ma sempre per questioni economiche, questo aspetto non è assicurato. In questi ultimi mesi Darùia ha preferito non prendere il suo stipendio e assicurare questo tipo di incentivo. In questo ultimo mese si è iniziata anche una campagna per rimbiancare le case, perchè in questa zona è presente un insetto Vinchuca che si annida nelle pareti e provoca una malattia che in alcuni casi diventa mortale. Imbiancare le case è una prevenzione importantissima. Se tutto ciò pensiamo che sia bene continuarlo, ci sembra importante dedicare più tempo a questo sogno. Darìa è la principale responsabile perchè tutti i giorni sta presente nelle diverse comunità organizzando con le donne, dando corsi e pianificando strategie che possano migliorare le condizioni fisiche e sociali delle donne e quindi dei loro figli e delle loro famiglie. Per lei è un vero e proprio lavoro che richiede, come tutto lavoro di uno stipendio. Una infermiera laureata, in Bolivia guadagna attualmente 300 € al mese. Ciò che cerchiamo, è che per lo meno per un anno Darìa abbia lo stipendio assicurato. Di per sé questo stipendio non è solo il sostegno di una persona, ma il sostegno di un sogno condiviso con molte altre persone.


Antonietta Potente

2 pensieri riguardo “La salute partecipata – Antonietta Potente”

  1. Sono don Giuliano Zattarin (Rovigo)…
    Da poco sono rientrato dal Brasile dove ho lavorato per 9 anni ed ora qui in Italia mi e’stata affidata la Parrocchia di San Martino di Venezze, un piccolo paese vicino a Rovigo.
    Più’ di una ventina di anni fa ho conosciuto suor Antonietta Potente, l’avevo invitata nella parrocchia dove allora lavoravo…
    Ora vorrei poterla contattare per questo chiedo un recapito dove poter fare riferimento.
    Grazie.

    Cordiali saluti.
    don Giuliano Zattarin

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