Chiesa di tutti, Chiesa per tutti, Chiesa dei poveri – don Marco Campedelli

Questa preghiera l’abbiamo inviata all’assemblea “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri” che si è tenuta a Roma il 15 settembre per i Cinquant’anni del Concilio Vaticano II. Leggere e condividere questa preghiera può essere un semplice invito a continuare il cammino del Concilio, ad alimentare la speranza…

Dedichiamo questa preghiera a due grandi querce centenarie, simbolo dello Spirito del Concilio: Mons. Loris Francesco Capovilla, già segretario di Papa Giovanni XXIII ,alla soglia dei suoi 97anni (classe 1915) e a Fratel Arturo Paoli, alla vigilia ormai dei suo 100 anni. (classe 1912)

La dedichiamo infine alla memoria del Cardinale Carlo Maria Martini, profeta del Concilio,  con commossa gratitudine.

 

Preghiera a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II


Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Sei tornato per le strade Gesù

le strade del Ventesimo secolo.

Hai camminato dentro i campi di sterminio

nel silenzio di Auschwitz…

nel fuoco atomico di Hiroshima.

Hai raccolto le macerie del mondo

sotto l’albero della croce.

Hai chiamato a raccolta

tutte le figlie e figli della risurrezione.

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Un altro Giovanni ti ha preparato la strada

perché tornassi a parlare.

Egli aprì la finestra

perché il vento dello Spirito

entrasse di nuovo nel cuore del mondo

nel popolo di Dio.

 

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri 

Il Concilio, come una parabola del Vangelo

ci ha raccontato di nuovo Dio.

I nostri orecchi hanno ancora

risentito la sua voce.

I nostri occhi, hanno visto di nuovo

le sue mani  all’opera

per una nuova creazione.

 

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri 

Concilio, luogo della Parola.

Concilio, luogo della coscienza

dove tornare a pensare

a progettare cammini di pace

sogni di giustizia.

Concilio orecchio teso

verso le religioni del mondo.

Per comprendere il Gesù ebreo

il Cristo cosmico.

Concilio, abbraccio verso tutte le Chiese

verso tutte le genti.

 

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Come nell’assemblea dell’Apocalisse

sono i martiri i primi ad avanzare.

Sono loro, donne e uomini uccisi

i primi a stare in piedi, a resistere.

Sono loro, il documento mai scritto

ma fatto corpo, fatto volto

del Concilio nel mondo.

Romero con le braccia aperte

croce e colomba di pace.

 

 

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Torniamo dopo cinquant’anni

con i piedi stanchi, Signore

ma gli occhi pieni di luce.

Il Concilio è germogliato

nel cuore di donne e uomini  in cammino.

Noi abbiamo visto  lo Spirito all’opera.

 

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Ogni volta che i piccoli hanno trovato

riscatto , noi abbiamo gioito.

Ogni volta che donne e uomini

per la forza della Parola,

non si sono più sentiti esclusi e traditi

noi abbiamo gioito.

La chiesa del Concilio è cresciuta

nelle coscienze delle donne

e degli  uomini liberi.

 

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri 

Continua a soffiare, vento dello Spirito

nuova Pentecoste sul mondo

continua  ad inventare lingue nuove

alfabeti inediti,

capaci di tradurre le sorprese di Dio.

Non  è la chiesa che vogliamo celebrare

ma lo Spirito di Dio

che soffia in mezzo al mondo.

 

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri 

Dopo cinquant’anni di cammino

muore, il vescovo della Parola.

L’amico di tutti i pensanti

dei cercatori di luce.

Muore come tutti i profeti

indicando la strada .

Donaci di raccogliere questa pagina

di Concilio vivente.

Questo raggio di Pasqua sul mondo.

 

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri 

Continua a soffiare, Spirito del Risorto

soffia e apri nuovi cammini.

Soffia sulle braci del Vangelo

perché un nuovo fuoco d’amore

bruci nel cuore di tutti,

perché l’amore sia più forte della paura.

 

Chiesa di tutti, chiesa ei poveri

E voi luna e stelle

che quella sera foste testimoni silenziose

di un miracolo nuovo

raccontate questa storia

a tutti quelli che guarderanno in alto.

Raccontate la voce di papa Giovanni

e la sua carezza  per i bambini

per i poveri del mondo.

E dite a coloro che camminano nella notte

che l’alba verrà, come quel terzo giorno

e che sarà “appena l’aurora”.

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