Messaggio del Santo Padre Francesco per la Celebrazione della V Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, 01.09.2019

«Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,25). Lo sguardo di Dio, all’inizio della Bibbia, si posa dolcemente sulla creazione. Dalla terra da abitare alle acque che alimentano la vita, dagli alberi che portano frutto agli animali che popolano la casa comune, tutto è caro agli occhi di Dio, che offre all’uomo il creato come dono prezioso da custodire.

Tragicamente, la risposta umana al dono è stata segnata dal peccato, dalla chiusura nella propria autonomia, dalla cupidigia di possedere e di sfruttare. Egoismi e interessi hanno fatto del creato, luogo di incontro e di condivisione, un teatro di rivalità e di scontri. Così si è messo in pericolo lo stesso ambiente, cosa buona agli occhi di Dio divenuta cosa sfruttabile nelle mani dell’uomo. Il degrado si è accentuato negli ultimi decenni: l’inquinamento costante, l’uso incessante di combustibili fossili, lo sfruttamento agricolo intensivo, la pratica di radere al suolo le foreste stanno innalzando le temperature globali a livelli di guardia. L’aumento dell’intensità e della frequenza di fenomeni meteorologici estremi e la desertificazione del suolo stanno mettendo a dura prova i più vulnerabili tra noi. Lo scioglimento dei ghiacciai, la scarsità d’acqua, l’incuria dei bacini idrici e la considerevole presenza di plastica e microplastica negli oceani sono fatti altrettanto preoccupanti, che confermano l’urgenza di interventi non più rimandabili. Abbiamo creato un’emergenza climatica, che minaccia gravemente la natura e la vita, inclusa la nostra. Leggi tutto “Messaggio del Santo Padre Francesco per la Celebrazione della V Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, 01.09.2019”

È l’economia la vera sfida del nuovo governo

Il nuovo governo va incontro a una prima, grande sfida:

1- quella di far ripartire l’economia del Paese perché, senza una ripartenza, è molto difficile avere guadagni sul fronte dell’occupazione.

2- La seconda sfida è quella demografica: si parla del 2050 come l’anno in cui il rapporto pensionati – lavoratori sarà di 1:1.

3- La terza sfida è riguarda la transizione ecologica e l’emergenza climatica. Andrà, altresì, recuperato lo stop al processo verso l’industria 4.0, fondamentale per rilanciare l’economia e le agevolazioni agli investimenti privati. È importante che si cambi la cultura e la narrativa sulle migrazioni. Il problema drammatico è che, se le evidenze ci dicono quanto le migrazioni sono importanti per l’economia di un Paese che le riceve, in Italia s’è creata una cultura sull’invasione dello straniero che non ha senso.

Il cosiddetto slogan di Conte “Le tasse le paghino tutti, ma meno” risale già al tempo di Prodi. La lotta all’evasione è importante, perché ci sarebbe lo spazio di 100 miliardi di euro per una riduzione delle tasse. Bisogna puntare a questo obiettivo, poiché ci sono gli strumenti tecnici per farlo, come attraverso il contratto fiscale, cioè quelle ricevute che si possono poi detrarre attraverso la fatturazione elettronica. Una sfida complicata per il Paese riguarda il Mezzogiorno. Al sud c’è, innanzitutto, un problema di infrastrutture, su cui bisogna intervenire rapidamente: oggi l’Italia dell’alta velocità si ferma a Salerno. Accanto ad esso c’è anche un problema di infrastruttura sociale, vale a dire di capitale umano. C’è bisogno di contrastare la criminalità organizzata e di ricreare la fiducia fra cittadini e cooperazione, puntando su quelle che sono le migliori pratiche. Per uno sviluppo del Meridione, si può anche vedere alla Cina, dove sono state sviluppate aree economiche speciali a tassazione agevolata per favorire la ripresa. Leggi tutto “È l’economia la vera sfida del nuovo governo”

Amazzonia, gli incendiari gridano “al fuoco” – di Manlio Dinucci

Di fronte al dilagare degli incendi in Amazzonia, il vertice del G7 ha cambiato la sua agenda per «affrontare l’emergenza». I Sette – Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Giappone, Canada e Stati uniti – hanno assunto, insieme all’Unione europea, il ruolo di vigili del fuoco planetari. Il presidente Macron, in veste di capo pompiere, ha lanciato l’allarme «la nostra casa è in fiamme». Il presidente Trump ha promesso il massimo impegno statunitense  nell’opera di spegnimento.

I riflettori mediatici si concentrano sugli incendi in Brasile, lasciando in ombra tutto il resto. Anzitutto il fatto che ad essere distrutta non è solo la foresta amazzonica (per i due terzi brasiliana), ridottasi nel 2010-2015 di quasi 10 mila km2 l’anno,  ma anche la foresta tropicale dell’Africa equatoriale e quella nell’Asia sud-orientale.

