Sciroccati: superpotenze, Siria, curdi e…

… e chi (comodamente) pontifica sulla pelle altrui

di Benigno Moi – originalmente pubblicato ne La Bottega del Barbieri

Sciroccato, agg. e s. m. (f. –a) [der. di scirocco, inteso come «stordito da un forte scirocco»], fam. – Di persona confusa, stordita, imbambolata, o che si comporta in maniera stravagante e incomprensibile; come sost.: quel tipo mi sembra proprio uno sc.; è di nuovo qui quella sciroccata!

http://www.treccani.it/vocabolario/sciroccato/

Scirocco (dall’arabo shurhùq, vento di mezzogiorno) è un vento caldo proveniente da sud-est. Tale direzione è indicata simbolicamente nella cosiddetta rosa dei venti. Lo scirocco prende il nome dalla Siria, la direzione da cui spira il vento, prendendo come punto di riferimento l’Isola di Zante nel Mar Ionio. https://it.wikipedia.org/wiki/Scirocco

«Dopo l’inizio dell’insurrezione siriana, gli obiettivi degli Stati Uniti e delle potenze occidentali non è mai stato quello di assistere e aiutare i rivoluzionari siriani o di rovesciare il regime di Assad. Secondo le linee direttrici di Ginevra del 30 giugno 2012, adottate all’unanimità dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, sarebbe persino ammissibile che Assad rimanga alla testa di un governo transitorio di normale amministrazione». Joseph Daher

A differenza di quanto potessi aspettarmi, l’accordo Putin-Erdogan sulla Siria del Nord viene visto da alcuni esponenti e militanti della sinistra, anche italiana, come la conferma che non bisognava mettere in discussione il regime di Assad; che la guerra iniziata nel 2011 fosse “solo” una congiura USA e NATO per spartirsi il Paese distruggendone l’integrità territoriale. E che quegli ingenui (ad essere gentili) dei Curdi siano stati complici consapevoli o inconsapevoli di questo disegno.

Questo nonostante l’accordo attuale veda concordi statunitensi, turchi, russi, siriani, iraniani – e di conseguenza si presume Israele e Arabia Saudita (o quanto meno le attuali elite politiche di questi Stati) – nel metter fine all’esperienza del Confederalismo democratico in Rojava; il che dovrebbe quantomeno far nascere qualche dubbio in chi continua a vedere Assad paladino della lotta antimperialista.

Questo nonostante «l’integrità territoriale» (sorvolando sulle contraddizioni di questo concetto statalista, da decenni ridicolizzato nel significato che ne dà la stessa Carta dell’ONU) comprenda il mantenimento della suddivisione del territorio curdo fra quattro Stati. O possa risvegliare in alcuni il sogno della Grande Siria.

Questo nonostante che i nostri “amici” (che confondono Putin con Lenin, e una ”repubblica” dinastica per una repubblica socialista) dimentichino non solo che il regime, nella sua decennale storia, ha represso, imprigionato e costretto all’esilio tanti militanti comunisti; e che ha stretto pure lui alleanze con il “demonio Yankee” (prima guerra del golfo); che ha e continua a giocare con le contrapposizioni fra la miriade di “partitini comunisti” presenti in Siria (che non si capisce perché continuino a definirsi comunisti, visto che la definizione non porta neanche bene e non definisce, purtroppo, più nulla).

Io comprendo poco di politiche internazionali, e non conosco per nulla quale sia stato e sia l’evolversi della guerra (civile? imperialista? rivoluzionaria?) iniziata in Siria 8 anni fa, peraltro ovviamente strettamente legata a tutti i fermenti e riposizionamenti strategici nell’area. Per cui la mia non è manco un’opinione, figuriamoci se può essere una disamina sullo stato delle cose. Ma è una reazione infastidita ai troppi, che dal comodo delle loro stanzette – e dei loro orticelli circondati da ridicoli steccati che li separano da quelli che dovrebbero essere loro più affini – sputano sentenze su chi ha combattuto in prima persona contro una delle peggiori forme di fascismo degli ultimi decenni (chissà quanto agevolata dall’amnistia di Assad a inizio guerra); su chi ha sperimentato forme nuove di organizzazione sociale comunitaria e solidale, oltre i paradigmi ottocenteschi di nostalgici stalinisti; su chi ha proposto elementi originali al dibattito della sinistra internazionale.

Tanto basta per cominciare a discutere senza spocchia e studiare. Anche quanto si può apprendere dagli ultimi anni siriani.

Io comincerò da alcuni attivisti; chi può suggerire… suggerisca.

Joseph Daher attivista di sinistra svizzero-siriano e accademico. È autore di Hezbollah: The Political Economy of the Party of God (Pluto Press, 2016).

Nader Atassi ricercatore politico e scrittore siriano, libertario, originario di Homs, attualmente vive fra gli Stati Uniti e Beirut. Scrive sul suo blog, Darth Nader, facendo riflessioni sugli eventi della rivoluzione siriana.

Faraj Bayrakdar nato nel 1951 nel villaggio di Tir, vicino a Homs, in Siria: arrestato per affiliazione al partito comunista nella primavera 1987 dai servizi segreti di Hafez Assad e condannato solo nel 1993 a quindici anni di reclusione dopo averne passati sei in isolamento (è stato rilasciato nel 2000, attualmente vive in Svezia).

Spunti da:

https://ilpartitocomunista.it/2018/03/18/giu-le-mani-dalla-siria-posizione-del-pc-sullintervento-della-turchia/

https://www.alternativacomunista.it/internazionale/cosa-succede-in-rojava

«Più tribale, più settario, più capitalista che mai»

https://www.puntocritico.info/tag/joseph-daher/

2011: ORIGINI E SVILUPPI DELL’INSURREZIONE POPOLARE IN SIRIA di Joseph Daher

Siria: la rivoluzione e i media

http://www.abbastanzanormale.it/materiali/AccadeinSiria.pdf

http://www.fdca.it/paesi/israele/naderatassi-intervista.htm

https://it-contrainfo.espiv.net/files/2016/06/inserto-Opuscolo-apocalisse-o-insurrezione.pdf

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_comunisti_turchi_di_fronte_alloperazione_militare_in_siria/82_31240/

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