Paola, Claudio, Giulio, Irene – di Erri De Luca

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Ricevo il libro di Paola Deffendi e Claudio Regeni: ”Giulio fa cose” (Feltrinelli). Racconta quattro anni di risalita contro la corrente che vuole trascinare via la verità sull’omicidio di Giulio Regeni, figlio loro.
È un atto di amore ispirato a giustizia, che è prima di tutto un sentimento. È un atto di accusa. Inoltre è un manuale sul meccanismo della ragion di Stato.
Cosa non fare: primo, non obbedire alla consegna di starsene zitti e restare in attesa di sviluppi da parte delle autorità che lì si muovono tardi, impacciate, male.
Paola e Claudio sono invece due cittadini rispettosi che sentono di doversi affidare all’esperienza della diplomazia. Si precipitano a spese loro a Il Cairo e aspettano notizie.
Quattro anni fa il cittadino italiano europeo Giulio Regeni, ricercatore per conto dell’Università di Cambridge, viene rapito, torturato e ucciso dai servizi/sevizi egiziani di polizia.
Paola e Claudio aspettano finché le autorità italiane comunicano loro che non c’è niente da aspettare. Il corpo massacrato di Giulio è stato buttato sul bordo di un’autostrada il 3 febbraio 2016. Da allora i suoi genitori bussano alle cento porte della città di Tebe, ovvero fanno anticamera presso ogni tipo di autorità italiana. Leggi tutto “Paola, Claudio, Giulio, Irene – di Erri De Luca”

Un paio di frasi – di Erri De Luca

Il 4 gennaio 1960 alle 13,55 la vita dello scrittore Albert Camus finiva distrutta in un incidente stradale. Aveva 47 anni, un Nobel assegnato poco prima.
Nato in Algeri in un quartiere povero, aveva avuto per compagno di giochi il mare, a vista e sulla pelle. Rimase figlio del Mediterraneo e dell’Algeria, quando non era ancora nazione indipendente.
Riporto due sue frasi.
“La nobiltà del mestiere di scrittore sta nella resistenza all’oppressione, dunque nell’acconsentire alla solitudine” (Il primo uomo). Condivido questo pensiero da lettore, non da collega dello scrittore. Da lettore mi accorgo se lo scrittore è un isolato o fa parte di una consorteria. Il suo valore per me cambia di molto.
Da scrittore invece non credo che questa attività sia un mestiere, come lo è invece quello di giornalista, praticato da Camus in gioventù.
Pur profittando della qualifica e dei relativi diritti di autore, non credo che scrivere storie sia un esercizio governabile da disciplina e da ragionevolezza, e che possa trarre benefici dall’esperienza svolta. In ogni storia sento di andare allo sbaraglio e questo è per me il solo indizio promettente.

L’altra frase: ”La speranza, al contrario di ciò che si crede, equivale alla rassegnazione” (Nozze). Questa affermazione corrisponde alla necessità di battersi, di agire anche contro ogni probabilità di riuscita. La speranza, ultima dea quando le altre divinità si sono dileguate, aspetta il soccorso, ignorarla spinge in avanti.
I sommersi e gli sbarcati del Mediterraneo, il mare di Camus, esprimono una necessità più forte di qualunque attesa. Sono perciò invincibili.
Morì sessant’anni fa. Le sue pagine durano e il tempo non le usura.

Sulla neve – di Erri De Luca

Salgo da Misurina al Monte Piana dove per due anni austriaci e italiani fecero guerra senza riuscire a sopraffarsi. Non fu pareggio, ma reciproca decimazione.
Salgo versanti arati dalle artiglierie, nessuna traccia degli squarci, i boschi hanno ricoperto i vinti. Qui nessuno vinse, tutti subirono sconfitta, ventenni senza seguito di età.
Risalgo dopo un secolo i boschi di conifere. Scricchiolano gli scarponi sulla neve gelata, unico suono. Intorno orme di cervi e caprioli, in alto il sole illumina i pendii. Non metto ancora occhiali a protezione, non ce n’erano allora.
Qui la guerra fu più intrusa che altrove, fu superflua e assurda più che in pianura.
Salgo a zaino leggero, il freddo del primo mattino è un’ombra che non morde il corpo, i panni addosso lo tengono fuori. Non fu così per chi passò gli inverni nelle trincee sotto tiri di artiglierie e crolli di valanghe.
Salgo per una gita all’aria aperta, ma nei pensieri c’è un pellegrinaggio. Quassù la vita è stata bestemmiata. Ora è solo bellezza e il privilegio di passarci sopra.
Intorno vanno e vengono slitte a motore con passeggeri diretti al rifugio. Noleggiano slittini per tornare in discesa.
Proseguo, arrivo: in cima il Monte Piana è una distesa. Un ceppo sta a ricordo di vite non tornate indietro. C’erano trincee opposte, reticolati, tra il 1915 e il 1917 del più micidiale dei secoli. Una stesura bianca di sudario impone  la sua segreta volontà di cancellare. Qui la montagna fa da cassazione, manda assolti i vinti, ignora i vincitori.
Mi fermo poco per non raffreddare la macchina del corpo. Metto i passi in discesa su quelli lasciati dagli altri.
Alla prossima neve sarà pure per noi come non fossimo stati.

