Mercalli: “Dai Sì TAV solo slogan, hanno un’idea sbagliata del progresso” – intervista di Giacomo Russo Spena

“Hanno un’idea sbagliata del progresso”. Luca Mercalli ce l’ha con un mondo che in maniera fideistica ha scelto le ragioni Sì Tav: “Vanno avanti a slogan, non supportati da numeri e dati”. Meteorologo, divulgatore scientifico e climatologo, è in attesa di analizzare la relazione costi/benefici del governo che sarà resa pubblica a giorni. Nel frattempo Mercalli prova a smontare, una ad una, la propaganda dei favorevoli alla tratta Torino-Lione. Tra le loro ragioni ci sarebbe quella ecologista. Su questo, il climatologo sorride: “Come si fa ad affermare tale assurdità? E’ vero l’esatto contrario, meglio spendere per azioni che diano subito un risultato in termini di emissioni di Co2 e non per progetti che lo potrebbero dare forse tra oltre 20 anni”. 

 

A breve si conoscerà il verdetto di questo dossier sui costi e i benefici. Ma era veramente indispensabile?

Se ne sentiva il bisogno dalla bellezza di quasi trent’anni! Il progetto della Tav in Val di Susa nasce nel 1991 senza alcuna analisi di terza parte e per volontà fondamentalmente dei proponenti, ovvero da coloro che maneggiano soldi pubblici e hanno profitti. Se chiedi al macellaio se la carne è buona, ovviamente ti dirà di sì. Bisognava, già da tempo, passare per il parere di una struttura composta da esperti neutrali.

 

Ma conosce il team che ha elaborato il dossier? E’ affidabile il loro responso e sono davvero neutrali?

Tenderei a fidarmi: Marco Ponti è uno dei maggiori esperti di economia dei trasporti. Tra l’altro, non credo che l’analisi costi/benefici, essendo elaborata fondamentalmente da economisti e da ingegneri, prenda in considerazione gli aspetti ambientali che sono personalmente il mio campo di ricerca. Se aggiungiamo pure questi, il giudizio sulla Tav diventa ancor più negativo. Leggi tutto “Mercalli: “Dai Sì TAV solo slogan, hanno un’idea sbagliata del progresso” – intervista di Giacomo Russo Spena”

La guerra fra metropoli e periferie. La Francia, i gilet gialli e la crisi della sinistra – di Carlo Formenti

Fra le tesi che ho sostenuto ne “La variante populista” – e rilanciato nel mio nuovo libro, “il socialismo è morto. Viva il socialismo” (Meltemi) – ve n’è una che ha suscitato critiche particolarmente aspre: mi riferisco all’affermazione secondo cui il conflitto di classe, nell’attuale fase di sviluppo capitalistico, si manifesta soprattutto come antagonismo fra flussi e luoghi. L’idea di fondo è che il capitalismo globalizzato e finanziarizzato – fatto di flussi sempre più veloci di merci, servizi, capitali e persone che ignorano i confini politici e geografici – opprime e sfrutta i territori – laddove resta confinata la stragrande maggioranza dell’umanità che non gode delle chance di mobilità fisica e sociale riservate alle élite – dai quali estrae risorse senza restituire nulla in cambio.

Constato ora che questa tesi trova conforto nei lavori di un geografo francese, Christophe Guilluy, di cui ho recentemente letto due importanti lavori: “La France périphérique” e “No society. La fin de la classe moyenne occidentale” (entrambi pubblicati da Flammarion). Queste due opere, segnalatemi da un amico di Podemos, aiutano più di tutte le idiozie proferite da media, politici ed “esperti” a comprendere il fenomeno dei gilet gialli (ma anche il voto americano per Trump, l’esito del referendum inglese sulla Brexit e il trionfo elettorale dei “populisti” italiani). Nelle pagine seguenti descriverò sinteticamente le argomentazioni dell’autore, riservandomi di commentarle nelle righe conclusive. Leggi tutto “La guerra fra metropoli e periferie. La Francia, i gilet gialli e la crisi della sinistra – di Carlo Formenti”

Il vero estremista è Papa Francesco – di Raffaele Carcano

 

“Un modello di convivenza, di fratellanza umana e di incontro tra diverse civiltà e culture, dove molti trovano un posto sicuro per lavorare e vivere liberamente, nel rispetto delle diversità”.

No, non è la Svezia. È un giudizio riferito alla politica degli Emirati Arabi Uniti. L’autore dell’apologia si chiama Jorge Mario Bergoglio: da quasi sei anni, anche papa Francesco. Il cristiano più potente al mondo.

