Brasile: la sconfitta della democrazia – I parte

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Prima delle tre puntate dedicate ad analizzare il sorprendente, ma non troppo, trionfo di Jair Bolsonaro, che dal 1 gennaio è divenuto il nuovo presidente del Brasile. Al Planalto siede un uomo di ultradestra, razzista e pericoloso.

di Luigi Eusebi

Nel 1933 Adolf Hitler raggiunse il potere in Germania con un voto democratico. A fine 2018 l’ex capitano dell’esercito Jair Bolsonaro è stato eletto presidente del Brasile, ottenendo 57,4 milioni di voti, su 147 milioni di elettori. L’avversario nel secondo turno, rappresentante del PT (Partito dei Lavoratori), ex-ministro dell’educazione, ex-sindaco di San Paolo, nonchè professore universitario, Fernando Haddad, ha ricevuto 47 milioni di voti. Se si conteggiano 31,3 milioni di astenuti, 8,6 milioni di voti annullati e 2,4 milioni di voti in bianco, quasi 90 milioni di brasiliani non hanno votato per Bolsonaro. Molti si sono chiesti come sia stato possibile che dopo oltre 30 anni di teorica democrazia sia stato eletto presidente un oscuro, grezzo, mediocre deputato federale, palesemente non preparato, favorevole alla tortura e all’uccisione di prigionieri e oppositori, difensore della dittatura militare che ha soggiogato il paese per 21 anni. Nulla avviene per caso! Vari fattori si sommano nell’ascensione di Bolsonaro, sconosciuto fino a pochi mesi prima delle elezioni. Leggi tutto “Brasile: la sconfitta della democrazia – I parte”

Mostar – di Erri De Luca

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Dicono che c’erano i ponti e che sotto passava la Neretva come un cavallo verde che aveva molte selle. La più bella era bianca, di pietra “tinelia” e così alta che pareva una mezza luna. Così gli innamorati a Mostar avevano due lune per andarsi a baciare.

Quando c’entrai la prima volta, era l’inverno del 93/94, non c’erano ponti e quella non era una città. Era campo di guerra, trincea e lebbra di granate dal selciato ai tetti, ahi Mostar di oriente, era facile amarti, per la ferrovia ferma e arrugginita, per l’ospedale che ricuciva corpi negli scantinati al buio di candela, per i bambini svelti di sorrisi e agili di fame, così fratelli degli scugnizzi di Napoli della mia infanzia di dopoguerra. Non dico del fiume, perché non c’erano più tuffatori. Leggi tutto “Mostar – di Erri De Luca”

L’America Latina guardi ai cambiamenti cubani

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Intervista a Frei Betto, teologo della liberazione: «Cuba non sarà una mini-Cina. Il passaggio è da un’economia statalizzata a un’economia popolare. Dove lo Stato è presente ma attiva il protagonismo dal basso». «L’isola torna ad essere un punto di riferimento come nel 1959, quando dimostrò con la rivoluzione dei barbudos che l’imperialismo americano non era invincibile»

Fidel Castro e Frei Betto

È una lunga amicizia quella che lega lo scrittore e teologo della liberazione brasiliano Frei Betto al popolo cubano. Nell’isola, il frate domenicano è noto, in particolare, per la sua lunga intervista a Fidel Castro che, diventata nel 1985 un celeberrimo libro, Fidel y la religión, segnò una nuova pagina nel rapporto dell’isola caraibica con la fede.

Ma non è certo solo alla sua assidua frequentazione con i fratelli Castro che Frei Betto, autore di oltre 50 libri, deve la sua fama in America Latina. Rinchiuso in carcere dal regime militare brasiliano (dal 1969 al 1973), il teologo ha lottato in prima fila contro la dittatura, rafforzando l’organizzazione popolare attraverso le comunità ecclesiali di base. Consigliere speciale di Lula e uno dei principali ideatori del Progetto «Fame Zero», ha lasciato il governo – in punta di piedi – alla fine del 2004, non condividendo le modalità del programma di lotta alla povertà. Leggi tutto “L’America Latina guardi ai cambiamenti cubani”

Oltre l’istinto materno – di Erri De Luca

Durante i giorni in mare con Medici Senza Frontiere mi ero portato da leggere l’Eneide. Come per l’Odissea la parte attraente per me erano le navigazioni, più delle vicende in terraferma. Sono i venti contrari, più dei favorevoli, a decidere i loro viaggi.
È la tempesta a spiaggiare Enea sulla costa Libica, accolto da eroe da Didone, regina del luogo.
Richiesto da lei, Enea racconta il crollo di Troia, l’ultima resistenza, la sua messa in salvo, l’imbarco e la deriva.
Virgilio gli fa dire un verso estremo fino al paradosso: ”Una salus victis, nullam sperare salutem“, unica salvezza per i vinti, nessuna salvezza sperare.
Come può la perdita di ogni speranza essere l’unica salvezza?
Penso all’insurrezione del ghetto di Varsavia del 1943. Quei resistenti male armati erano vinti in partenza, ma non rinunciarono a battersi. Quando la speranza è zero, spuntano forze e istinti che tentano l’impossibile. Avevo questa spiegazione del verso di Virgilio. Mi dovette colpire anche allora, perché è l’unico verso del poema che ricordo ancora. Leggi tutto “Oltre l’istinto materno – di Erri De Luca”

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