Cile, senza giustizia niente calcio – di Mickaël Correia

Calciatori e tifosi protagonisti del movimenti di opposizione a Sebastián Piñera

di Mickaël Correia/Mediapart

In un paese dove il calcio è stato un vettore di protesta sotto la dittatura di Pinochet, le stelle del football si dicono solidali con i manifestanti e il campionato è stato annullato sotto la pressione dei giocatori e degli ultras. Questi ultimi hanno superato le loro rivalità per unire le loro forze e ingrossare i ranghi contro il presidente Sebastián Piñera.

«Oggi il Cile deve giocare una partita più importante: quella dell’uguaglianza e del cambiamento, affinché tutti i cileni possano vivere in un paese più giusto». Queste sono le parole di Gary Medel, scritte il 13 novembre sui social network. L’emblematico capitano della squadra cilena ha così ufficializzato la decisione dei giocatori della nazionale (La Roja) di non giocare una partita amichevole contro il Perù, in solidarietà con il movimento sociale che dal 18 ottobre ha scosso il Cile. Leggi tutto “Cile, senza giustizia niente calcio – di Mickaël Correia”

La lotta Mapuche nell’insurrezione cilena – Intervista a Rubén Collío

Intervista a Rubén Collío, rappresentante della comunità mapuche di Tranguil e compagno di Macarena Valdés, attivista mapuche uccisa nel 2016 nella lotta contro l’installazione di una centrale idroelettrica sul fiume Tranguil.

di Gianpa L. e Susanna De Guio da DesdeAbajo

Sono passati più di quaranta giorni consecutivi di proteste in Cile e la mobilitazione non accenna a scemare. Iniziata con il reclamo degli studenti per l’ennesimo aumento del biglietto della metro a Santiago, dal 18 ottobre si è estesa a tutto il territorio nazionale, moltiplicando le rivendicazioni e portando in piazza ampi settori della società.

Fin dall’inizio delle proteste, in tutte le manifestazioni sventolano numerose le bandiere del popolo nazione mapuche; sui muri le invettive contro la polizia e i politici si mescolano alle frasi in mapudungun [lingua mapuche].

Allo stesso tempo, fin dai primi giorni di mobilitazione, da diversi punti del Wallmapu – il territorio mapuche, che si estende verso sud tra Argentina e Cile – sono partiti messaggi di solidarietà alle proteste del popolo cileno.

Che cosa significa per il popolo mapuche la rivolta cilena dell’ultimo mese l’abbiamo chiesto a Rubén Collío, rappresentante della comunità mapuche di Tranguil e compagno di Macarena Valdés, attivista mapuche uccisa nel 2016 nella lotta contro l’installazione di una centrale idroelettrica sul fiume Tranguil.

Come si inserisce la battaglia del popolo mapuche nelle mobilitazioni che stanno mettendo a dura prova il governo cileno? Leggi tutto “La lotta Mapuche nell’insurrezione cilena – Intervista a Rubén Collío”

Amazzonia: continua la “guerra di conquista” – di Marina Forti

(foto Felipe Werneck/Ibama via AP)

L’Amazzonia è di nuovo scomparsa dai nostri schermi, dopo il clamore suscitato dalla crisi degli incendi della scorsa estate nell’Amazzonia brasiliana. Eppure, la deforestazione accelera: secondo l’Istituto nazionale di ricerca spaziale del Brasile (Inpe, Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais), che con i suoi satelliti monitora i cambiamenti nel territorio amazzonico, da agosto 2018 a fine luglio 2019 sono scomparsi 9.762 chilometri quadrati di foresta, quasi il 30 per cento più dell’anno precedente quando erano scomparsi 7.536 chilometri quadrati.

Non solo. Analizzando quei dati, l’Istituto di ricerca ambientale dell’Amazzonia (Ipam) osserva che il 35 per cento delle foreste distrutte in quell’arco di tempo erano in terre “non designate o su cui non ci sono informazioni”, cioè territorio pubblico. E questo è grilagem, termine che indica l’appropriazione illegale di terra pubblica attraverso la contraffazione dei documenti di proprietà: “Quelle foreste sono patrimonio di tutti i brasiliani e vengono dilapidate illegalmente per finire nelle mani di pochi” dice Ane Alencar, direttora scientifica dell’Ipam. Inoltre, sono raddoppiati gli incendi all’interno delle riserve indigene, in particolare in quelle del fiume Xingu, e a nord, nel Roraima: perché sono aumentate le invasioni di terre demarcate e assegnate a comunità native. Ad aggravare le cose, le stagioni secche sono più intense e più lunghe. Leggi tutto “Amazzonia: continua la “guerra di conquista” – di Marina Forti”

Thomas Sankara: ritrovato il video… – di Roberto Savio

… del suo straordinario intervento alle Nazioni Unite il 4 ottobre 1984; la traduzione in italiano di Marinella Correggia e una breve presentazione.

