Articoli sulla situazione palestinese

Per la Corte di Strasburgo “boicottare Israele non è antisemitismo”

Democratici e Repubblicani USA in gara per le armi ad Israele 

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Non posso respirare – di Frei Betto

Sono state le ultime parole di George Floyd: “non posso respirare”. Neanch’io. Non posso respirare in questo Brasile gettato nell’ingovernabilità da militari che minacciano le istituzioni democratiche e esaltano il golpe del 1964, che ha instaurato 21 anni di dittatura; lodano torturatori e miliziani, praticano scambi di favori, un “ prendi là – dammi qua”, con i famigerati politici corrotti dell’ala centrista; imitano in modo ostentato i nazisti; danneggiano simboli ebraici; complottano in riunioni ministeriali per agire in contrasto con la legge; usano parolacce negli incontri ufficiali come se fossero in un covo di gente di malaffare; prendono in giro chi osserva i protocolli di prevenzione della pandemia e scendono in strada indifferenti ai 30.000 morti e alle loro famiglie come per festeggiare una così grande mortalità. “Non posso respirare” quando vedo la democrazia asfissiata; la Polizia Militare che protegge i neofascisti e attacca chi difende la democrazia; il presidente più interessato a rendere disponibili armi e munizioni più che risorse per combattere la pandemia; il Ministero dell’Educazione diretto da un semianalfabeta che minaccia di replicare “la notte dei cristalli” dei nazisti, afferma pubblicamente di odiare i popoli indigeni e propone di imprigionare i “vagabondi” del Supremo Tribunale Federale.

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George Floyd e Ead Hallaq uniti nella morte

… per mano di serial killer in divisa (articoli di Alberto Negri, Gideon Levy e Ali Harb)

Essere nero in America non dovrebbe essere una condanna a morte. Che dire dell’essere palestinese? – Gideon Levy

Avete visto gli agenti di polizia americani come hanno strangolato George Floyd a Minneapolis? Avete visto l’agente Derek Chauvin puntare il ginocchio sul collo di Floyd, inchiodandolo a terra, mentre implora per la sua vita fino alla fine, quando muore cinque minuti dopo? Quali forze di polizia razziste hanno in America, quanta brutalità. Ora Minneapolis sta bruciando dopo che un afroamericano è stato ucciso a causa del colore della sua pelle. Il sindaco si è scusato, i quattro agenti coinvolti sono stati licenziati, Chauvin è stato incriminato. L’America è un posto crudele per gli Afro e la sua polizia è razzista.

Pochi giorni dopo Minneapolis, sabato mattina, nella Città Vecchia di Gerusalemme, Eyad Hallaq, un uomo autistico di 32 anni, si stava recando al centro per disabili Elwyn. Gli agenti della polizia di frontiera hanno affermato di credere che avesse in mano una pistola, ma non c’è l’aveva, e quando gli chiesero di fermarsi, si mise a correre. La pena fu la morte. La polizia di frontiera, la più brutale di tutte le unità, non conosce altro modo per sopraffare un palestinese autistico in fuga, se non giustiziarlo. I codardi agenti di polizia di frontiera hanno sparato circa 10 proiettili contro Hallaq mentre fuggiva, verso la morte. È così che agiscono sempre. Questo è ciò per cui sono stati addestrati.

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Il caso Bose. Intervista a Riccardo Larini

La Chiesa italiana è scossa per le notizia, uscita in questi giorni con grande clamore sulla stampa nazionale, dell’allontanamento, deciso dalla Santa Sede, di Enzo Bianchi dalla Comunità di Bose. Comunità fondata da lui subito dopo il Concilio Vaticano II. Un caso clamoroso. Cerchiamo di capire di più, per quanto è possibile, in questa intervista con il teologo Riccardo Larini. Riccardo Larini è un intellettuale molto vicino alla Comunità, avendone fatto parte per undici anni ed essendo sempre rimasto in ottimi rapporti con tutti a Bose.

“All’indomani della solennità della Pentecoste, la Comunità di Bose ha accolto la notizia che il suo fondatore, fr. Enzo Bianchi, assieme a fr. Goffredo Boselli e a sr. Antonella Casiraghi hanno dichiarato di accettare, seppure in spirito di sofferta obbedienza, tutte le disposizioni contenute nel Decreto della Santa Sede del 13 maggio 2020. Fr. Lino Breda l’aveva dichiarato immediatamente, al momento stesso della notifica.
A partire dai prossimi giorni, dunque, per il tempo indicato nelle disposizioni, essi vivranno come fratelli e sorella della Comunità in luoghi distinti da Bose e dalle sue Fraternità.
Ai nostri amici e ospiti che ci hanno accompagnato con la preghiera e l’affetto in questi giorni difficili chiediamo di non cessare di intercedere intensamente per tutti noi monaci e monache di Bose ovunque ci troviamo a vivere.
Pregate per ciascuno di noi, e per la Comunità nel suo insieme, perché possa proseguire nel solco del suo carisma fondativo: fedele alla sua vocazione di comunità monastica ecumenica di fratelli e sorelle di diverse confessioni cristiane, continui a testimoniare quotidianamente l’evangelo in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo”.

