Don Ciotti: “Silvia Romano è il capro espiatorio di un Paese malato” – di Francesco Anfossi

Pubblicato originalmente su Famiglia Cristiana


Per il sacerdote fondatore di Libera “gli insulti e la violenza contro questa ragazza dimostrano quanto odio ci sia in giro”. Per la rinascita dell’Italia è necessario “un nuovo umanesimo”. E sul ritorno della mafia commenta: “Qualcuno pensava che l’ecatombe del coronavirus avrebbe suscitato qualche scrupolo morale nei boss?”

di Francesco Anfossi, 14/05/2020

Per don Luigi Ciotti l’ amore non basta, non basta mai, ed infatti è il titolo del libro in uscita in questi giorni per l’ editore Giunti, una sorta di autobiografia collettiva, fatta di incontri, esperienze, cose viste e pensate. L’ occasione per riflettere su questo Paese faticosamente in uscta dal tunnel della tragedia del coronavirus, per capire se sarà un’ Italia migliore o peggiore di quel che era prima del contagio.

A giudicare dagli insulti e le minacce a Silvia Romano, la ragazza rapita e rilasciata dopo un anno e mezzo, non sembra che il Paese sia cambiato molto. L’hanno linciata sui social, i giornali della destra l’hanno massacrata. C’ è stato persino un deputato che l’ ha definita terrorista dopo la sua dichiarata conversione all’ Islam. Alla fine c’è chi le ha lanciato bottiglie di vetro alla finestra…

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Lettera dalla pandemia – In quel tempo – di Raniero La Valle

In quel tempo c’era stato un editto del governo per il quale nessuno si doveva baciare, certe regioni avevano mandato i malati fuori dai loro ospedali e i morti spedito ad altri cimiteri e c’era stato anche un concordatino tra Stato e Chiesa, a prova del fatto che nessuno voleva limitare la libertà di culto. Esso dettava minuziose norme sulla celebrazione delle messe: queste, come era noto ai contraenti, sono il modo simbolico (e per i teologi anche reale) in cui viene rappresentata quella cena in cui il Signore Gesù spezzò il pane lo scambiò con i suoi discepoli e lavò loro i piedi. Ma con le regole di oggi e perché il simbolo mantenga la sua verosimiglianza con l’evento, occorrerebbe che Gesù avesse parlato attraverso la mascherina, avesse spezzato il pane con i guanti, lo avesse non dato nelle mani ma fatto balzare nei piatti dei Dodici, si fosse dimenticato di versare il vino, avesse lavato i piedi agli apostoli stando a distanza magari con una lunga spugna o, ancor meglio, non glieli avesse lavati affatto. E quanto a Leonardo da Vinci avrebbe dovuto dipingere una tavola di tredici metri uno per commensale o più se alla cena fosse stato ammesso qualche altro ospite contato.

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Vorrei che la chiesa fosse un albero – di Luca Soldi

Caro Massimo, mi permetto, di raccontare questo nostro esser stati lontani da Vicofaro per queste lunghe settimane di Coronavirus.
Abbiamo visto, sofferto e gioito per quello che avveniva lì, da Te, da tutti voi che siete impegnati, nel nome del bene assoluto, nella cara e bella Pistoia. Abbiamo però temuto e temiamo ancora che certi istanti possano davvero essere gli ultimi.

Qualcuno, ancora oggi, si aspetta che Vicofaro, la comunità di Vicofaro, chieda perdono per aver tolto la “pietra al collo” a questi fantasmi, ma ancora una volta si sbaglia.
Abbiamo visto cosa avviene nei luoghi, nelle stanze, dove gli egoismi dominano sui valori, dove si rimane immobili verso il niente. Ma ancora di più abbiamo visto, appena abbiamo trovato il coraggio di aprirci, cosa succede in questo luogo dove il bene continua a vincere su tutto.

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Silvia e l’Islam – di Tahar Ben Jelloun

La conversione all’islam di Silvia Romano pone diversi interrogativi. Il primo consiste nel sapere quali rapporti intrattenevano con lei i jihadisti somali del gruppo al-Shabaab, che l’hanno rapita il 20 novembre 2018 nel Sudest del Kenya. Dopo la sua liberazione, la ragazza ha dichiarato che «sono stata forte e ho resistito». Ma quando si resiste non si sposa l’ideologia o la religione del proprio carnefice. Che cosa è successo nello spirito di questa giovane operatrice umanitaria durante i 536 giorni della sua prigionia? Perché ha scelto l’islam? Dice che è una scelta libera. Dobbiamo crederle. Ma una domanda sorge spontanea: perché aderire a questo islam che rapisce, terrorizza e ti priva della libertà gettando in una grande angoscia la tua famiglia e i tuoi cari.

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No all’annessione dei territori palestinesi occupati!

LETTERA APERTA AL MONDO POLITICO E A QUELLO DELL’INFORMAZIONE

L’amministrazione USA guidata dal presidente Donald Trump, su consiglio del genero-consigliere, il sionista Jared Kushner, contravvenendo alla Legge e il Diritto internazionale, interviene con il “Piano del secolo” un piano per accelerare l’annessione da parte di Israele di territori palestinesi occupati, quelli dove sorgono gli insediamenti israeliani (illegali per il diritto internazionale) e quelli della Valle del Giordano, territori agricoli vitali per la sussistenza dei palestinesi.
Il 5 marzo l’ambasciatore USA in Israele, il falco David Friedman, dichiarava: “Le colonie e la Valle del Giordano sono importanti per Israele, come è importante la statua della libertà per gli Stati Uniti d’America”, sottolineando una volta ancora, se mai ce ne fosse bisogno, la parzialità di questa Amministrazione nei confronti della questione israelo-palestinese.

