La strage di Karachi nel 2012: reclamo contro “l’auditor” Rina

Presentato reclamo contro l’auditor italiano RINA, per aver ignorato irregolarità fatali nella fabbrica di abbigliamento.

ripreso da “Abiti Puliti” (*)

Roma, 11 settembre – Oltre 250 persone sono morte e decine sono rimaste ferite nell’incendio che ha coinvolto la fabbrica tessile Ali Enterprises a Karachi, in Pakistan, l’11 settembre 2012. Solo tre settimane prima, l’auditor italiano RINA Services S.p.a. aveva certificato quella fabbrica per aver rispettato gli standard internazionali del lavoro. Nel sesto anniversario di quella tragedia, una coalizione internazionale di otto organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani, dei lavoratori e dei consumatori ha presentato un reclamo formale presso il Punto di Contatto Nazionale OCSE al Ministero dello Sviluppo Economico contro RINA, l’azienda che avrebbe potuto prevenire la morte di centinaia di persone, se avesse lavorato correttamente.
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Le responsabilità al di là del caporalato

Troppo facile prendersela sempre e solo con il caporalato e con gli scafisti. Abbiamo da tempo bisogno di andare oltre l’indignazione e la solita condanna retorica, oltre i capri espiatori che servono poi a coprire le responsabilità reali e profonde di fenomeni che tutto sono tranne che superficiali. Dobbiamo, ad esempio, denunciare a gran voce i diretti responsabili di quanto succede da anni nelle campagne della Puglia, ma anche nel resto dell’Italia. Sappiamo che le condizioni ignobili di lavoro e di vita sono imposte dagli interessi della Grande distribuzione organizzata (GDO) con la connivenza e la complicità normativa delle Istituzioni locali, nazionali ed europee. Tante e diverse sono anche le soluzioni avanzate dai diretti interessati. Soluzioni che devono diventare patrimonio comune e rivendicazione quotidiana.

di ‘Sfruttazero – autoproduzioni fuori mercato’

Originalmente publicado em Comune-Info.net

Sono trascorsi pochi giorni dalla doppia strage sulle strade del foggiano, dove sono morte sedici persone. Come si ripete ogni volta che ci scappano i morti, all’attenzione dell’opinione pubblica emergono le condizioni di lavoro e di vita al limite della schiavitù in cui versano migliaia di braccianti nel sud Italia così come in tanti altri territori della democratica e civilizzata Europa. Leggi tutto “Le responsabilità al di là del caporalato”

Caporali, pomodori e precariato: una selezione di articoli

9 agosto 2018 – il manifesto
II due anelli di una lunga e feroce catena
di Tonino Perna, economista

Dopo l’ultima strage è aperta la caccia ai “caporali”. Si è scatenata una gara a chi attacca in maniera più dura i “caporali”, individuati come origine dello sfruttamento e della stessa morte dei lavoratori immigrati. Il cliché è esattamente lo stesso di quanto avviene da ormai troppo tempo rispetto alle stragi di migranti nel mar Mediterraneo: è tutta colpa dei mercanti di carne umana. Pertanto, lotta dura e senza paura contro i mercanti, per mare e per terra.

L’attuale governo ha le idee chiare in proposito: eliminiamo “trafficanti e caporali” e il fenomeno immigratorio si spegnerà da solo così come le migliaia di braccianti che raccolgono pomodori nel foggiano o arance nella piana di Rosarno troveranno finalmente un lavoro regolare e pagato a tariffa sindacale. L’immaginario collettivo costruisce lo scenario: trafficanti di carne umana rapiscono i giovani dell’Africa, li costringono a lasciare la loro terra per venire in Europa, o nel migliore dei casi li ingannano con promesse di lavoro e ricchezza. Così come i “caporali” sfruttando i braccianti africani li costringono a lavorare per quattro soldi: scompare il ruolo dei proprietari terrieri, delle multinazionali del food, della grande distribuzione. Leggi tutto “Caporali, pomodori e precariato: una selezione di articoli”

Quando la schiavitù è “Made in Italy”

di Deborah Lucchetti (*)

Estratto dell’articolo di approfondimento contenuto nel rapporto “Sviluppo sostenibile per chi? Una visione critica per la coerenza delle politiche italiane ed europee” a cura della “Coalizione italiana contro la povertà“.

