Lettera Rete di Quarrata – luglio/agosto 2016

Carissima, carissimo,

l’attuale imbarbarimento del nostro mondo ha radici lontane nel tempo, ma l’odierno processo di globalizzazione le fa giungere quotidianamente ad ognuno di noi, anestetizzandoci nei confronti della sofferenza che noi, magari senza accorgercene, produciamo. Non solo. In questo clima di paura e di insicurezza anche le relazioni interpersonali stanno via via degenerando: diciamo di non aver tempo, ma in realtà l’altro non ci interessa, temiamo d’incontrarlo per non essere disturbati, ci si saluta appena e ognuno tira dritto per la sua strada, non abbiamo più il tempo di guardarci attorno, abbiamo perfino paura di doverci fermare.
L’allettamento di questo momento storico è il profitto, che sembra essere diventato il nuovo Dio a cui prostrarsi, l’unica possibilità per lo sviluppo, anche a scapito dei diritti acquisiti. Ed è pure il potere con il quale scendere a compromessi pur di mantenere posizioni acquisite e privilegi.
Per superare l’attuale degrado umano, sociale e ambientale: “la cultura dell’indifferenza”, è utile e necessario riportare l’umanità alla civiltà dell’amore, trasformandosi in donne e uomini di relazione, che hanno capito l’importanza dell’incontro e dell’ascolto dell’altro, unica via per uscire da questo progressivo imbarbarimento.
Lo stiamo vivendo oggi in modo acuto non solo nell’efferatezza del terrorismo, ma anche nel persistere e nell’aggravarsi delle situazioni d’ingiustizia tollerate e spesso volute per vantaggi economici e finanziari. Continua a leggere Lettera Rete di Quarrata – luglio/agosto 2016

Il patto d’acciaio NATO-UE – di Manlio Dinucci

da(il manifesto, 12 luglio 2016)
Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

«Di fronte alle sfide senza precedenti provenienti da Est e da Sud, è giunta l’ora di dare nuovo impeto e nuova sostanza alla partnership strategica Nato-Ue»: così esordisce la Dichiarazione congiunta firmata l’8 luglio, al Summit Nato di Varsavia, dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Una cambiale in bianco per la guerra, che i rappresentanti dell’Unione europea hanno messo in mano agli Stati uniti. Sono infatti gli Usa che detengono il comando della Nato – di cui fanno parte 22 dei 28 paesi dell’Unione europea (21 su 27 una volta uscita dalla Ue la Gran Bretagna) – e le imprimono la loro strategia.

Enunciata appieno nel comunicato approvato il 9 luglio dal Summit: un documento in 139 punti – concordato da Washington quasi esclusivamente con Berlino, Parigi e Londra – che gli altri capi di stato e di governo, compreso il premier Renzi, hanno sottoscritto a occhi chiusi. Continua a leggere Il patto d’acciaio NATO-UE – di Manlio Dinucci

Il Brasile e le acrobazie della democrazia. Intervista a Francisco Foot Hardman

di ALESSIA DI EUGENIO

Pubblichiamo l’intervista realizzata da Alessia Di Eugenio, dottoranda all’Università di Bologna, a Francisco Foot Hardman, professore presso l’Università Statale di Campinas. Negli anni ’70 e ’80 del Novecento Foot Hardman è stato militante contro la dittatura militare in Brasile e tra il 1983 e il 1985, nella fase finale della dittatura, è stato uno dei principali editorialisti del quotidiano «Folha de S. Paulo», politicamente impegnato nella campagna per le elezioni dirette per la presidenza del Brasile. Si è occupato di storia del movimento operaio in Brasile e, più recentemente, del ruolo della memoria e delle rappresentazioni culturali riguardo il periodo storico della dittatura (1964-1985). Ha inoltre partecipato e sostenuto le iniziative del collettivo «Feijoada Completa», creato a Bologna da studenti e ricercatori brasiliani e italiani in solidarietà alle proteste nelle città brasiliane contro il golpe. Continua a leggere Il Brasile e le acrobazie della democrazia. Intervista a Francisco Foot Hardman