Che, tuttavia, non sembra essere al corrente che negli Emirati non si lavora “liberamente”. Come negli altri paesi arabi vige infatti il kafala: prevede che qualche residente si faccia garante del lavoratore straniero. Ma la garanzia può essere revocata in ogni momento e per qualunque motivo, con le conseguenze del caso. Lo sfruttamento dei migranti più poveri, che pure il pontefice denuncia in continuazione, laggiù è una venerata tradizione. Vivere “liberamente” è altrettanto difficile, almeno per i nostri standard. La lista di divieti è lunga: basta baciarsi in pubblico per finire in carcere (ma il papa l’ha fatta franca). E non finisce certo qui. Come ha puntualmente denunciato Amnesty International, negli Emirati la situazione dei diritti umani è, molto semplicemente, “drammatica”. Leggi tutto “Il vero estremista è Papa Francesco – di Raffaele Carcano”

Documentario mostra la realtà dell’incontro storico dei sem-terrinha a Brasília

Filme mostra realidade do encontro histórico dos sem-terrinha em Brasília

Documentário da Brigada de Audiovisual Eduardo Coutinho, do MST, é lançado um dia após os ataques da Record e retrata a alegria de quem, desde cedo, reconhece o valor de sua história

São Paulo – Num palco, crianças tímidas leem seus textos. Sorriso no rosto e brilho no olhar expressam o orgulho de viver um momento tão especial.

As imagens do documentário Brincar, Sorrir, Lutar!poderiam ser confundidas com a festa de final de ano em alguma grande escola. Mas as palavras que brotam dos discursos e entrevistas dizem mais sobre a realidade dos 1.200 sem-terrinha que se reuniram, no final de julho de 2018, em Brasília, para falar do seu ponto de vista da luta que ajudam a travar. Leggi tutto “Documentario mostra la realtà dell’incontro storico dei sem-terrinha a Brasília”

Venezuela: tutti contro Maduro – di David Lifodi

Gran parte dei paesi europei riconoscono l’usurpatore Juan Guaidó come legittimo presidente, mentre non si arresta nemmeno la campagna di stampa ostile al chavismo.

Il vecchio continente ha deciso di voltare definitivamente le spalle al Venezuela bolivariano. Il primo paese a riconoscere Juan Guaidó è stata la Spagna. Poi si sono accodati tutti gli altri: Francia, Inghilterra, Austria, Paesi bassi, Portogallo ecc… . Mentre l’Italia è ancora indecisa sul da farsi, l’usurpatore che si è autoproclamato presidente senza alcuna legittimità dal punto di vista elettorale, ripete che Maduro ha i giorni contati e convoca nuove mobilitazioni di piazza apparentemente spontanee, ma in realtà cavalcate dalla vecchia destra.

Maduro si è rivolto direttamente sia a Papa Francesco sia al popolo statunitense per far capire che il paese è vittima di una vera e propria aggressione (ancora una volta, oggi, Trump ha ripetuto che l’opzione militare non è da scartare), ma su gran parte della stampa la narrazione è un’altra. Giorni fa, il Corriere della Sera ha sottolineato l’ospitalità dell’ambasciata cilena di Caracas, che ha accolto dei dirigenti di Voluntad Popular, senza dire però che questo è un partito parafascista né precisare che l’attuale governo cileno non sia proprio il massimo campione di democrazia, considerando i molti simpatizzanti del presidente Piñera tra le fila del partito pinochettista Udi e le enormi responsabilità del suo ministro degli Interni negli ultimi episodi di repressione ai danni dei mapuche. Per questi fatti, però, nessuno si è mai sognato di invocare un “intervento umanitario” – leggi aggressione militare – contro un presidente democraticamente eletto. Leggi tutto “Venezuela: tutti contro Maduro – di David Lifodi”

Agente provocatore alla World Bank – di Luca Manes

La Banca Mondiale ha un nuovo presidente. Lo ha nominato, come vuole la consolidata tradizione, il presidente degli Stati Uniti. Dopo aver ricoperto incarichi di un certo rilievo nelle amministrazioni Reagan e Bush, David Malpass era fino ad oggi il sottosegretario al Tesoro di Donald Trump, postazione da cui aveva criticato con asprezza l’Istituzione che va a presiedere – la cui mission ufficiale (non ridete!) è di metter fine alla povertà estrema nel pianeta – perché “intrusiva”, cioè responsabile di concedere troppi prestiti alla Cina. Il contributo annuale italiano alla prestigiosa istituzione di cui Malpass assume gagliardamente la guida è di 200 milioni di euro. 