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Lettera di Giugno 2020 – Rete di Quarrata

Carissima, carissimo,
transizione ecologica, cambiamento nello stile di vita e una forte azione politica nella società sono i tre elementi centraliche hanno caratterizzato la Settimana della Laudato Si appena conclusa. L’obiettivo è quello di generare una forte contrapposizione alla “cultura dello scarto”, più volte denunciata da Papa Francesco, nella convinzione che solo lavorando assieme verso la vera conversione a nuovi stili di vita si possano apportare cambiamenti non più rinviabili.
Tre sono le dimensioni attraverso le quali viene affrontata la crisi climatica:
La dimensione spirituale per favorire una vera e propria “conversione ecologica”;
la dimensione dello stile di vita invita la famiglia cristiana ad essere d’esempio nel ridurre l’impatto negativo sull’ambiente;
la dimensione della sfera pubblica mira a mettere in discussione il paradigma della “crescita illimitata” e a promuovere l’utilizzo di energie rinnovabili.
L’economia di Francesco, dopo la Laudato si’, ha tracciato di fatto un percorso rivoluzionario di speranza, scandito da alcuni “battiti del tempo” come le Settimane sociali dei cattolici, il “Tempo del creato”, il Sinodo per l’Amazzonia, gli scioperi per il clima della Giornata della Terra, le migliaia di azioni intraprese da tante comunità in tutto il mondo.

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Il Brasile sull’orlo della rivolta – di Laura Burocco

In Brasile il Covid si sta diffondendo in tutte le regioni del paese e ha raggiunto il 70,7% dei municipi, avanzando da 297 comuni il 28 marzo a 3.936 il 28 maggio. I morti ad oggi (02.06) sono 29.937 mila. Ma sui numeri tutti dicono che non corrispondono neppure alla metà dei reali. Nel frattempo, il Ministero della Salute rimane nelle mani di un generale come capo ad interim e la Segreteria per la Sorveglianza della Salute, responsabile della elaborazione della strategia della lotta alla pandemia, si ritrova senza nomina dopo che il segretario, Wanderson Oliveira, come l’ultimo ministro della salute, Nelson Teich, si è dimesso.

I sindaci dei più grandi centri urbani, Rio de Janeiro (Crivella) e San Paolo (Doria), stanno abbandonando le misure di isolamento (lockdown comunque lieve) dalla prossima settimana, mentre negli ospedali ormai allo stremo delle capacità, per direttiva federale, si impone l’uso della clorochina.

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Distanza sociale poca, distanza dal sociale molta. Il Maggio dei senzatetto a Torino – di Gigi Eusebi

Il 4 maggio scorso a Torino, in piazza d’Armi, in concomitanza con l’inizio della Fase Due in tutta Italia, il sito umanitario per l’emergenza freddo gestito dalla Croce Rossa è stato smantellato senza preavviso. Circa cento homeless si sono trovati senza alcun riparo, in pieno lockdown da coronavirus. Nelle settimane seguenti hanno continuato a stazionare nella zona, nonostante molti abbiano perso tutti i loro precari averi dopo il passaggio dell’AMIAT, che cinicamente ha distrutto e smaltito tende, zaini, oggetti personali, talvolta documenti. Tra gli sfollati alcune persone disabili, o ammalate, dipendenti da alcool e droghe, un paio di settantenni, che hanno continuato a dormire senza protezioni nei dintorni del campo, sull’erba bagnata dalle forti piogge di quel periodo.

Occupaziò, occupaziò!
Il giorno seguente 50 persone si sono accampate nell’aulica piazza davanti al Municipio. Volontari, centri sociali e varie associazioni solidali hanno cercato di gestire il problema, portando tende, coperte, indumenti, scarpe, cibo, prodotti per l’igiene personale.

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Ringraziamento dalla Mezza Luna Palestinese

Abbiamo ricevuto dall’associazione “Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese” una nota di ringraziamento per il contributo COVID-19 che la Rete Radié Reich ha inviato alla Palestina.

Pubblichiamo con piacere questa lettera.