New York, 4 ottobre 1984, 39ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Traduzione di Marinella Correggia

di Roberto Savio (*)

Alle Nazioni Unite avevano “smarrito” il video dello straordinario discorso di Thomas Sankara di cui trascriviamo di seguito il testo.

Per anni e anni si è fatto di tutto, dopo averlo eliminato fisicamente, perché di Thomas Sankara non rimanesse traccia, se ne perdesse ogni memoria.

Si voleva l’oblio sulla più grande speranza mai sorta in Africa, su di un’idea di politica come servizio alla felicità di tutti, sull’uomo che per primo, profeticamente, denunciò la nascita del più grande e odioso dei poteri, quello finanziario e sul pericolo di una nuova schiavitù globale. Quella finanziaria.

Ora, finalmente, dagli archivi della televisione del Burkina liberatosi dalla dittatura è venuto fuori il video realizzato, in quell’occasione, con i poveri mezzi di un media africano. Leggi tutto “Thomas Sankara: ritrovato il video… – di Roberto Savio”

I muri e le statue che cadono in Cile – di Raúl Zibechi

È dalla metà di ottobre, quando il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e avviato una repressione di inaudita violenza, che il Cile vive una lunga e drammatica rivolta contro le abissali disuguaglianze del paese, le discriminazioni di classe, il razzismo contro le popolazioni indigene e l’oppressione quotidiana e sanguinosa del patriarcato.

La centrale Plaza de la Dignidad, nome con il quale la rivolta cilena ha ribattezzato Plaza Italia, sembra una zona di guerra. Nei paraggi i commerci sono chiusi per vari isolati, ornati da scritte multicolori che denunciano la repressione, incitano alla rivolta e affrontano le più diverse oppressioni. I giovani e le giovani non la vogliono abbandonare, anche se ne rimangono di meno, perché sostengono che il giorno in cui la protesta abbandonerà la strada, tutto sarà perduto. Una logica implacabile, ma difficile da sostenere dopo 40 giorni di protesta. Leggi tutto “I muri e le statue che cadono in Cile – di Raúl Zibechi”

Iran: proteste e stragi – di Marina Forti

La scintilla è stata il rincaro del prezzo dei carburanti: ha provocato l’ondata di proteste più ampia dei 40 anni di storia della Repubblica islamica dell’Iran, e la più sanguinosa. Anche se il quadro dei fatti è ancora incompleto, numerose testimonianze e perfino alcune notizie ufficiali dicono che la repressione è stata brutale. In almeno un caso, le Guardie della Rivoluzione hanno sparato sui dimostranti con mitragliatrici automatiche.

Il bilancio è contestato. Le forze di sicurezza avrebbero ucciso oltre 300 persone, secondo la stima più recente di Amnesty International. Fonti ufficiali respingono queste stime come “menzogne”, ma non hanno ancora fornito un bilancio delle vittime. Eppure il Leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, ha ammesso in modo implicito la violenza quando ha decretato, il 4 dicembre, che “i cittadini che non hanno avuto ruolo nelle violenze e hanno perso la vita saranno considerati martiri”, definizione allo stesso tempo simbolica e molto concreta (permette alle famiglie di ottenere risarcimenti). Leggi tutto “Iran: proteste e stragi – di Marina Forti”

Filippine: sotto accusa 47 società e multinazionali

La Commissione sui diritti umani delle Filippine, rappresentata dal commissario Roberto Cadiz, ha annunciato che 47 società potrebbero essere considerate legalmente ed eticamente responsabili per violazioni dei diritti umani nei confronti degli abitanti delle Filippine colpiti dagli impatti dei cambiamenti climatici.

articolo e foto tratti da Il Cambiamento

La Commissione sui diritti umani delle Filippine (CHR), rappresentata dal Commissario Roberto Cadiz, ha annunciato nelle scorse ore durante la COP25 che 47 società – tra cui Eni, Shell, Italcementi, ExxonMobil, Chevron, BP, Repsol e Total – potrebbero essere considerate legalmente ed eticamente responsabili per violazioni dei diritti umani nei confronti degli abitanti delle Filippine colpiti dagli impatti dei cambiamenti climatici.

La Commissione inoltre ha segnalato che la condotta di alcune delle società sotto indagine potrebbe essere considerata ostruzionistica e responsabile di offuscamento intenzionale e negazionismo climatico, con possibili conseguenze legali. Leggi tutto “Filippine: sotto accusa 47 società e multinazionali”