Per la Festa della Donna

Oggi celebriamo il giorno della donna in un contesto di grande coscientizzazione a livello mondiale sulle violenze che soffrono le donne da parte di noi uomini, mariti, fidanzati, di parenti, includendo bambini innocenti.Il mercato delle donne nel mondo vale un miliardo e mezzo di dollari.
La cultura patriarcale non è ancora stata superata. Pur con la stessa competenza degli uomini, guadagna il 20% in meno, in quasi tutti i Paesi sviluppati, esclusa qualche eccezione. Come fare a ricucire questa discriminazione, se non facendo una vera rivoluzione.Loro, le donne, la stanno facendo. Noi uomini possiamo aiutare ciò come forze ausiliari, cambiando noi stessi, appoggiandole e dimostrando di essere compagni nelle loro scelte di vita.. C’è una differenza di genere, ma la differenza è per la reciprocità e per la mutualità in tal modo che noi, relazionandosi in forma paritaria diventeremo tutti più completi e umani.
Cosa possiamo sapere noi uomini di una donna? La sua vita è differente dalla nostra. L’uomo resta sempre lo stesso. sia prima che dopo aver incontrato la propria donna. L’uomo passa le notti con una donna e il suo corpo è sempre lo stesso, la donna invece concepisce. Come madre è diversa dalla donna che non lo è, perché porta nel suo corpo, per nove mesi, la conseguenza di una notte. Qualcosa cresce dentro di lei che mai sarà cancellato. Perché lei è donna e madre. Tutto ciò noi non lo sappiamo, non sappiamo niente di tutto ciò. noi non conosciamo la differenza tra prima dell’amore e dopo l’amore perché la maternità è unicamente donna. Solo lei può parlare di ciò. Chiaro che anche in loro ci sono ombre per mettere a fuoco il momento di luce che ognuna di loro rappresenta.
Per questo oggi e sempre dobbiamo salutare le donne e abbracciarle, nonostante il coronavirus, per dare e ricevere tutta la l’energia di cui sono portatrici. Oggi più che mai siamo chiamati a cercare un equilibrio tra i generi. Diversi ma uniti. Mai più guerra dei sessi, che purtroppo duro fino al giorno d’oggi. Auguri a voi tutte.
Antonio

Per stima – di Erri De Luca

Torno a leggere: ”Il diario dall’anno della peste” di Daniel Defoe, su Londra nel 1665. È il migliore documento sulla vita di una città durante un’epidemia sterminatrice.
“Sebbene la peste infierisse soprattutto tra i poveri, erano essi i più temerari… correvano a offrirsi per qualsiasi impresa in cui riuscisse loro di trovare lavoro… assistere i malati, custodire abitazioni chiuse, portare appestati al lazzaretto e, quel che è peggio, portare i morti alla fossa”.
Nella sospensione generale delle attività economiche, chi poteva si trasferiva in campagna e la città era doppiamente svuotata. Defoe nota l’erba che cresce lungo le strade principali, abbandonate da carri e da passanti.

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Notizie dal Cantico – di Erri De Luca

“Giardino chiuso, sei, sorgente sigillata”: oggi queste parole rivolte all’amata non sarebbero intese come un complimento. Eppure appartengono al celebrato Cantico dei Cantici (Shir Hashirìm nella sua lingua madre).
Iscritto nel canone sacro dell’Antico Testamento, manca del nome della divinità, presente in tutti gli altri testi. Una tradizione ebraica vuole che sia per questo il più sacro dei libri. Lo si legge in sinagoga durante la festa di Pèsah/Pasqua.
Giardino chiuso: l’amore per l’amata arriva al massimo timore di essere da lei esclusi, fuori dal giardino recintato. È la tensione che rende il sentimento inesauribile, ardente per sgomento di abbandono. In amore nessuno si dia per titolare garantito. Non servono promesse, giuramenti. Non si ha il diritto di recriminare: ”Ma tu mi avevi detto…”.
L’amore si rifonda ogni giorno, la sua dote di affetto, protezione, tenerezza si consuma perciò fino all’esaurimento. E solo così può ricostituirsi: dopo essersi donato per intero. Ogni risparmio di cura, di premura, ogni inerzia lo guasta. Non segue la legge dell’economia, del dare/avere, del capitale in banca. Segue la legge della manna nel deserto, che durava solo quel giorno. Se conservata, marciva. L’amore non dato, non versato, prosciuga il giardino.