Le foreste tropicali hanno perso, in media ogni anno, una superficie equivalente a quella complessiva di Piemonte, Lombardia e Veneto. Pur differendo le condizioni  da zona a zona, la causa fondamentale è la stessa: lo sfruttamento intensivo e distruttivo delle risorse naturali per ottenere il massimo profitto. Leggi tutto “Amazzonia, gli incendiari gridano “al fuoco” – di Manlio Dinucci”

I miti da sfatare sull’Amazzonia – di Leonardo Boff


Donne wampis dell’Amazzonia peruviana. Foto servindi.org

Il grido delle popolazioni dell’Amazzonia è rimasto inascoltato, in Brasile, in Ecuador, in Perù e nel resto mondo, per molti decenni. Anche molto prima della conquista della presidenza da parte di Bolsonaro, soltanto una delle manifestazioni degli orrori del nostro tempo. Anche tutti i suoi predecessori, a cominciare da Lula, hanno sempre considerato quell’enorme e meraviglioso territorio poco più di un ostacolo allo sviluppo. Leonardo Boff, uno dei più autorevoli esponenti della teologia della liberazione, storico ed esperto difensore della foresta pluviale e dei suoi abitanti contro le scelte rovinose a favore di mega-progetti idroelettrici, biocarburanti, monocolture e allevamenti intensivi, ci ricorda che l’Amazzonia non è né il polmone né il granaio del mondo ma uno straordinario tempio della biodiversità. E, soprattutto, che non è abitata da pittoreschi selvaggi incontaminati ma da persone che sentono e vedono la natura come parte della loro società e cultura, come un’estensione del loro corpo personale e sociale.

Il Sinodo Panamazzonico che si terrà a ottobre di quest’anno a Roma richiede una migliore conoscenza dell’ecosistema amazzonico. Ci sono miti da sfatare. Leggi tutto “I miti da sfatare sull’Amazzonia – di Leonardo Boff”

Marcelo Barros e gli incendi in Amazzonia

Marcelo  Barros è un  monaco benedettino, teologo e scrittore, referente  delle comunità ecclesiali di base e dei movimenti sociali. E’ stato per otto anni coordinatore  per l’America Latina dell’Associazione Ecumenica di Teologi/teologhe del Terzo Mondo (ASETT). Ha pubblicato 57 libri in portoghese e 15 in italiano, alcuni dei quali scritti per l’Italia. L’abbiamo intervistato su quanto sta accadendo all’Amazzonia e perché.

Perché la  Foresta Amazzonica e a chi l’umanità dovrà chiedere chiedere il “conto” di questa tragedia?

– L’Amazzonia è in fiamme perché il Capitalismo è strutturalmente distruttivo nei confronti della natura poiché il suo unico fine è il guadagno. Poiché tutto é visto come merce di scambio: la  terra, le acque e le foreste sono considerate solo dal punto di vista di quanto   possono produrre come guadagno da parte delle élite che hanno in mano il potere nel nostro paese. Questo aspetto distruttivo del Capitalismo è presente in Brasile come pure negli altri paesi che sono sul territorio dell’Amazonia. In questo momento gli incendi di immense proporzioni stanno distruggendo la foresta in territorio brasiliano, come pure in quello della Bolivia e della Colombia. Leggi tutto “Marcelo Barros e gli incendi in Amazzonia”

Amazzonia: la foresta in fiamme

Cosa sta succedendo

Il mondo è in allarme per gli incendi che stanno bruciando la Foresta Amazzonica. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale (Inpe) del Brasile, tra gennaio e agosto 2019 si sono verificati 72mila incendi contro i 40mila dello stesso periodo del 2018, con un aumento dell’83%.

Sebbene questa sia la stagione secca, che va da giugno a novembre, gli incendi in una foresta pluviale come quella amazzonica non sono mai spontanei ma sono opera dell’uomo. Il più delle volte si tratta di incendi dolosi, appiccati soprattutto dagli agricoltori per ottenere terre da coltivare e dagli allevatori per ottenere pascoli, attraverso disboscamenti illegali.

Chi dà fuoco alla foresta si sente protetto dal presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che ha prima sminuito la gravità degli incendi, sostenendo che sono causati dalla stagione secca, e poi ha dato la colpa alle organizzazioni non governative ambientaliste, accusandole di averli appiccati come ritorsione nei suoi confronti per aver tagliato loro i finanziamenti pubblici. Leggi tutto “Amazzonia: la foresta in fiamme”

Dom Paloschi e gli incendi in Amazzonia

INCENDI AMAZZONIA: DOM PALOSCHI (PORTO VELHO): “DA BOLSONARO FALSITÀ E IRRESPONSABILITÀ. GOVERNO AGEVOLA CHI SPOGLIA LE RISERVE AMBIENTALI”

23 agosto 2019  

            “Le parole di Bolsonaro contro le Ong dimostrano falsità e irresponsabilità, il presidente rovescia la verità per nascondere il fatto che è il Governo che sta alimentando il desiderio di possesso di territori che vengono espropriati e occupati”. Lo afferma dom Roque Paloschi, arcivescovo di Porto Velho, nello stato brasiliano della Rondônia, e presidente del Cimi, il Consiglio indigenista missionario collegato alla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), contattato dal Sir in merito agli incendi che stanno divampando da giorni negli stati amazzonici brasiliani. Leggi tutto “Dom Paloschi e gli incendi in Amazzonia”