Leggere le rotte di produzione globali che oggi caratterizzano il settore della moda è di fondamentale importanza per comprendere l’architettura dell’economia mondiale, i suoi modelli organizzativi e di governance. Le profonde riorganizzazioni produttive che hanno attraversato gli ultimi decenni, basate sulla frammentazione e dispersione spinta della produzione, hanno dato origine a complesse reti di fornitura globale che attraversano i diversi Paesi generando flussi di merce, capitali e manodopera che plasmano la geografia sociale e politica dei territori. Si tratta di rotte produttive in continuo mutamento, dove la mobilità dei capitali unitamente alle strategie di outsourcing (come viene chiamata la esternalizzazione della produzione di beni o servizi) crea l’ambiente perfetto per spingere le condizioni di lavoro e i salari sempre più in basso. Il risultato è che oggi a produrre un capo di abbigliamento o un paio di scarpe concorre una manodopera dislocata in diverse parti del mondo, che opera con intensità e in condizioni di lavoro differenziate, a seconda che si collochi a monte o a valle delle catene globali del valore. Le imprese transnazionali si riorganizzano costantemente e, tramite i flussi produttivi generati lungo le catene di produzione, intersecano dinamiche istituzionali, sociali, lavorative e spaziali che utilizzano nel modo più vantaggioso e profittevole. Il potere è concentrato nelle mani delle imprese leader detentrici del marchio e/o dei canali distributivi; oggi i global player, che dettano all’infinita e frammentata pletora di fornitori e sub-fornitori le condizioni e i termini di partecipazione ai processi produttivi, determinano le condizioni di lavoro e di vita di milioni di lavoratori, soprattutto donne.
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Brasile: guerra agli indigeni nel nome dell’oro blu

Nello stato del Ceará gli indios Jenipapo Kanindé e Anacé attaccati dalle multinazionali, dai grandi proprietari terrieri e anche dal Partido dos Trabalhadores.

di David Lifodi

Gli indios Jenipapo Kanindé, più conosciuti come Cabeludos da Encantada, sono un popolo che abita nella Terra Indígena Lagoa da Encantada (stato del Ceará), la cui integrità è messa seriamente a rischio dall’impresa Pecém Agroindustrial S.A., di proprietà del Grupo Ypióca, dedita alla produzione di carta e cartone. L’acqua rappresenta per l’impresa la materia prima indispensabile per la produzione quotidiana della carta. Pecém Agroindustrial ha pensato di poter derubare gli indios Jenipapo Kanindé a proprio piacimento. Nonostante in tutte le sedi giudiziarie l’impresa sia stata obbligata a ritirarsi dalla Terra Indígena Lagoa da Encantada (l’ultima sentenza è stata emessa dal Tribunale Federale Supremo nel settembre 2017), un luogo ritenuto sacro dagli indios, i Jenipapo Kanindé ancora oggi sono costretti a difendersi. Leggi tutto “Brasile: guerra agli indigeni nel nome dell’oro blu”

L’europarlamentare Gualtieri visita il prigioniero politico Lula

Giovedì 26 luglio 2018 l’europarlamentare Roberto Gualtieri ha visitato quello che ormai non può che essere definito il prigioniero politico Lula, l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, nel suo luogo di detenzione illegittima, il commisariato di polizia in una piazza di Curitiba. Gualtieri ha portato la solidarietà del gruppo della socialdemocrazia del Parlamento europeo, dei suoi massimi dirigenti e di cinque ex primi ministri italiani. Si traduce la ferma dichiarazione fatta ai giornaliti dall’eurodeputato all’ usicta dal carcere.
Lo stesso giorno è giunta la lettera di Bernie Sanders e altri membri del Congresso statunitense all’ambasciatore del Brasile a Washington (e quindi al governo brasiliano) molto ferma nell’esprimere preoccupazione sulla situazione della democrazia in Brasile alla luce della persecuzione  giudizaria. Il testo in inglese può essere consulato sul sito  https://lula.com.br/

Infine il 23 luglio 2018 il pastore luterano Inácio Lemke, vice presidente dell’ IECLB , il coordinamento delle chiese luterane del Brasile, ha reso visita a Lula. Già molti esponenti di diverse chiese e religioni avevano visitato Lula nel corso dei 100 giorni della sua detenzione: fra gli altri Leonardo Boff, il presidente degli Evangelici per lo stato di diritto Ariovaldo Ramos, il vescovo anglicano  Naudal Alves Gomes, l’inviato di papa Francesco Juan  Grabois. Il pastore Lemke ha conversato con i giornalisti e si traducono brevi parti delle sue parole. Inoltre il 24 luglio è giunta a Lula uma lettera di diversi esponenti della Chiesa evangelica di confessione luterana di tre paesi,  Brasile, Argentina e Germania di cui si traducono alcuni passaggi.  T.I. Leggi tutto “L’europarlamentare Gualtieri visita il prigioniero politico Lula”

25a Marcia per la Giustizia – 8 settembre 2018

manifesto marcia 2018

Costruiamo insieme una nuova Umanità

C’è bisogno di più umanità, l’obiettivo del diritto alla vita va perseguito, aprire il cuore e la mente, prendere coscienza, portare aiuti ai bambini nel mondo, ammalati, che muoiono di fame e di sete.