La rotta tempestosa del socialismo bolivariano

Venezuela. Domani nuova discussione all’Osa
Caracas, Maduro in piazza

il manifesto, Geraldina Colotti CARACAS 21.06.2016

Fame, saccheggi, rivolte, scontri con la polizia. Addirittura un allarme di religiosi dominicani che sembrava provenire da uno dei punti più caldi di qualche regione africana. Le notizie sul Venezuela si battono da un solo lato della tastiera per indurre alla seguente conclusione: il paese è in preda a una crisi umanitaria, esiste “rottura dell’ordine democratico” ergo occorre un intervento esterno, preceduto dall’”aiuto umanitario della comunità internazionale”. Sullo sfondo, le prossime elezioni spagnole e – naturalmente – quelle di novembre negli Stati uniti. Continua a leggere La rotta tempestosa del socialismo bolivariano

Messico, la polizia spara ai maestri, dieci morti

Oaxaca. Centinaia di intellettuali scrivono al governo

il manifesto, Geraldina Colotti, 21.06.2016

La polizia spara, in Messico, contro i maestri che manifestano a Oaxaca, nel sud del paese. Secondo il bilancio ufficiale, vi sarebbero 6 morti, 51 feriti e 25 detenuti. Le cifre delle organizzazioni popolari parlano invece di 10 morti, oltre un centinaio di feriti e di arresti indiscriminati. I maestri hanno pubblicato i nomi di 9 persone uccise, la decima non è stata ancora identificata.

La polizia ha ammesso di aver usato armi da fuoco nella notte di domenica, ma ha accusato i maestri di aver sparato per primi e di essere “infiltrati da gruppi radicali”. I manifestanti hanno invece denunciato la presenza di cecchini e di agenti con armi di grosso calibro fin dall’inizio della mobilitazione. Con fotografie e testimonianze hanno smontato la versione della polizia, secondo la quale “solo alla fine, quando già gli agenti si stavano ritirando” sarebbe arrivato un “gruppo di appoggio della Polizia federale che portava armi di grosso calibro”. Continua a leggere Messico, la polizia spara ai maestri, dieci morti

Dopo l’attacco di Tel Aviv i palestinesi manifestano poca gioia ma comprendono le ragioni di chi ha sparato

12 GIUGNO 2016

Ogni settimana, centinaia di palestinesi sono soggetti a colpi di arma da fuoco da parte degli israeliani e scappano terrorizzati. Secondo loro quello che hanno provato gli israeliani in questo unico attacco è nulla rispetto a quello che sperimentano ogni giorno.

di Amira Hass | 10 giugno, 2016 |

Haaretz

Wafa, l’agenzia ufficiale di notizie dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina [OLP], ha messo sul suo sito una spettacolare fotografia dei fuochi d’artificio a Gaza in onore del sacro mese musulmano del Ramadan e non per inneggiare all’attacco armato di mercoledì a Tel Aviv. Anche se ci sono stati palestinesi che hanno espresso soddisfazione per l’attacco di fronte alle telecamere che li hanno trovati proprio nel momento e nel luogo giusti, né la soddisfazione né l’appoggio[all’attacco] potrebbero descrivere con precisione i sentimenti della maggior parte dei palestinesi sulla sparatoria. Continua a leggere Dopo l’attacco di Tel Aviv i palestinesi manifestano poca gioia ma comprendono le ragioni di chi ha sparato

“Un giorno di lutto chiamato Giorno di Gerusalemme”, di Gideon Levy

sul quotidiano israeliano Haaretz

“Un giorno, il giorno di Gerusalemme diventerà giorno di lutto nazionale. Le bandiere saranno a mezz’asta”, ha il coraggio di scrivere il giornalista israeliano, che descrive come una vergogna questa giornata di celebrazione israeliana dedicata, sotto scorta militare, e in modo provocatorio, alla gloria dell’annessione di Gerusalemme, che si è svolta domenica, mentre i Palestinesi della Città Vecchia si preparavano al ramadan.

“Un giorno, il giorno di Gerusalemme diventerà giorno di lutto nazionale. Le bandiere saranno a mezz’asta.

Le sirene urleranno e gli Israeliani si raccoglieranno in memoria del loro sogno svanito. Il 28 del mese di Iyar segnerà il giorno del lutto di Israele, incastrato fra il giorno della commemorazione dei soldati scomparsi e Tishna, che è un giorno che rende omaggio allo svanire del sogno e che cade prima del giorno del memoriale della distruzione del tempio. Continua a leggere “Un giorno di lutto chiamato Giorno di Gerusalemme”, di Gideon Levy