L’astrofisico Imad Barghouthi scrive dalla prigione – da «Scientists for Palestine»

da «Scientists for Palestine»

Il professor Imad Barghouthi, l’astrofisico palestinese arrestato in luglio, doveva essere liberato su cauzione ma è stato posto in detenzione amministrativa sino al 15 novembre su ordine di un comandante militare israeliano. La detenzione amministrativa è una procedura adottata per incarcerare indefinitamente, senza processo e senza imputazioni: viene utilizzata di routine contro i palestinesi, ed è stata condannata dalle Nazioni unite. Condividiamo qui la lettera inviata da Imad Barghouthi.

Cari Colleghi,
vi sto scrivendo questa lettera mentre attendo che la corte israeliana di occupazione militare riesamini la decisione assunta da una comandante militare di sottopormi a detenzione amministrativa per quattro mesi. Questo ordine ha revocato la decisione di un tribunale di liberarmi su cauzione, in attesa di un altro processo per aver esercitato il mio diritto internazionalmente protetto di esprimere opinioni sui social network. E la mia prossima comparizione davanti a un giudice/corte militare sarà a porte chiuse – cosa che dimostra come persino le autorità israeliane si vergognino di queste procedure.
Per quelli fra voi che non conoscono la detenzione amministrativa, si tratta di una pratica fondamentale dell’occupazione israeliana sin dai primi tempi del mandato britannico, più di settant’anni fa: la detenzione amministrativa consente a un comandante militare di ordinare il tuo arresto sulla base di verbali segreti e senza processo. La detenzione amministrativa può durare fino a sei mesi ma può essere rinnovata indefinitamente (1). Questa pratica rappresenta un sistematico abuso dei diritti umani dei palestinesi e ha lo scopo di soggiogare il popolo palestinese e negargli la libertà. Leggi tutto “L’astrofisico Imad Barghouthi scrive dalla prigione – da «Scientists for Palestine»”

Perché nessuno parla di razzismo? – di Gabriele Proglio

di Gabriele Proglio (*)

Willy, ucciso a 21 anni. Da solo, lui, nero, contro quattro bianchi.

Per la narrazione dominante non si può parlare di violenza di bianchi contro un nero se non c’è motivazione ideologica, o se un tribunale non ne sancisce la matrice razziale. Ma così si rimuove il razzismo strutturale della nostra società.

Willy, ucciso a 21 anni. Da solo, lui, nero, contro quattro bianchi. Ma non è razzismo. Per essere razzismo – lo dicono gli esperti – devono esserci motivazioni ideologiche, ossia è necessario che chi ha compiuto la violenza ne rivendichi la matrice. Può farlo con un gesto, il saluto romano, o gridando «Viva l’Italia» davanti al monumento dei Caduti, come Traini a Macerata. Questo sì che è razzismo, ma il resto, no, certo che no! Be’, ci sarebbe anche un’altra possibilità. Per essere razzismo – sempre con il manuale antirazzista alla mano – è necessario che chi colpisce appartenga a una formazione di destra, neofascista, oppure, ancora, che frequenti gli stadi o le palestre, che venga da una periferia o dalla provincia. In questi ultimi casi, non si è proprio razzisti «per convinzione», ma perché si sono frequentate compagnie sbagliate, perché è stato riprodotto un comportamento scorretto, appreso in contesti considerati malati, pericolosi e marginali. Dimenticavo. Sul medesimo testo, poi, c’è un «nota bene»: se la polizia e i carabinieri, se le istituzioni, la stampa e la politica, se i giudici e i tribunali dicono che non è razzismo, allora non lo è sicuramente. Leggi tutto “Perché nessuno parla di razzismo? – di Gabriele Proglio”

350 donne di Turchia e Grecia: appello per la pace – di Murat Cinar

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La Bottega del Barbieri
17 Settembre 2020
di Murat Cinar (*)

In mezzo alle crescenti tensioni fra Turchia e Grecia nel Mediterraneo orientale, 350 donne di entrambi i Paesi hanno lanciato un appello per la pace. Nel loro appello congiunto, le donne hanno ribadito la loro «determinazione a lottare a favore della pace nell’Egeo, rafforzare la cultura di condivisione e abbracciare la solidarietà e l’amicizia nonostante il sistema patriarcale che minaccia il mondo». L’appello è stato pubblicato in greco, turco e inglese sul sito www.womencallforpeace.net.

La dichiarazione completa delle donne è stata tradotta in italiano dalla redazionedi PRESSenza: Leggi tutto “350 donne di Turchia e Grecia: appello per la pace – di Murat Cinar”

Astinenza – di Erri De Luca

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Nel 2000 anno di giubileo partecipai a una volontaria sospensione del nutrimento.

Va con il nome di sciopero della fame, ma per rispetto della terribile parola fame, non uso l’espressione. La fame è la più umiliante condizione umana, maledizione che perseguita l’umanità dai suoi inizi e ha spinto fino al cannibalismo.

Chi potendo nutrirsi sceglie di negarselo, non rientra nella dannata privazione della fame.

Il Parlamento nell’anno di giubileo 2000 ricevette a camere riunite il pontefice che chiese all’assemblea un atto di riconciliazione e di amnistia. Fu congedato con un applauso e una scrollata di spalle. Leggi tutto “Astinenza – di Erri De Luca”

Accovacciati – di Erri De Luca

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Sono profughi. Vengono chiamati preferibilmente con termini attenuati, che in nulla attenuano la loro condizione.
In inglese sono “displaced persons”, come se avessero perso la via di casa e si trovassero per sbaglio in un altro posto. Displaced: si constata che non sono più “placed”, piazzati a casa loro. Sono perciò spiazzati.
Sono profughi. Di casa loro conservano forse la chiave, per ricordo, caso mai un giorno potessero tornare e la trovassero perfino ancora in piedi.
Nella seconda guerra mondiale da noi come altrove le famiglie scappavano dalle città e dalle case bombardate. Mia madre e i suoi lasciarono Napoli appestata dalle incursioni aeree, notte e giorno, sotto una dissenteria di bombe. Si accamparono alla meno peggio in un villaggio. All’epoca si usava un termine attenuato, che anche lei ripeteva: ”Eravamo sfollati”.
Erano invece profughi interni di guerra.
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