Di materia fragile – di Erri De Luca

Domenico mi scrive da Ortona un ricordo della festa del santo patrono, appuntamento attesissimo dai bambini. Uscita al completo di famiglia, gelato, fiera con bancarelle, giostra, devozioni: era festa di maggio, anticipo di estate.
Pure questa ricorrenza oggi è sospesa nell’aria, che è il deposito dei ricordi e stanno lì, coi pollini e le rondini, in attesa di essere afferrati dai capillari che li portano alla stazione centrale, del cuore.
Domenico si affaccia e li raccoglie, o si fa raccogliere da loro. Era festa di tutti, quella del santo patrono.
I compleanni sono importanti, ma quando la festa è condivisa in piazza, c’è più gusto. Le belle amiche Emiliana e Anna Lia sono nate il 25 aprile. Un po’ di festeggiamento in più per loro è sentir cantare “Bella ciao, ciao, ciao”, come una serenata sotto i loro balconi.


Il padre di Domenico ogni anno comprava dalla stessa bancarella un servizio di piatti infrangibili, che sua moglie puntualmente nascondeva in cantina. Domenico ha di recente ritrovato gli acquisti ben imballati ancora.
Così mi ha suggerito un episodio a proposito dei piatti infrangibili. A me vengono leggendo, non li trovo per aria, i ricordi.
Mamma aveva appena comprato una scodella infrangibile, di un materiale pubblicizzato in televisione. Torna a casa fiera della compera e senza dire una parola, davanti a tutti, la fa cadere a terra. La scodella infrangibile si rompe. “Uh! E pecchè?”, dice sorpresa una dei presenti, al gesto sconsiderato. Mamma rimane più sorpresa ancora e la sua faccia meriterebbe un capitolo a parte. La sua fede nella pubblicità crollò per sempre.
I piatti infrangibili furono un simbolo del progresso di allora, che è rimasto tuttora di materia fragile.

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