Diario del meticcio – Mario Lancisi

L’auto del Papa

«A me fa male quando vedo un prete o una suora con un’auto di ultimo modello: ma non si può!”. Lo ha detto papa Francesco durante l’incontro con i seminaristi, i novizi e le novizie nell’Aula Paolo VI. Il Papa parlava del fatto che la gioia non nasce “dalle cose che si hanno”. Scherzando, Bergoglio ha poi aggiunto: “Voi ora pensate questo, ‘adesso padre dobbiamo andare con la bicicletta?’ Ma la bicicletta è buona, mons. Alfred va con la bicicletta”, ha detto accennando al suo segretario particolare, mons. Alfred Xuereb. “Io credo che la macchina è necessaria, se si deve fare tanto lavoro, spostarsi tanto, ma prendetene una più umile – ha detto ancora il Papa -. Se prendete quella bella, pensate a quanti bambini muoiono di fame. Soltanto quello. La gioia non viene dalle cose che si hanno”.

 

Lampedusa

“Dio ci giudica da come trattiamo gli immigrati”. Lo ha detto il papa a Lampedusa. Chi glielo dice ai cattolici leghisti e xenofobi?

 

Gesù socialista

Mio nonno Carlo (che non ho conosciuto)  era un contadino socialista. Diceva di essere socialista perché Gesù vestiva di rosso. Era insomma un socialista di Dio. Trovava assonanza tra i valori evangelici e quelli socialisti.

Ho pensato a nonno Carlo quando l’ex socialista Cicchitto ha criticato il papa: “un conto sono le prediche e altra cosa governare”.

Ma senza valori -socialisti, cristiani ecc.- non si governa. Ma questo Cicchitto, socialista sulla via prima di Gelli e poi di Berlusconi, non lo può capire.

 

Le ali dei ragazzi

Per anni andare ai colloqui dei professori e sbattersi con l’incapacità di capire da parte degli insegnanti  che non esistono studenti da dieci e studenti da sufficienza arrancata. Che in ogni ragazzo ci sono talenti che l’insegnante deve essere bravo a tirare fuori.

E poi un sera di luglio, con l’ aria da baccalà lesso per il sudore e il caldo, rimanere in silenzio, stupito a guardare un fiore sbocciare dimostrando un’intelligenza straordinaria del suo nuovo lavoro, mentre ceni nella brezza marina.

E piangere poi di gioia e di rabbia nella tua Micra con il freddo a palla e lo stomaco pieno di pesci fritti per i giorni umiliati ad ascoltare i professori.

E i tanti ragazzi recisi come fiori dalla scuola.

E avere voglia, sulla strada del Sorpasso, di bomboloni caldi e vino bianco ghiacciato…

Non appesantite di piombo le ali dei ragazzi che Dio vi ha  affidato perché li facciate volare.

 

La parola

Gli umani hanno il grande dono della parola.
Ma il dono si trasforma in dolore se la parola non riesce ad esprime la tua verità.
La parola ti si strozza dentro e diventa dolore, pianto, asfissia.
Non a caso il Vangelo di Giovanni dice: In principio era la Parola.

 

La brillantina di Gesù

A volte capita che i libri ti arrivano e li depositi lì, in qualche angolo dello studio e poi magari li riprendi in mano dopo tanto tempo. È quello che mi è successo in questi giorni agostani caldi e afosi, la sera, prima della notte. Ho preso in mano un libro sulle lettere di Giorgio Falossi, un operaio cattolico fiorentino, morto tre anni fa, che fu grande amico di molti preti e esponenti del mondo cattolico fiorentino degli anni Sessanta e Settanta. In particolare di don Milani e don Borghi. L’ho conosciuto, Giorgio. E nel libro(Giorgio Falossi -Una stagione della Chiesa fiorentina- Sef) ci sono anche due lettere indirizzate a me e che rievocano episodi che avevo dimenticato.

I primi assaggi del libro sono stati per me una scoperta meravigliosa. Vi cito solo un passo (in seguito vi terrò informati della mia lettura). Abbastanza a caso, pag. 158. “Gesù l’ha detto chiaro accettando la brillantina: ‘Mi fo profumare perché tra poco moio. Ma quando non ci sono più io pensate ai poveri. E non gli date solo il necessario, perché così lo fanno anche i pagani. Ma dategli il superfluo perché i poveri, i disperati, hanno bisogno del di più’”.

Giorgio era un operaio. Ma scriveva con questa eleganza e profondità molto milianiane. Davvero un bellissimo libro.

 

La libertà è un’arte

“C’è molto da fare per noi cristiani. Uscire dal calduccio della pigrizia dove tutto è assunto dal prete, dal Vescovo, dal Papa, come se la nostra vita fosse condizionata e decisa da un dogma o da un precetto, non è facile, anche per  l’incapacità nostra a giudicare. Nessuno ci ha insegnato che la libertà è un’arte e non una scienza e quindi non si può codificare ma inventare lì per lì”. Da Giorgio Falossi, operaio cattolico fiorentino.