C’è bisogno di più umanità, costruire ponti verso l’altro, aprire le frontiere, porte e porti, mettersi al servizio di chi è in grave difficoltà nel mare, salvarli ci rende migliori, più umani e più forti.

C’è bisogno di più umanità, con umiltà praticare buone azioni, concrete e con generosità, superare l’egoismo, per portare aiuti ai poveri, ai senza tetto, con una vera solidarietà. Leggi tutto “25a Marcia per la Giustizia – 8 settembre 2018”

Il vescovo di Palermo Lorefice: «Siamo noi i predoni dell’Africa»

lunedì 16 luglio 2018

Pubblichiamo il testo del discorso alla città pronunciato domenica sera dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice in occasione del Festino di Santa Rosalia.

Care Palermitane, Cari Palermitani,

è la sera della nostra festa, della festa di Palermo – la nostra Palermo – e il mio primo pensiero è quello di salutarvi con affetto: da padre, da fratello, da cittadino di questa Città, con voi e come voi. Benvenuti in questa piazza!

Vengo qui a parlarvi da padre e da pastore, ma sento profondamente di essere sulla vostra stessa barca, toccato dai tanti dolori della nostra terra, in cerca come voi di speranza e di verità. Da questo punto di vista, il Festino deve rappresentare per noi un momento di gioia, di condivisione, ma non di evasione e di estraneazione dalla realtà. Non è tempo di dormire, ma di stare svegli! È tempo di guardare con gli occhi ben aperti a quelli che Papa Giovanni XXIII chiamava “i segni dei tempi”. Che cosa sono i segni dei tempi? Sono gli eventi della storia concreta delle donne e degli uomini d’oggi che ci parlano, ci chiamano ad un cambiamento, interpellano la Parola di Dio che delle nostre esistenze custodisce il senso e la speranza. Vorrei stasera comunicare a tutti voi l’appello che riguarda noi, credenti della Chiesa di Palermo, e – perché no? – tutti voi, convenuti qui, donne e uomini di buona volontà uniti in una ideale assemblea della nostra Città, nell’affetto antico e sempre nuovo per Rosalia. Leggi tutto “Il vescovo di Palermo Lorefice: «Siamo noi i predoni dell’Africa»”

Lettera Rete di Quarrata – maggio-giugno 2018

Carissima, carissimo,
sono arrivato di nuovo in Brasile, a San Paolo, sabato 5 maggio, ho trovato una città dove si stende una cappa di tristezza e di abbandono che si può leggere nella maggioranza delle persone che ho incontrato.
Il Golpe parlamentare-giuridico-mediatico, -appoggiato dagli organi di sicurezza degli USA-oggi ha chiuso l’orizzonte a questo Paese che aveva incontrato il “sole” con i governi Lula e Dilma, liberando 45 milioni di brasiliani dalla povertà, da esclusi a inclusi!
Nessuno ha saputo dirmi con esattezza dove sta andando il Paese. Ci sono nuove leggi votate che prevedono impunità ai politici e agli attuali 50.000 giudici. In questi giorni, l’attuale  presidente golpista Temer è stato ancora una volta denunciato per aver ricevuto un milione di dollari di tangente, ma non è preoccupato, controlla il Parlamento.
Il segnale che sale alle cronache è l’aumento della violenza con un numero di vittime pari ad un paese in guerra. Le classi povere, adesso lo sono molto di più a causa dei tagli ai programmi sociali che l’attuale governo Golpista ha effettuato: oltre l’80%. Leggi tutto “Lettera Rete di Quarrata – maggio-giugno 2018”

Nella Striscia di Gaza il 70% della popolazione “dipende” dagli aiuti internazionali

22 marzo 2018

Israele taglia acqua potabile a Gaza
Gaza – MEMO, Quds Press. Israele ha interrotto i rifornimenti d’acqua potabile per la Striscia di Gaza dallo scorso mercoledì, secondo quanto riportato da Quds Press.
La mossa è stata fatta senza alcun preavviso. “Mekorot, il fornitore d’acqua israeliano, ci ha confermato mercoledì scorso che avrebbe tagliato l’acqua per un paio d’ore a scopo di manutenzione”, ha spiegato Maher Salem, il direttore dell’Autorità per l’acqua di Gaza. “Da allora, l’acqua non è più tornata. Il pompaggio non è stato ripreso come concordato con loro. Ciò ha influito sulla distribuzione dell’acqua a Gaza”. Leggi tutto “Nella Striscia di Gaza il 70% della popolazione “dipende” dagli aiuti internazionali”