Il Parlamento strumento di pace – di Giulio Marcon

I 158 deputati che hanno sottoscritto la mozione per interrompere la partecipazione italiana al programma di acquisizione e costruzione dei cacciabombardieri F35 evidenziano ancora una volta la situazione paradossale in cui ci troviamo.
Mentre si sudano sette camicie per trovare delle briciole per il lavoro, la cassa integrazione, la scuola, si stanziano solo nel 2013 ben 4 miliardi di euro per gli F35 (cui si aggiunge per lo stesso anno una spesa di 1miliardo e 800milioni per i sommergibili U-212).
Per intenderci è la stessa somma che servirebbe per abolire l’Imu sulla prima casa oppure a mettere in sicurezza 8mila scuole che non rispettano le normative antisismiche e antincendio, oppure a coprire una buona parte dei costi del reddito di cittadinanza.
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F 35, diamoci un taglio – di Roberto Ciccarelli

La mozione contro il programma degli F35 presentata ieri in una conferenza stampa alla Camera dal «gruppo interparlamentare per la pace» potrebbe essere il primo atto politico condiviso tra 158 deputati del movimento Cinque stelle, di Sinistra Ecologia e Libertà e una pattuglia di 14 coraggiosi dissidenti del Pd larghe intese che non si sono presentati davanti alla stampa. Si dice che abbiano ricevuto pressioni dai vertici del loro gruppo parlamentare che avrebbe bloccato il desiderio di altri 20 di firmare la mozione pacifista. Sempre che nel frattempo le cannonate sparate da Beppe Grillo contro Sel e Rodotà non lacerino il tessuto di rapporti che già martedì 4 giugno potrebbe ampliarsi.
Da quanto si è appreso ieri dalla conferenza dei capigruppo alla Camera, i Cinque stelle presenteranno con Sel una mozione sull’abolizione della Tav Torino-Lione. Sarà discussa in aula insieme a quella contrapposta dal Pd e dal Pdl favorevoli alla grande opera. Sulla base di questa intesa nascente tra i gruppi parlamentari dell’opposizione potrebbe essere presentato un atto parlamentare congiunto anche sul reddito minimo. Questo hanno assicurato ieri i parlamentari presenti in conferenza stampa.
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I droni killer del Nobel per la pace – di Manlio Dinucci

Il Nobel per la pace, Barack Obama, ce la mette tutta, ma né lui né qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti possono promettere la totale sconfitta del terrore, poiché “non saremo mai in grado di estirpare il male annidato nel cuore di alcuni esseri umani”. Lo annuncia nel discorso sulla  “strategia controterrorismo”.

Nonostante le sconfitte subite da Al Qaeda e dai suoi affiliati, “la minaccia oggi è più diffusa”  dallo Yemen all’Iraq,  dalla Somalia al Nordafrica e in paesi come Libia e Siria gli “estremisti hanno preso piede” in seguito alle “agitazioni nel mondo arabo” (e non alle guerre  scatenate da Usa e Nato).   Prosegue dunque, sotto l’illuminata guida del Presidente, la lotta del Bene contro il Male,  ridefinendo però la  strategia:   da “illimitata guerra al terrore”  essa si  trasforma in una serie di “azioni letali mirate” con l’obiettivo di “smantellare specifiche reti di estremisti violenti che minacciano l’America”.  In  tali azioni saranno sempre più impiegati i Droni  teleguidati,  il cui uso è “ legale” secondo il diritto statunitense e internazionale, dato che gli Stati Uniti conducono una  “guerra giusta e di autodifesa”. L’uso dei droni contribuisce a  “salvare vite umane”, poiché aerei  e missili sono meno precisi e possono provocare un  maggior numero di vittime civili.

Da ora in poi, però,  le “azioni letali mirate”, condotte con  droni e forze speciali  “al di fuori delle zone di guerra”, saranno sottoposte  a una forte supervisione.  Ma precisa  Obama, “dobbiamo mantenere segreta l’informazione”.
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La Ministra Cécile Kyenge a Quarrata, 3 giugno ore 16

Il Comune di Quarrata e la Rete Radié Resch – Casa della Solidarietà Onlus ti invitano:

Lunedì 3 giugno alle ore 16
per l’incontro con la

Ministra per l’Integrazione
Cécile Kyenge

L’incontro si svolgerà presso il Salone Affrescato della Villa Medicea “La Magia”, Quarrata (PT).

È un appuntamento importante per la comunità quarratina e per l’intero territorio in quanto è un’occasione per prendere in esame temi di forte attualità che sono al centro del dibattito politico nazionale.

Cécile Kyenge, originaria della Repubblica Democratica del Congo e cittadina italiana, è il primo esponente nero di un Governo del nostro Paese. Laureata in medicina e chirurgia all’Università Cattolica di Roma si specializza poi in Oculistica all’università di Modena, dove svolge la sua attività professionale. È impegnata al servizio della promozione sociale e dell’integrazione, è responsabile del Comitato 1° