Bintou e il falò sacro – Rosinalda Corrêa da Silva Simoni

È un altro giorno di sole nel villaggio di Bintou e lei è più felice del solito, perché si sta preparando, insieme con tutte le persone del paese, per la festa del raccolto, la festa annuale in cui tutti quanti ringraziano gli Orixás per l’abbondanza della terra che ha dato buoni frutti. In questa festa c’è un banchetto speciale con tutte le primizie appena raccolte: inhame, granturco, patate. Poi c’è un grande falò, intorno al quale tutte le persone del villaggio si concentrano. Il momento più divertente per i bambini consiste nell’arrostire il granturco, le patate e l’inhame direttamente nel falò. Anche gli alimenti che non vengono arrostiti sono presentati a questo grande falò sacro. Dicono gli anziani che questo è il falò del grande re, il giusto e il saggio, e aggiungono che chi rende grazie a lui non soffrirà mai la fame, purché abbia voglia di lavorare, è chiaro!

Quest’anno Bintou ha qualcosa in più da festeggiare, perché ha da poco conosciuto un nuovo amico, il bambino uccello, e vorrebbe che partecipasse alla festa. La nostra amica ha trascorso giorni e giorni a cercarlo, per poterlo invitare alla grande festa nel villaggio, poterlo presentare a tutti quanti e poi, naturalmente, per fare con lui i tre giri rituali intorno al falò, che danno diritto a esprimere un desiderio.

Il desiderio che Bintou vuole vedere realizzato è uno solo: avere le ali, ali per volare con il suo nuovo amico, per apprendere a volare in tanti modi diversi, e così la festa avrebbe davvero tutto quello che serve per essere una signora festa. La nostra amica ha iniziato il giorno andando ancora una volta nel campo delle more, nel posto esatto dove conobbe il bambino uccello, e, giunta là, ha chiesto il silenzio alla sua piccola Nora, la scimmietta che la accompagna dappertutto, con la speranza di poter percepire qualche rumore che indicasse l’arrivo del suo amico. Ma non stava succedendo nulla, finché Bintou ha avuto un’idea: sotto l’albero dove si trovava ha disegnato una mappa con delle figure che rappresentavano il villaggio, le persone che danzavano e suonavano i tamburi intorno a un grande falò e molto, molto cibo appetitoso, simboleggiato dalle more che la nostra piccola amica ha disposto in terra. Poi ha aggiunto un nastro rosso legato a un ramo, perché lui potesse vederlo dall’alto, e ha corso verso il villaggio con Nora. Aveva un sacco di cose da fare, preparare i nastri per la festa e le altre decorazioni, mettersi il vestito nuovo e farsi le trecce, anche, e non poteva tardare oltre! Mentre tornava verso il villaggio, però, non poteva fare a meno di domandarsi:

‘Chissà se verrà? Chissà se vedrà il nastro e la mappa e capirà?’ La notte alla fine è arrivata, il villaggio è invaso dai profumi dei cibi di ogni tipo e sapore, perfino Nora sta sfilando fra i banchi della festa con un nastro bianco e rosso legato intorno alla sua testolina.

La nostra piccola amica è bellissima nel vestito della festa: nelle sue trecce, oltre ai nastri di vari colori, ha tante conchiglie naturali color dell’oro, dono di sua nonna, di quando lei se ne andò per diventare guardiana del grande pesce di Oxúm, la signora dell’oro e della bellezza. Le bambine escono in corteggio, al suono dell’Ijexá. Con Bintou c’è la sua cuginetta, Dará, e sulle porte delle capanne tutte le famiglie cantano e danzano, mentre osservano ammirate il corteggio delle bimbe. A un certo punto la persona più anziana del villaggio dà il via alla cerimonia di apertura della festa, che consiste nell’accensione del falò. Com’è bello tutto questo! Ma Bintou è un po’ triste e Dará vuole sapere perché.

“Sono triste perché mi manca qualcuno, qualcuno che mi piacerebbe farti conoscere”, risponde Bintou. Il tempo passa, le persone danzano e si raccontano storie intorno al falò, mentre le patate e il granturco arrostiscono. La luna è grande, spettacolare, in alto nel cielo. Bintou si allontana per un istante dal falò e si vede come inseguita da un’ombra, ma non prova paura, perché nel fondo del suo cuoricino già s’immagina di chi sia. A un certo punto lei sente come una brezza soffiare, si volta e vede, nella luce chiara della luna, un grande uccello dalle piume azzurrate che, velocemente, si trasforma in un bambino. È il suo amico Alukô, è arrivato! Bintou lo riceve con un grande sorriso e un abbraccio silenzioso. Ha da subito la sensazione, come la prima volta, che lui comprenda tutto anche senza parlare. Poi, con un sorriso, lui dice: “Ma tu hai già le ali!” Bintou, confusa, guarda a destra e a sinistra cercando qualcosa sulla sua schiena e, vedendo che non trova niente di diverso, si volta delusa verso Alukô: “Dove? Non vedo nulla!” Lui, sorridendo, pone le mani sulla testa della nostra amichetta e le dice: “Ma sono qui dentro!” Bintou rimane di sasso solo per un secondo, guardando lui che sorride, e poi gli ordina: “Andiamo, andiamo al falò, subito!” E lo trascina con il suo consueto impeto. Dará lo riceve sorridendo, i tre ridono, mangiano e si divertono e poi, quando Bintou meno se lo aspetta, Alukô all’improvviso sparisce, con un movimento magico. Ed ecco lei persa nei suoi pensieri, guardando la luna, e poi volando sopra il villaggio, fino a vedere il falò dall’alto con tutte le persone intorno, danzando e cantando, e poi eccola a posarsi sul grande baobab e sentire il profumo del sole che sorge. Ed ecco, infine, che Bintou comprende cosa voleva dire Alukô quando le aveva spiegato che le sue ali erano dentro alla sua testolina ricciuta. Sì, è vero, lei aveva le ali. Bintou sta dormendo, adesso, e sta continuando a sognare, o meglio a volare, grazie alle sue ali e a quelle di Alukô.

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