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In Brasile sta avvenendo un genocidio – appello di Frei Betto

Cari amici e amiche
In Brasile sta avvenendo un genocidio!

In questo momento che sto scrivendo, 16 luglio, il Covid, presente da febbraio, ha già ucciso 76 mila persone. Vi sono quasi 2 milioni di contagiati. Questa domenica 19/07 arriveremo a 80.0000 vittime. Ed è possibile che quando leggerai questo appello si arrivi a 100.000 mila vittime.

Quando ricordo che nella guerra del Vietnam, nel corso di 20 anni di storia, 58.000 militari americani furono scarificati, ho la consapevolezza della gravità della situazione nel mio Paese. E questo orrore causa indignazione e rivolta. E noi sappiamo che le misure di precauzione e restrizione, adottate in tanti altri Paesi, avrebbe potuto evitare un numero così alto di morti. Questo genocidio è figlio dell’indifferenza del governo Bolsonaro. Si tratta di un genocidio intenzionale. Bolsonaro si compiace dell’altrui morte. Quando era un deputato federale in un’intervista del 1999 aveva dichiarato: “Tramite il voto non vai cambiare questo Paese, assolutamente in niente! Cambierà il Paese se ci sarà una guerra civile e se faremo ciò che la dittatura militare non ha fatto: uccidere 30 milioni di persone!” Votando per l’impeachment della Presidente Dilma, Bolsonaro offrì il suo voto in memoria del più noto torturatore dell’Esercito, il Colonnello Brilhante Ustra.

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Colombia” perché ai media non interessa Mario Paciolla? – di Gennaro Carotenuto

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C’è un patto del silenzio tra governi e ONU?

di Gennaro Carotenuto (*)

Con la denuncia precisa del corrispondente dell’ANSA a Buenos Aires, per il quale vi sarebbe un “patto del silenzio” tra Bogotà, Roma e ONU, il caso dell’assassinio in Colombia di Mario Paciolla assume una dimensione inquietante. Ove così fosse ci troveremo di fronte a un caso perfino più grave di quello di Giulio Regeni con il coinvolgimento diretto delle autorità italiane nell’insabbiamento. Ho messo in sei punti le mie risposte al perché fin dall’inizio non si parli, o si parli pochissimo, dell’assassinio di Mario Paciolla, l’osservatore ONU ucciso in Colombia, la salma del quale è rientrata in Italia, nella sostanziale indifferenza dei media. Credo sia stato Peppino Impastato a dire che il silenzio uccida più della mafia. In assenza di verità e giustizia, la stampa che abdica al proprio ruolo sta uccidendo Mario Paciolla una seconda volta.

NB: articolo aggiornato il 26 luglio alle 8.30 del mattino; in particolare il punto sei.

1) In Italia, della Colombia, sicuramente il paese più complicato della regione, nessuno sa o capisce nulla. Nel momento nel quale c’era il maggior numero di rifugiati interni al mondo, oltre 4 milioni di persone, per lo più piccoli agricoltori espulsi dall’agroindustria con la violenza, l’ineffabile Omero Ciai da Miami per Repubblica rivendicò che solo Ingrid Betancourt fosse notiziabile (perché donna piacente, aristocratica, vagamente progre, europea, fashion in breve). Alla guerriglia marxista invece era addebitabile tutto (anche se il 97% dei crimini fu calcolato come commesso dall’esercito e dai paramilitari di destra) come spiegazione onnicomprensiva di un paese che anche allora non interessava. Leggi tutto “Colombia” perché ai media non interessa Mario Paciolla? – di Gennaro Carotenuto”

Sentieri di riflessione – in vacanza con Casa Comune

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Lettera di luglio-agosto 2020 – Rete di Quarrata