 

Faraone

Ho deciso di non confessarmi più finché non potrò denunciare un peccato contro il primo comandamento. Il mondo aspetta da noi l’annuncio della salvezza, aspetta la felicità e noi si passa il tempo a scegliere quale marca di preservativo sia la più efficiente. Abbiamo portato il Cristo anche in banca. Entriamo nella casa del faraone, non ci caccia e noi la chiamiamo vittoria.
(da Giorgio Falossi, pag. 73)

 

In morte di don Chiavacci

Morto don Enzo Chiavacci. Un grande teologo e un grande esperto di treni. L’ho intervistato per entrambe le qualifiche. Come teologo negli anni Novanta tuonava contro le banche e la Borsa. Tutti lo irridevano. Le azioni volavano. Poi è successo quello che è successo.
A volte c’è chi dice: basta con gli utopisti. Non si può essere francescani. Non si può essere come Savonarola. La politica e l’economia hanno leggi che la teologia non comprende.
E questo è un errore. Un tragico errore, come dimostrano questi anni drammatici.
Torniamo a leggere e riflettere sugli “utopisti” alla don Chiavacci.

 

Vi odio

Siamo di nuovo con le orecchie tese, gli occhi spalancati di paura e il cuore confuso. Soffiano venti di guerra. L’ennesima inutile e tragica guerra.Di nuovo il solito rito: la Siria usa gas nervini e quindi va bombardata. Ispettori. Nazioni divise. Premier che mostrano i muscoli. Premier che dicono: se l’Onu dice guerra, noi facciamo la guerra. Ma cosa è l’Onu se non una vecchia, ipocri…tica e costosa istituzione che non tutela nessuno e che è in mano ai potenti della terra?

E di nuovo il ricatto: vuoi tu la morte dei bambini siriani? No, non la voglio, ci mancherebbe, povere creature. E allora, semplice: bisogna dare una “bombardadina”, come ha scritto un Pd oggi su Fb. Espressione che mi ricorda il barbiere: “Signor Lancisi, una tagliatina veloce?”.

Ipocriti. Vigliacchi. Guerrafondai. Ci costringete sempre a scegliere tra la morte e la morte.

Io voglio la vita. Voglio una politica che si preoccupi giorno dopo giorno di costruire la pace. E’ difficile, lo so ma la politica di altro si occupa. Di Berlusconi. Di primarie.

Vi odio, vi odio perchè ogni volta mi costringete a piangere per la morte di bimbi innocenti. Di madri e padri senza colpe. Perché ogni volta mi ponete difronte al ricatto più criminale dell’umanità: o dici sì alla guerra o…

No, io stavolta al ricatto non cedo e con tutta la mia povera voce urlo: Pace. E vi odio, vi odio tanto, signori della guerra.

 

Pacem in terris

Nessuno lo ha ricordato, in questi giorni di venti guerreschi, che mezzo secolo fa, nel 1963, papa Giovanni XXIII emanò la famosa enciclica “Pacem in terris”. Era aprile e i mandorli erano gà fioriti. Si usciva da un pericolo di guerra atomica, e quella parola “pacem” risuonò dolce nei cuori di credenti e no. Così come la parola successiva: in terris, in questa terra. Fino ad allora la Chiesa aveva coltivato soprattutto l’idea di una pace celeste e il papa Buono ci ricordò che la pace si deve avverare a partire da qui, da questa nostra bellissima e maledetta terra. E quell’enciclica si appellava infine a tutti gli “uomini di buona volontà”, altre parole di magico valore di rottura. C’era la guerra fredda, lo scontro tra rossi e neri, ma il papa ricordava che sotto le divisioni politiche e ideologiche deve battere un’intenzione umanistica comune. Ecco, se i partiti tornassero a quell’enciclica, se la scuola che si sta per riaprire la leggessero, se la Chiesa la leggesse dall’altare, ecco ci sentiremmo tutti forse un po’ più pacifici.

 

Il Papa contro i mercanti di armi

Lo ammetto: non ho digiunato per la pace. Sì, vanno bene i digiuni e le bandiere per la pace. Però non mi appassionano. Sono riti non inutili, ma già celebrati. Io cercavo qualcosa di nuovo oltre le solite sequenze delle guerre annunciate.

Cercavo l’anima segreta del mio odio per la guerra. E questa anima l’ha disvelata il papa tuonando contro le ragioni della guerra: non la difesa delle vittime, ma degli interessi dei mercanti di armi.

L’odio genera l’odio. Le armi moltiplicano le armi. Le guerre generano nuove guerre. C’è un solo modo per porre fine a questo macabro gioco di infiniti rimandi: dire no alla guerra. A qualsiasi guerra. La guerra è al servizio del capitalismo delle armi.

Basta. Vi odio mercanti di armi. E odio anche i signori della politica che assecondano i vostri interessi.

 

L’odio e il digiuno

Lo ammetto: non ho digiunato per la pace. Sì, vanno bene i digiuni e le bandiere per la pace. Però non mi appassionano. Sono riti non inutili, ma già celebrati. Io cercavo qualcosa di nuovo oltre le solite sequenze delle guerre annunciate.

Cercavo l’anima segreta del mio odio per la guerra. E questa anima l’ha disvelata il papa tuonando contro le ragioni della guerra: non la difesa delle vittime, ma degli interessi dei mercanti di armi.

L’odio genera l’odio. Le armi moltiplicano le armi. Le guerre generano nuove guerre. C’è un solo modo per porre fine a questo macabro gioco di infiniti rimandi: dire no alla guerra. A qualsiasi guerra. La guerra è al servizio del capitalismo delle armi.

Basta. Vi odio mercanti di armi. E odio anche i signori della politica che assecondano i vostri interessi.

 

Papa re

Ogni giorno il papa ci stupisce, ma la sua rischia di essere una rivoluzione dall’alto. Monarchica. Alla base tutto continua come prima.

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