Un falco, uno scettico, un grande sostenitore del mercato. Così i media italiani e internazionali hanno definito Malpass, il nuovo presidente della Banca mondiale scelto da Donald Trump – gli Usa hanno da sempre questa “prerogativa”. Il sostituto di Jim Yong Kim – uomo di Barack Obama, dimessosi con tre anni di anticipo – ha un passato da capo economista della banca d’investimento Bear Stearns e nell’esecutivo trumpiano ha occupato la carica di sottosegretario al Tesoro. Da quello scranno ha sparato delle bordate pesantissime alla World Bank, accusata di spendere troppi soldi per i salari del suo cospicuo staff e per i prestiti, soprattutto all’odiata Cina e al suo mega corridoio internazionale Belt and Road Initiative, visto come un chiaro attacco al dominio Usa nell’economia mondiale. Leggi tutto “Agente provocatore alla World Bank – di Luca Manes”

Torna a soffiare il vento di Riace – di Alex Zanotelli

Riace 2018. Foto di Roberta Ferruti

Il legame con Riace nasce in occasione del campo di lavoro che abbiamo fatto da quelle parti, i primi dieci giorni dell’agosto scorso, con un gruppo del Gim (Giovani impegno missionario) dei missionari comboniani. In breve tempo, siamo entrati in sintonia con i migranti, con Mimmo Lucano e con l’esperienza di Riace. Quando lo abbiamo invitato a parlare ai giovani, Mimmo si è commosso e ci ha detto che avrebbe iniziato un digiuno a oltranza per sollecitare il ministero degli interni a erogare i fondi dovuti per il funzionamento dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Siamo rimasti sempre in contatto e abbiamo vissuto da vicino l’iniziativa giudiziaria della Procura di Locri sulla gestione dei progetti d’accoglienza dei migranti e gli arresti domiciliari che Mimmo ha dovuto subire in ottobre. In seguito ha avuto il divieto di dimora a Riace e ora vive a Caulonia, piccolo centro dell’Alta Locride. È inconcepibile che un uomo che ha fatto del bene sia stato trattato in questo modo e la sua opera devastata. In questi mesi molti migranti se ne sono andati da Riace – dei trecento che erano ne sono rimasti una sessantina – e l’opera di accoglienza e di integrazione, che è stata e che può tornare a essere un esempio per tante realtà italiane, è stata di fatto smantellata. Leggi tutto “Torna a soffiare il vento di Riace – di Alex Zanotelli”

Caos geopolitico e lotta di classe – di Raul Zibechi

La possibile guerra interna e internazionale che si prepara in Venezuela avrebbe drammatiche conseguenze per un “popolo” già stremato, manipolato e strumentalizzato da grandi interessi geopolitici ma avrebbe effetti altrettanto rovinosi per tutta l’América Latina. Quella crisi induce Raúl Zibechi a formulare alcune considerazioni più generali sul caos di lungo periodo che si profila. Per chi sta in basso, c’è un evidente problema creato dalla mancanza di rappresentanze politiche – un elemento, questo, non solo negativo – che però, in un momento tanto difficile, si accompagna a forte dispersione, carenza di dialogo e apprendimento reciproco nel campo popolare. Per i governi, cresce la tendenza demagogica “anti-sistema” ma conservatori e progressisti sono uniti nel tentativo di soffocare le autonomie de los de abajo, le sole in grado di uscire dal caos creando mondi nuovi ostili al dominio del capitale e alla governabilità che gli è necessaria. Non è comunque sui governi che si gioca lo scontro più rilevante: nessuna transizione della storia è mai stata fatta dall’alto.

di Raúl Zibechi

La crisi venezuelana può concludersi con una guerra civile e internazionale se non si riesce a frenare il rampante militarismo di quelli che vogliono rovesciare il governo di Maduro facendo appello a un colpo di Stato che completi la destabilizzazione promossa da Washington. Sarebbe un disastro per i venezuelani e per tutta la regione.

Dal punto di vista dei princìpi, il non intervento negli affari interni di altri paesi è una questione fondamentale. Il rispetto della sovranità nazionale è assolutamente indipendente dalla posizione che ognuno ha su quanto succede in un paese, sulla natura di un governo e sulla qualità delle sue istituzioni. Leggi tutto “Caos geopolitico e lotta di classe – di Raul Zibechi”

La platea – di Erri De Luca

Mentre insistono misure di ostruzionismo contro chi emigra in Italia, gli Italiani se la stanno squagliando. Nel 2018 altri centoventimila nostri sono diventati altrui, prendendo residenza oltre confine. La gran parte è di età inferiore ai 44 anni.
Si aggiungono agli altri CINQUE MILIONI di iscritti al registro degli espatriati. Fratelli d’Italia, l’Italia si svuota, dell’elmo di Scipio non sanno che farne.
Insieme all’astinenza delle gravidanze e al conseguente invecchiamento della popolazione, si va formando l’immagine di uno spettacolo teatrale con una platea che si dirada, durante la recita di una commedia scadente.
Gli attori sulla scena, compresi nella loro parte, si sforzano di pronunciare con piglio da guitti le battute mediocri del suggeritore, senza accorgersi che gli spettatori in sala si avviano all’uscita.
La platea Italia è in via di evasione, mentre il guitto scruta l’orizzonte e strepita che vede un’invasione. Leggi tutto “La platea – di Erri De Luca”