Rubrica Giovani Oggi – In Francia sta tornando il ’68?

Il 22 marzo 1968 a Nanterre, un gruppo di studenti occupa l’edificio amministrativo dell’Università Paris X, contro la guerra in Vietnam e ogni forma di imperialismo.
Questo gesto è stato considerato il punto di partenza, il “detonatore” secondo la storica Michelle Zancarini-Fournel, di tutto il Maggio 68, la mobilitazione più grande della storia di Francia, destinata a travolgere e cambiare l’Europa e tutto l’Occidente.
Oggi, a 50 anni di distanza, mentre si commemora quest’anno rivoluzionario, la Francia sta rivivendo un momento di ribellione straordinaria. Il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron, a un anno dalla sua elezione, ha infatti avviato diverse riforme nei più svariati ambiti, dai trasporti alla giustizia, dall’immigrazione all’università e da ogni dove si alzano voci di protesta.
È dai primi giorni di aprile che tutte le università francesi sono percorse da manifestazioni, occupazioni e anche scontri, talvolta violenti, con le forze dell’ordine. Protagonista, ancora una volta, l’Università di Nanterre dove gli esami di aprile sono già stati annullati e quelli di maggio sono a rischio, ma gli studenti non hanno intenzione di fermarsi: “Come possiamo continuare ad andare ai corsi, a fare gli esami, mentre questa legge sta per essere applicata?”
La legge è la legge ORE che introduce un sistema di selezione degli studenti in ingresso all’università basato su dei prerequisiti tra cui la scuola di provenienza, i voti e una serie di certificazioni che spesso sono a pagamento: “è un sistema che restringe l’accesso a un élite economica e noi rifiutiamo l’idea di una università che chiude le porte ai più deboli, per questo chiediamo il ritiro puro e semplice della ORE” afferma Carla del Comité de mobilisation de Nanterre.
Ma le Università non sono le sole ad opporsi ai piani di Macron: i ferrovieri SNCF hanno lanciato uno sciopero di tre mesi contro il progetto di privatizzazione; la ZAD di Notre Dame des Landes è il cuore delle rivendicazioni ambientaliste; tantissime categorie di lavoratori sono in piazza contro le politiche di decentramento produttivo e anche gli avvocati si preparano allo sciopero.
Carla mi spiega come queste leggi siano frutto di “una politica antisociale generale del governo” ed è per questo che tutte le categorie colpite sono fortemente solidali fra di loro e si preparano, ad esempio, tutti insieme a un 1° maggio di rivendicazioni collettive, “main dans la main” (mano nella mano) come dicono loro.
Anche il 1968 vide questa straordinaria convergenza di lotte, quest’unione di studenti e lavoratori, trasversale a tutta la società, ed è allora facile, nell’anno del cinquantenario, costruire parallelismi ma i protagonisti ci vanno cauti, ben consapevoli dei contesti profondamente cambiati e del tipo di rivendicazioni molto diverse: “ci sono sicuramente dei punti in comune tra i due movimenti, ma il 2018 non è semplicemente una riproduzione del ’68” continua Carla e, quando le chiedo se anche stavolta quest’ondata di mobilitazione sarà in grado di travolgere l’Europa, mi risponde: “le leggi che il governo sta facendo passare oggi in Francia sono già state realizzate in altri Paesi, la privatizzazione dei trasporti, ad esempio, è già realtà in Inghilterra o in Italia e il risultato è disastroso. Anche la selezione per le Università esiste già in altri Paesi. Il capitalismo non ha frontiere e dall’inizio dell’anno ci sono state grandi mobilitazioni studentesche in Germania, in Cile, in Argentina, dove le persone hanno manifestato in massa più volte contro la politica antisociale e di austerity del governo, che ha spesso risposto reprimendo i cortei nel sangue. Dappertutto i cittadini si rendono conto che le cose vanno male e che è necessario agire ma i ritmi sono diversi, a volte siamo troppo lontani tra noi e le cose non possono procedere in maniera sincronizzata. Per questo cerchiamo di creare dei legami, di discutere e costruire risposte internazionali. Dopo l’intervento della polizia qui a Nanterre, molti studenti stranieri ci hanno portato il loro sostegno, perché è così che tutti insieme costruiremo un mondo migliore e vinceremo contro quella minoranza che tenta di schiacciarci per il suo solo profitto”.

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