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La voce, la scrittura – di Erri De Luca

In un incontro dentro una libreria, una persona mi dice che nelle mie pagine sente la mia voce.
Non è proprio la mia, però so di stare scrivendo la voce di uno che racconta. La scrittura per me è la stesura orale di un ascolto. Le frasi che scrivo le bisbiglio alla velocità o alla lentezza della penna sul foglio di quaderno. E non sono più lunghe della durata di un respiro.
Il punto è la breve pausa che riempie di aria il fiato successivo.
Nelle mie storie c’è la voce di uno che le sta dicendo, standoci dentro, parte della mischia, senza visione panoramica dall’alto sull’insieme. Non sono lo scrittore che muove le fila, né il regista. Nelle storie che scrivo, il narratore è la comparsa di una vicenda più grande che gli sta addosso e intorno. È quello che è successo ai vissuti nel 1900.

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27 gennaio – di Erri De Luca

Il 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa entrarono nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. La data è stata scelta per fissare il giorno del ricordo.
Però già mesi prima, nell’estate del ‘44 l’esercito Russo aveva scoperto i campi di sterminio (vernichtungslager) di Majdanek e Treblinka.
Su Treblinka scrive Vassili Grossman, autore del grandioso: ”Vita e destino”. Arriva sul posto da corrispondente di guerra per il giornale Stella Rossa (Krasnaja Zvezda), seguendo per tre anni, da Stalingrado in poi, la ricacciata indietro dei tedeschi.
Grossman raccoglie testimonianze di una quarantina di superstiti e interroga contadini polacchi dei dintorni. Scrive il più preciso e atroce resoconto sull’organizzazione di un campo di sterminio. Il suo testo sarà usato come documento nel processo di Norimberga contro i criminali di guerra nazisti. Credo che “Treblinka” di Vassili Grossman sia una breve lettura obbligatoria.

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Paola, Claudio, Giulio, Irene – di Erri De Luca

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Ricevo il libro di Paola Deffendi e Claudio Regeni: ”Giulio fa cose” (Feltrinelli). Racconta quattro anni di risalita contro la corrente che vuole trascinare via la verità sull’omicidio di Giulio Regeni, figlio loro.
È un atto di amore ispirato a giustizia, che è prima di tutto un sentimento. È un atto di accusa. Inoltre è un manuale sul meccanismo della ragion di Stato.
Cosa non fare: primo, non obbedire alla consegna di starsene zitti e restare in attesa di sviluppi da parte delle autorità che lì si muovono tardi, impacciate, male.
Paola e Claudio sono invece due cittadini rispettosi che sentono di doversi affidare all’esperienza della diplomazia. Si precipitano a spese loro a Il Cairo e aspettano notizie.
Quattro anni fa il cittadino italiano europeo Giulio Regeni, ricercatore per conto dell’Università di Cambridge, viene rapito, torturato e ucciso dai servizi/sevizi egiziani di polizia.
Paola e Claudio aspettano finché le autorità italiane comunicano loro che non c’è niente da aspettare. Il corpo massacrato di Giulio è stato buttato sul bordo di un’autostrada il 3 febbraio 2016. Da allora i suoi genitori bussano alle cento porte della città di Tebe, ovvero fanno anticamera presso ogni tipo di autorità italiana. Leggi tutto “Paola, Claudio, Giulio, Irene – di Erri De Luca”

Un paio di frasi – di Erri De Luca

Il 4 gennaio 1960 alle 13,55 la vita dello scrittore Albert Camus finiva distrutta in un incidente stradale. Aveva 47 anni, un Nobel assegnato poco prima.
Nato in Algeri in un quartiere povero, aveva avuto per compagno di giochi il mare, a vista e sulla pelle. Rimase figlio del Mediterraneo e dell’Algeria, quando non era ancora nazione indipendente.
Riporto due sue frasi.
“La nobiltà del mestiere di scrittore sta nella resistenza all’oppressione, dunque nell’acconsentire alla solitudine” (Il primo uomo). Condivido questo pensiero da lettore, non da collega dello scrittore. Da lettore mi accorgo se lo scrittore è un isolato o fa parte di una consorteria. Il suo valore per me cambia di molto.
Da scrittore invece non credo che questa attività sia un mestiere, come lo è invece quello di giornalista, praticato da Camus in gioventù.
Pur profittando della qualifica e dei relativi diritti di autore, non credo che scrivere storie sia un esercizio governabile da disciplina e da ragionevolezza, e che possa trarre benefici dall’esperienza svolta. In ogni storia sento di andare allo sbaraglio e questo è per me il solo indizio promettente.

L’altra frase: ”La speranza, al contrario di ciò che si crede, equivale alla rassegnazione” (Nozze). Questa affermazione corrisponde alla necessità di battersi, di agire anche contro ogni probabilità di riuscita. La speranza, ultima dea quando le altre divinità si sono dileguate, aspetta il soccorso, ignorarla spinge in avanti.
I sommersi e gli sbarcati del Mediterraneo, il mare di Camus, esprimono una necessità più forte di qualunque attesa. Sono perciò invincibili.
Morì sessant’anni fa. Le sue pagine durano e il tempo non le usura.