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Libertà di stampa: perseguitati e martiri – di Gianni Penazzi

L’ostilità nei confronti dei giornalisti, in vari paesi è divenuto odio alimentato dai leader politici, giungendo in alcuni posti a livelli inediti. Propongo un breve percorso storico, non esaustivo e senza pretese organiche.

  1. Marie Colvin (Oyster Bay, 12 gennaio 1956 – Homs, 22 febbraio 2012) giornalista statunitense del quotidiano britannico The Sunday Times dal 1985 fino alla morte, avvenuta mentre seguiva l’assedio di Homs, in Siria. Con l’occhio bendato è stata inviata di guerra per 20 anni fino al deliberato criminale bombardamento della palazzina Media Center da parte dell’esercito di Bashar El Assad despota del regime siriano che nega la repressione raccontando che “a Homs sono gli abitanti a bruciare copertoni per poi dirsi falsamente sott’assedio“. La sera prima di essere uccisa Marie parlò alla CNN: “La portata della tragedia umana in città è immensa… (commentando il video, commovente e indigeribile, della morte di un bambino, uno tra i molti che ogni giorno muoiono in Siria). Spero che le immagini di questi piccoli possano smuovere i leader del mondo”. Insieme a “quella con la benda” è morto Rémi Ochlik, fotoreporter francese, classe 1983 e altri 13 giornalisti e attivisti, sia locali e sia occidentali. Un mese prima era morto Gilles Jacquier, cameraman di France 2, ucciso da un’esplosione mentre partecipava a quelle farse sponsorizzate dal regime per mostrare che è tutto un complotto mediatico, non c’è nessuna guerra.
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Scarsità – di Erri De Luca

Finché ci sono code di persone in fila al Banco dei Pegni vuol dire che un rimasuglio di beni esiste ancora. Quando saranno più rade, sarà cominciata la fame, terzo dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, nel libro di Giovanni (6,1-8). Nella storia umana è dipesa da guerre e carestie. Ai giorni attuali se ne sta inaugurando una prodotta da un’epidemia.
La scarsità di cibo è la più profonda mortificazione della persona umana. È stata procurata perfino apposta nelle prigionie, nei campi di concentramento, negli assedi. Gli affamati in concorrenza spietata per la vita, si ribellano di meno.
Nella scrittura sacra si legge di madri che si cibano dei loro figli morti, nelle città circondate. È la più nitida estremità della fame.
È il più antico terrore, la ragione del principio di scorta e di risparmio.

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COVID-19: a proposito della posizione della CEI sulla Fase 2 – Associazione Viandanti

In questi giorni l’attenzione e la preoccupazione di tutti sono rivolte all’avvio della cosiddetta “Fase 2”, alla quale stanno guardando, con toni e sensibilità diverse, anche i rappresentanti delle varie comunità religiose.
I vescovi italiani sono intervenuti, la sera stessa delle comunicazioni del Presidente del Consiglio, con la dichiarazione “DPCM, la posizione della CEI” (26.4.2020).
Un testo breve e ruvido che suscita non pochi interrogativi. Come battezzati/e e come cittadini/e sentiamo di dovere condividere con i Pastori e con la più ampia comunità ecclesiale le nostre forti perplessità, che partecipiamo con altri che già hanno preso la parola.

• Il documento ha un tono perentorio e ultimativo che, da un lato, sarebbe più adeguato ad altre autorità che non ai vescovi, dall’altro, lascia trasparire una contrapposizione tra due poteri. In un momento così difficile, per non dire drammatico, nel quale si sta cercando il massimo della coesione sociale non crediamo che sia questo il giusto registro della comunicazione tra la Chiesa e lo Stato.

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Di materia fragile – di Erri De Luca

Domenico mi scrive da Ortona un ricordo della festa del santo patrono, appuntamento attesissimo dai bambini. Uscita al completo di famiglia, gelato, fiera con bancarelle, giostra, devozioni: era festa di maggio, anticipo di estate.
Pure questa ricorrenza oggi è sospesa nell’aria, che è il deposito dei ricordi e stanno lì, coi pollini e le rondini, in attesa di essere afferrati dai capillari che li portano alla stazione centrale, del cuore.
Domenico si affaccia e li raccoglie, o si fa raccogliere da loro. Era festa di tutti, quella del santo patrono.
I compleanni sono importanti, ma quando la festa è condivisa in piazza, c’è più gusto. Le belle amiche Emiliana e Anna Lia sono nate il 25 aprile. Un po’ di festeggiamento in più per loro è sentir cantare “Bella ciao, ciao, ciao”, come una serenata sotto i loro balconi.

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Prima l’umano – Jacques Gaillot, vescovo di Partenia

Durante un pranzo il mio vicino di tavolo, che è prete, mi informa di aver ricevuto una petizione per la firma: “Si chiede di anticipare l’apertura dei luoghi di culto. Che ne pensi?”.
Questo tipo di richiesta mi provoca un moto di fastidio. Non sopporto che la Chiesa pensi a lei, si preoccupi di lei. L’emergenza è altrove. Sarebbe il colmo se i luoghi di culto potessero aprire prima di bar e ristoranti!

Non è il culto ad essere la cosa principale. Né la pratica religiosa. Ciò che interessa di più all’uomo di Nazareth non è la religione, è un mondo più umano, più solidale, più giusto.

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