Termine di Olimpiadi – di Erri De Luca

Calcolo le lunghe pene detentive in Olimpiadi, invece che in anni. 26 annate, 104 stagioni, sono una cifra astratta, smisurata all’interno, scarsa di peso fuori. Chi esce da così lunga assenza trova intatto il pubblico rancore legato al suo nome e alla sua colpa.

Perciò conto la durata della clausura in Olimpiadi, sei e mezzo, salvo prolungamenti e tempi supplementari.

Chi esce: finora quasi mille non hanno alcun percorso di uscita. Buttata la chiave, si dice, ma è più preciso dire che la chiave è ben conservata, invece è la vita a essere buttata. La nostra Costituzione non lo consente. Qualunque pena, anche la più grave, serve al tentativo di riabilitare alla vita associata il condannato. Per la nostra Costituzione nessuna persona può essere dichiarata relitto civile permanente.

Allora per mitigare l’ergastolo a oltranza, si introdusse la condizione secondo la quale il colpevole doveva denunciare altri associati per accedere a un percorso di uscita.

Il prossimo 22 ottobre la Corte Costituzionale si dovrà pronunciare sulla materia.

È evidente che la denuncia di altri complici non basta a valutare la riabilitazione di un condannato all’ergastolo. Potrebbe farlo per vendetta privata o per ottenere il beneficio di legge, senza che sia avvenuto alcun ravvedimento utile alla società. Al contrario, pur se radicalmente cambiato, potrebbe non denunciare per timore di rappresaglie sui propri familiari.

La sola via maestra per valutare i mutamenti maturati durante le Olimpiadi penali resta quella che già esiste: la lunga analisi dei suoi comportamenti verificata da psicologi, assistenti sociali, volontari. Le loro considerazioni caso per caso concorrono al giudizio del magistrato di sorveglianza, incaricato della decisione circa i benefici. In mancanza di unanimità di pareri non se ne fa nulla.

La decisione eventuale di abolire l’ergastolo a oltranza, detto ostativo, da parte della Corte Costituzionale non metterebbe in libertà nessuno dei quasi mille interessati al provvedimento. Li metterebbe solo in condizione di avviare la lunga trafila di analisi dei loro mutamenti. Uscire dall’ergastolo resta e resterà per il condannato un labirinto in cui aggirarsi a lungo, senza alcuna certezza di buon esito.

Propagandisti di paure infondate strillano sballate conclusioni su criminali rimessi di colpo in circolazione. Spacciano informazioni false, ma ormai ci si è abituati all’irrazionale, all’allarmismo fasullo che intossica la nostra atmosfera. Esiste e va bonificato con gli anticorpi dei dati di fatto.

A chi non guarda bene in faccia alla realtà, succede che sia la realtà a guardare il suo lato posteriore in fuga.

Da membro anziano di questa società ho fiducia nel lavoro del tempo che rinnova più volte, insieme all’intero corredo di cellule del nostro corpo, pensieri e sentimenti di ogni essere umano.

Chi ha scontato la durata di sei Olimpiadi e mezzo è un’altra persona, potenzialmente utile alla comunità che lo riaccoglie. Così la sua pena non è andata sprecata.

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