Papa Francesco: appello per l’Amazzonia e Sinodo Speciale

APPELLO PER AMAZZONIA (25 AGOSTO 2019) E SINODO SPECIALE (6-27 OTTOBRE 2019)

27 agosto 2019

            L’Amazzonia interessa tutti perché il 25 per cento dell’aria che respiriamo arriva da quella foresta, il 20 per cento dell’acqua dolce da quei fiumi, il 10 per cento della biodiversità. Ma i predoni le rubano petrolio, gas, oro, legname; la bruciano; annientano i popoli indigeni. Al mondo, sconvolto dagli incendi dolosi che inceneriscono oltre 2.250 chilometri quadrati del «polmone verde» della Terra, si unisce Papa Francesco. Domenica 25 agosto 2019 chiede l’impegno per fermare le fiamme visibili dallo spazio e una nube di fumo nero oscura il cielo di San Paolo: «Siamo tutti preoccupati per i vasti incendi in Amazzonia. Preghiamo perché, con l’impegno di tutti, siano domati al più presto. Quel polmone di foreste è vitale per il nostro Pianeta».

Con enorme e colpevole ritardo, il presidente brasiliano Jair Messias Bolsonaro dispiega oltre 44 mila soldati con mezzi aerei, navali e terrestri. Il dramma dell’ecosistema mondiale sollecita le reazione di molti capi di Stato e di governo, coinvolge il G7 di Biarittz in Francia, accende la mobilitazione mondiale: la gente scende in piazza per la salvezza dell’Amazzonia e contro Bolsonaro che non trova di meglio che accusare gli Stati limitrofi di «indifferenza» e di sostenere che gli incendi sono nella media degli ultimi anni. Dice il falso: secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile, da gennaio a oggi ci sono 72 mila roghi con un aumento dell’84 per cento rispetto al 2018. Leggi tutto “Papa Francesco: appello per l’Amazzonia e Sinodo Speciale”

Ezechiele Ramin: un martire per il Sinodo sull’Amazzonia – di Antonio Gaspari

 

         In preparazione al Sinodo sull’Amazzonia (6-27 ottobre) duecento Vescovi brasiliani hanno scritto a Papa Francesco per chiedere che venga riconosciuto come martire missionario il giovane Ezechiele Ramin, ucciso perché aveva difeso i diritti umani dei popoli indigeni nello Stato brasiliano della Rondônia. La notizia è stata pubblicata dal Servizio Informazioni Religiose (SIR). Secondo quanto riportato dal SIR, i Vescovi brasiliani hanno manifestato il loro appoggio alla causa di beatificazione del sacerdote padovano padre Ezechiele Ramin.

         Il bene che il missionario ha fatto è stato così vasto e profondo che ancora oggi le persone più povere e discriminate lo invocano come intercessore verso Dio. Padre Ezechiele, meglio conosciuto come “Lele” e “Ezequiel”, fu ucciso il 24 Luglio 1985 a Cacoal (Brasile). Aveva 32 anni. Si era recato insieme a un sindacalista ad un incontro nella Fazenda Catuva ad Aripuanã, nel vicino Mato Grosso, con l’intenzione di persuadere i piccoli agricoltori lì impiegati a non prendere le armi contro i latifondisti. Al ritorno, fu vittima di un’imboscata da parte di sette ‘jagunços’ (gente assoldata e armata dai fazendeiros) che lo colpirono a morte. La camicia e i calzoni macchiati di sangue, il volto sfigurato da un tiro di schioppo a bruciapelo, le braccia incrociate come in atteggiamento di difesa. L’orologio ancora al polso, la collanina di cocco, regalo degli indios Suruì, ancora al collo, i sandali ai piedi. Nella jeep c’erano tutte le sue cose: le chiavi di casa, un’amaca, la borsa con la macchina fotografica, i suoi documenti… Prima di morire, sussurrò le parole: «Vi perdono». Leggi tutto “Ezechiele Ramin: un martire per il Sinodo sull’Amazzonia – di Antonio Gaspari”

Il Vangelo e Salvini – di Alex Zanotelli

Martedì il leader leghista, Matteo Salvini, in Senato ha baciato il rosario, ha citato San Giovanni Paolo II e si è affidato alla protezione della Madonna. Salvini è da un pezzo che utilizza i simboli religiosi. E non è il solo. È in atto a livello mondiale, in Europa come negli Stati Uniti, nel Brasile e in Australia, un utilizzo massivo dei simboli cristiani da parte della destra.

Dopo 500 anni in cui la «tribù bianca» è prosperata economicamente sulle spalle delle altre popolazioni, trincerandosi dietro l’ideologia di essere l’unica portatrice della Cultura, della Civiltà e della Religione, adesso la tribù si sente minacciata, ha paura di perdere i propri privilegi e si rinchiude nei propri confini, cercando di ritrovare un’identità forte. Il cristianesimo e i suoi simboli offrono identità ma anche un mezzo per appellarsi alle masse. Leggi tutto “Il Vangelo e Salvini – di Alex Zanotelli”