Editoriale del numero 98

Per diversi secoli, il Sud del mondo ha finanziato i nostri consumi e il nostro livello di vita. Durante il periodo coloniale, il Sud produceva la maggior parte delle materie prime, dal cibo ai minerali, che noi abbiamo utilizzato. Per cinque secoli, siamo andati avanti  consumando e distruggendo tutto quello che il Sud creava e produceva. Questo è vero persino per gli esseri umani, durante il periodo della schiavitù. Il bilancio di questo periodo? Noi siamo diventati ricchi consumando, il Sud è rimasto povero producendo. Ciliegina sulla torta, il Sud ha dei debiti enormi nei nostri confronti. Da oltre trent’anni, questo debito ci ha permesso di accumulare enormi risorse finanziarie sulla pelle dei più poveri. Tra il 1999 e il 2004, i Paesi del Sud hanno rimborsato in media 81 miliardi di dollari l’anno in più di quanti non ne abbiano ricevuti sotto forma di nuovi prestiti. Secondo dati dell’Onu, i Paesi dell’Africa sub-sahariana hanno destinato, durante lo stesso periodo, una media del 38% del proprio budget al rimborso dei rispettivi debiti. Complessivamente, parliamo di un trasferimento netto annuo di centinaia di milioni di dollari dal Sud verso il Nord del mondo.

Spesso questo debito é originato da progetti che hanno permesso alle nostre imprese di esportare armi, di sfruttare risorse naturali, di vendere i nostri prodotti ai Paesi del Sud, tagliando fuori le produzioni locali e impedendo ai produttori locali degli stessi Paesi indebitati di fare concorrenza alle nostre imprese.

Il pagamento del debito estero continua a rappresentare una notevole entrata per le nostre economie. Ogni dollaro che il Sud riceve in aiuto pubblico allo sviluppo, 10 dollari seguono il percorso inverso, verso il Nord  e i paradisi fiscali. Decisamente un ottimo investimento. Di conseguenza molti governi del Sud non sono più in grado di assicurare da soli lo Stato sociale e i servizi pubblici essenziali.

Grazie al sistema bancario internazionale e alla presenza di numerosi paradisi fiscali che offrono riparo e segretezza ai capitali illeciti, le nostre imprese sono però quasi sempre al riparo da scandali e noie legali.

È questa la vera miniera d’oro che permette alle nostre imprese, e alle nostre economie in generale, di farsi finanziare dai più poveri del mondo. Sono loro che ci foraggiano e sostengono il nostro benessere. È per questo che non li vogliamo nei nostri territori. Tornino a casa loro per continuare ad alimentare questa spirale di sfrenato sfruttamento!

Infine, il rapporto del Tax Justice Netwok fornisce le cifre della ricchezza finanziaria. Ecco cosa ci nascandono i più ricchi del mondo.

21 mila miliardi di dollari é la cifra custodita nei Paesi offshore e nelle mani di un’elite di ricchi. Mentre i governi tagliano spese pubbliche e welfare, meno di dicei milioni di persone, su sette miliardi di abitanti del pianeta, nascondono al fisco una somma pari al PIL (prodotto interno lordo) di Stati Uniti e Giappone. A favorire questo processo, sono le grandi banche salvate dai governi: Goldman Sachs, UBS, Credit Suisse.

Oggi siamo in presenza di un processo di impoverimento che si sta estendendo sempre di più. I ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri!

È per questo che abbiamo lanciato la Campagna “Dichiariamo Illegale la Povertà” alla 19a Marcia per la Giustizia lo scorso 8 settembre a Quarrata. Troverai le proposte nell’approfondimento da pagina 54 a pagina 69.

Antonio Vermigli

 

La copertina, le foto interne e la riflessione nell’ultima di copertina sono dedicate alla donna. Vittima di feroce violenza da parte dell’uomo.

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