Militari di tutto il mondo in guerra con il clima

di Marinella Correggia (*)

«Il settore militare non solo inquina ma contamina, trasfigura, rade al suolo. Il destino della Terra e del mondo è nelle mani delle armi. Un concetto impressionante» (Barry Sanders, Green Zone. The environmental costs of militarism)

C’è chi la chiama carbon bootprint: impronta climatica degli scarponi militari. E’ l’impatto climalterante di energivori sistemi d’arma, basi e apparati, aerei, navi, carri armati, eserciti; e soprattutto degli interventi bellici veri e propri. Un cappio al collo del pianeta e un vero circolo vizioso, come sintetizzava l’appello«Stop the Wars, stop the warming» lanciato dal movimento globale World Beyond War alla vigilia della Conferenza sul clima di Parigi (2015): «L’uso esorbitante di petrolio da parte del settore militare statunitense serve a condurre guerre per il petrolio e per il controllo delle risorse, guerre che rilasciano gas climalteranti e provocano il riscaldamento globale. È tempo di spezzare questo circolo: farla finita con le guerre per i combustibili fossili, e con l’uso dei combustibili fossili per fare le guerre». Leggi tutto “Militari di tutto il mondo in guerra con il clima”

A Verona la prima Agorà degli abitanti della Terra

TUTTO E’ PRONTO PER IL SUMMIT INTERNAZIONALE

Sono previste 200 persone da tutto il mondo. L’incontro veronese si situa nell’ambito della campagna “L’audacia nel nome dell’umanità”. L’obiettivo è quello di redigere la Carta dell’Umanità per dare fondamento giuridico all’umanità e a un nuovo soggetto di diritto: l’abitante della Terra.
Tanti i protagonisti e i testimoni.

VEDI SOTTO IL PROGRAMMA

VERONA –  Meno di un mese alla prima Agorà degli abitanti della Terra. Un programma denso di tre giornate che vedrà la partecipazione di circa 200 persone da varie parti del mondo, che da oltre un anno lavorano per la campagna “L’Audacia nel nome dell’Umanità”, lanciata dall’economista italo-belga Riccardo Petrella.
Saranno presenti anche volti noti dell’impegno sociale e culturale, come l’attore Moni Ovadia, il vescovo della Patagonia cilena Luis Infanti de la Mora, il teologo della liberazione latino-americana Marcelo Barros, il filosofo Roberto Mancini, la coordinatrice del Global Justice Network Francine Mestrum, nonché testimoni del Sud, come la mediatrice camerunense Marguerite Lottin, il medico indiano Siddhartha Mukherjee e Isoke Aikpitanyi, che si è liberata dal racket della prostituzione nigeriana e vincitrice del premio Donna dell’anno 2018. Leggi tutto “A Verona la prima Agorà degli abitanti della Terra”

La Trattativa Stato-mafia, intreccio mortale tra poteri forti, occulti e criminali

Rossella Guadagnini il 18 novembre 2018. Mafie

Il processo più emblematico della storia d’Italia – dopo il Maxiprocesso (1986-1992) e quello ad Andreotti (1993-2004) – è raccontato dal suo principale protagonista, il pm Nino Di Matteo, e dal giornalista Saverio Lodato, nel libro “Il patto sporco”, edito da Chiarelettere. Che spiega anche come mai – malgrado una sentenza di condanna pronunciata il 20 aprile scorso e 5252 pagine di motivazione da parte dei giudici depositate il 19 luglio – in Italia si faccia ancora fatica a parlarne.

Un grande silenzio avvolge il processo sulla Trattativa Stato-mafia e il suo verdetto: colpevoli! Come se, dopo una sentenza di condanna pronunciata il 20 aprile scorso e 5252 pagine di motivazioni depositate dai giudici il 19 luglio, si fosse passati ad altro, archiviando la cosa in quanto evento di scarsa importanza. O uno di quelli cruciali, ma troppo scomodi e indigesti. Leggi tutto “La Trattativa Stato-mafia, intreccio mortale tra poteri forti, occulti e criminali”

E se dicessimo che i soldi ci sono? – di Antonio De Lellis

Nel giorno della canonizzazione di Oscar Arnulfo Romero abbiamo appreso che verranno deportati gli abitanti di Riace. Una gioia enorme per il popolo sudamericano, del quale faccio parte, e per tutti coloro che hanno sete e fame di giustizia, ma anche una grande e profonda sofferenza per questa Italia incamminata verso il baratro. Riace è un modello di possibile convivenza e armonia tra diversi, Riace è la possibilità di rivitalizzare i piccoli comuni, spina dorsale di un paese che potrebbe ripopolarsi, ma che vuole suicidarsi all’ombra di una politica razzista e xenofoba avviata a dominare la scena politica dei prossimi anni perché basata su una narrazione trentennale di finanza-capitalismo. Leggi tutto “E se dicessimo che i soldi ci sono? – di Antonio De Lellis”

Un cambiamento irreversibile – di Guido Viale

Il cambiamento climatico in corso è il grande assente dalle politiche non solo italiane, ma anche europee e mondiali. Con poche eccezioni lo si nomina solo per non doverne più parlare. C’è un negazionismo esplicito che risorge periodicamente nonostante l’evidenza dei fatti (vedi Trump, ma anche, dietro a lui, l’esercito in marcia dei trumpiani); un negazionismo di fatto che consiste nel parlarne e farne parlare il meno possibile (“i problemi sono altri”… “il problema è la crescita”…); e c’è un negazionismo opportunista che dice tutto e il contrario di tutto (vedi Renzi che, a Parigi, vanta i progressi delle rinnovabili in Italia – che lui peraltro aveva fermato – e subito dopo si adopera per far fallire il referendum contro le trivellazioni). Ma in tutti e tre i casi i negazionisti hanno un denominatore comune, come spiega Naomi Klein in Una rivoluzione ci salverà: tutti sanno che una catastrofe è alle porte, ma hanno anche capito che per fermarla bisognerebbe cambiare alle radici l’organizzazione sociale, e non sono disposti a farlo. Non possono farlo, ma non possono nemmeno pensarlo, cioè concepirne e accettarne le implicazioni. Ma attenzione, una pigrizia mentale come questa colpisce spesso anche noi… Leggi tutto “Un cambiamento irreversibile – di Guido Viale”

Il potere politico delle armi – di Manlio Dinucci

4 ottobre 2018 – pubblicato su il manifesto

Mercati e Unione europea in allarme, opposizione all’attacco, richiamo del presidente della Repubblica alla Costituzione, perché l’annunciata manovra finanziaria del governo comporterebbe un deficit di circa 27 miliardi di euro. Silenzio assoluto invece, sia nel governo che nell’opposizione, sul fatto che l’Italia spende in un anno una somma analoga a scopo militare. Quella del 2018 è di circa 25 miliardi di euro, cui si aggiungono altre voci di carattere miitare portandola a oltre 27 miliardi. Sono oltre 70 milioni di euro al giorno, in aumento poiché l’Italia si è impegnata nella Nato a portarli a circa 100 milioni al giorno.
Perché nessuno mette in discussione il crescente esborso di denaro pubblico per armi, forze armate e interventi militari?
Perché vorrebbe dire mettersi contro gli Stati uniti, l’«alleato privilegiato» (ossia dominante), che ci richiede un continuo aumento della spesa militare.

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