Editoriale del numero 101

Diritti per tutti

Da cinque anni l’Occidente, e il nostro paese in particolare, sono alle prese con una depressione economica gravissima.
Sotto i suoi colpi sono caduti uno dopo l’altro i dogmi liberisti su cui era stato edificato il nuovo ordine mondiale globalizzato.
Fondata su questi ultimi, governata da oligarchie ostinatamente arroccate in loro difesa, l’Unione europea è nel marasma.
Il suo pilastro, l’euro, traballa, e rischia di essere la causa prima dello sfaldamento dell’Unione.
Anche in Italia è aperta la battaglia tra le forze della conservazione e quelle del cambiamento.
Emerse in modo impetuoso nelle recenti elezioni, queste ultime si trovano davanti alla sfida più grande: governare il paese per portarlo fuori dal marasma in cui l’hanno ficcato le classi dirigenti e il loro personale politico.
Ma qual’è l’alternativa al disordine, alla disoccupazione, alla miseria e alla disperazione che afferrano la maggioranza dei cittadini? Quali sono le misure di trasformazione più urgenti? È possibile superare la crisi? E pensabile uscire dal marasma senza riconquistare sovranità politica e monetaria?
Eppure, il principio della condivisione dei beni della Terra e dell’equa distribuzione del benessere deve essere fondamento imprescindibile dell’economia. Non deve più accadere che organismi privati, agenzie di rating al servizio degli interessi speculativi di chi costruisce il suo benessere scommettendo sul debito e sulla debolezza altrui, rastrellando ricchezze senza contribuire in nulla al progresso dell’umanità, decidano sulle sorti di interi paesi e sulla vita di miliardi di milioni di esseri umani. Le decisioni essenziali della politica devono avere la più ampia partecipazione, soprattutto quando riguardano la gestione di beni essenziali come il cibo, l’acqua, l’istruzione, la salute, l’energia, l’ambiente e non possono rispondere esclusivamente alle regole del profitto. La gravità dell’attuale situazione che vede intrecciarsi sullo scenario globale una crisi finanziaria, una crisi sociale e una crisi ecologica, richiede una svolta culturale e morale per costruire un futuro migliore
I soldi per una rivoluzione sostenibile ci sono. Sono solo 12 milioni le persone su 7,1 miliardi di abitanti della terra, che hanno una ricchezza pari a 46.200 miliardi di dollari (più della metà del Pil mondiale).
Anche con la crisi, i super ricchi continuano a non passare di moda. L’uguaglianza è un valore cui pochi, almeno a parole, sarebbero disposti a rinunciare. Eppure lo sappiamo, ci sono alcuni più uguali degli altri. E sono in aumento. I più uguali di tutti hanno ormai raggiunto il ragguardevole numero di 12 milioni di individui: all’incirca, ironia della sorte, la popolazione della Grecia, lo 0,15% della popolazione del mondo.
Ciascuno dei quali ha una disponibilità liquida di almeno 5 milioni di dollari.
Non pensi che la “politica”, quella vera, non quella della gestione del potere, debba tornare ad avere la regolamentare e gestire la finanza?
Dipende da ognuno di noi.
Diritti per tutti significa principalmente creare una società all’interno della quale tutti possano viverci con dignità, partendo dai diritti essenziali: scuola, salute, lavoro, integrazione, relazione ecc…
Termino cercando di provocare: come mai in Europa, con la disoccupazione giovanile di massa esistente, 70% in Grecia, 40% in Portogallo, 40% Italia, 50% in Spagna fino ad oggi non ha prodotto nessuna rivolta sociale? Perchè non succede niente? La crisi economica, la crisi della politica e la poca democrazia non stanno muovendo niente verso il cambiamento. Non è forse la globalizzazione la principale causa? Il potere globale finanziario sta inghiottendo tutte le Nazioni, appropriandosi dei loro poteri, e noi? Forse la rivolta non scoppia perchè c’è una grande delusione della gente nell’attuale classe politica, impotenti a qualsiasi cambiamento, forti nel mantenere un potere perchè vivono “al di sopra” e non conoscono realmente i problemi della gente. Cosa aspettiamo?

il direttore

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