Sulla neve – di Erri De Luca

Salgo da Misurina al Monte Piana dove per due anni austriaci e italiani fecero guerra senza riuscire a sopraffarsi. Non fu pareggio, ma reciproca decimazione.
Salgo versanti arati dalle artiglierie, nessuna traccia degli squarci, i boschi hanno ricoperto i vinti. Qui nessuno vinse, tutti subirono sconfitta, ventenni senza seguito di età.
Risalgo dopo un secolo i boschi di conifere. Scricchiolano gli scarponi sulla neve gelata, unico suono. Intorno orme di cervi e caprioli, in alto il sole illumina i pendii. Non metto ancora occhiali a protezione, non ce n’erano allora.
Qui la guerra fu più intrusa che altrove, fu superflua e assurda più che in pianura.
Salgo a zaino leggero, il freddo del primo mattino è un’ombra che non morde il corpo, i panni addosso lo tengono fuori. Non fu così per chi passò gli inverni nelle trincee sotto tiri di artiglierie e crolli di valanghe.
Salgo per una gita all’aria aperta, ma nei pensieri c’è un pellegrinaggio. Quassù la vita è stata bestemmiata. Ora è solo bellezza e il privilegio di passarci sopra.
Intorno vanno e vengono slitte a motore con passeggeri diretti al rifugio. Noleggiano slittini per tornare in discesa.
Proseguo, arrivo: in cima il Monte Piana è una distesa. Un ceppo sta a ricordo di vite non tornate indietro. C’erano trincee opposte, reticolati, tra il 1915 e il 1917 del più micidiale dei secoli. Una stesura bianca di sudario impone  la sua segreta volontà di cancellare. Qui la montagna fa da cassazione, manda assolti i vinti, ignora i vincitori.
Mi fermo poco per non raffreddare la macchina del corpo. Metto i passi in discesa su quelli lasciati dagli altri.
Alla prossima neve sarà pure per noi come non fossimo stati.

Cile, senza giustizia niente calcio – di Mickaël Correia

Calciatori e tifosi protagonisti del movimenti di opposizione a Sebastián Piñera

di Mickaël Correia/Mediapart

In un paese dove il calcio è stato un vettore di protesta sotto la dittatura di Pinochet, le stelle del football si dicono solidali con i manifestanti e il campionato è stato annullato sotto la pressione dei giocatori e degli ultras. Questi ultimi hanno superato le loro rivalità per unire le loro forze e ingrossare i ranghi contro il presidente Sebastián Piñera.

«Oggi il Cile deve giocare una partita più importante: quella dell’uguaglianza e del cambiamento, affinché tutti i cileni possano vivere in un paese più giusto». Queste sono le parole di Gary Medel, scritte il 13 novembre sui social network. L’emblematico capitano della squadra cilena ha così ufficializzato la decisione dei giocatori della nazionale (La Roja) di non giocare una partita amichevole contro il Perù, in solidarietà con il movimento sociale che dal 18 ottobre ha scosso il Cile. Leggi tutto “Cile, senza giustizia niente calcio – di Mickaël Correia”

La lotta Mapuche nell’insurrezione cilena – Intervista a Rubén Collío

Intervista a Rubén Collío, rappresentante della comunità mapuche di Tranguil e compagno di Macarena Valdés, attivista mapuche uccisa nel 2016 nella lotta contro l’installazione di una centrale idroelettrica sul fiume Tranguil.

di Gianpa L. e Susanna De Guio da DesdeAbajo

Sono passati più di quaranta giorni consecutivi di proteste in Cile e la mobilitazione non accenna a scemare. Iniziata con il reclamo degli studenti per l’ennesimo aumento del biglietto della metro a Santiago, dal 18 ottobre si è estesa a tutto il territorio nazionale, moltiplicando le rivendicazioni e portando in piazza ampi settori della società.

Fin dall’inizio delle proteste, in tutte le manifestazioni sventolano numerose le bandiere del popolo nazione mapuche; sui muri le invettive contro la polizia e i politici si mescolano alle frasi in mapudungun [lingua mapuche].

Allo stesso tempo, fin dai primi giorni di mobilitazione, da diversi punti del Wallmapu – il territorio mapuche, che si estende verso sud tra Argentina e Cile – sono partiti messaggi di solidarietà alle proteste del popolo cileno.

Che cosa significa per il popolo mapuche la rivolta cilena dell’ultimo mese l’abbiamo chiesto a Rubén Collío, rappresentante della comunità mapuche di Tranguil e compagno di Macarena Valdés, attivista mapuche uccisa nel 2016 nella lotta contro l’installazione di una centrale idroelettrica sul fiume Tranguil.

Come si inserisce la battaglia del popolo mapuche nelle mobilitazioni che stanno mettendo a dura prova il governo cileno? Leggi tutto “La lotta Mapuche nell’insurrezione cilena – Intervista a Rubén Collío”