Carissima, carissimo,
non possiamo dimenticare le inquietanti colonne notturne di camion militari che portavano via le bare delle vittime di Coronavirus, immagini che hanno scavato la nostra anima. Voglio ricordarne altre due, potenti, perchè da esse può scaturire una riscossa etica e civile dell’intero Paese.
L’immagine di papa Francesco, che il 27 marzo percorre a piedi la gradinata del sagrato della basilica di San Pietro per implorare Dio di non abbandonarci in balia della tempesta; e quella del presidente Mattarella che il 25 aprile sale solitario i gradini dell’Altare della Patria per l’omaggio al “Milite ignoto” e per celebrare il 75° anniversario della Liberazione dall’occupazione nazista e dal feroce regime fascista.
In quelle due piazze vuote si avverte la presenza densissima di donne e uomini che, senza lasciarsi abbattere dall’angoscia e dal dolore, si sono contagiati reciprocamente da sentimenti di fiducia e di speranza.
Niente sarà come prima. Quante volte abbiamo ascoltato questa massima in queste settimane, obbligati dal virus a comportamenti inediti. Ma davvero sarà come prima? La pandemia ci renderà migliori? O ci scopriremo sciaguratamente più cattivi? Non vogliamo dividerci in fazioni contrapposte tra apocalittici e integrati…
Quello che possiamo dire, e vale davvero per tutti, è che sarà molto difficile cancellare dai nostri occhi quelle immagini che ci hanno attraversato, anch’esse contagiandoci e, lo vogliamo sperare, rendendo più comunità, più collettività.

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Italia armata: missioni e dividendi – di Gregorio Piccin

Se dici industria della Difesa non puoi non pensare al ministero della Difesa. Sono due entità compenetrate e strette saldamente da un patto simbiotico tutto governativo.

Governativa è infatti la nomina degli Amministratori delegati di Leonardo che oggi ha come presidente un generale dei servizi segreti e sempre governativa è la compagine dei titolari del dicastero competente (a cui bisogna aggiungere, per completezza, i titolari del ministero di Economia e Finanze e del ministero per lo Sviluppo economico).

Dallo scorso novembre, grazie a questo governo, entra e blinda la “partita di giro” pure il ministero degli Esteri che con la nuova norma “government to government” (G2G), è diventato formalmente l’agente di commercio dell’industria bellica nazionale.

Ministri ed amministratori delegati vanno e vengono ma l’importante è che tutti/e si facciano custodi ed interpreti, indipendentemente dal segno politico, del trasversale patto simbiotico in essere.

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Il fascista Erdogan sta bombardando il Kurdistan

Originalmente pubblicato ne La Bottega del Barbieri, 16 Giugno 2020

Comunicato di Uiki. A seguire un articolo di Chiara Cruciati e l’appello a manifestare il 27 giugno.

La Turchia sta attaccando il Kurdistan, gli aerei da guerra turchi stanno bombardando il Kurdistan!

Nelle prime ore del 15 giugno, 60 aerei da guerra dello stato turco hanno bombardato 81 località, comprese zone abitate da civili, a Makhmour, Sinjar, Qandil, Zap e Xakurk. I media turchi, come sempre, hanno cercato di legittimare il bombardamento affermando che si trattava di un’operazione contro i “terroristi”.

Nel Kurdistan settentrionale lo stato turco ha utilizzato tutti i meccanismi statali per impedire al popolo curdo di partecipare alla politica democratica. Più di un centinaio di consigli municipali amministrati dai curdi si sono visti rimuovere i loro sindaci mentre molti membri eletti del parlamento, sindaci e amministratori locali sono stati arrestati. Tuttavia, questi attacchi non si limitano al Kurdistan settentrionale.

La Turchia sta intensificando la sua occupazione di terre siriane e irachene. Il silenzio di organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’UE, l’Organizzazione per la cooperazione islamica, gli stati regionali e gli Stati Uniti e la Russia non fanno altro che incoraggiare lo stato turco. Lo stato turco vuole rendere permanente la sua occupazione del Rojava (Siria settentrionale) e del Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale) proprio come ha fatto a Cipro nel 1974.

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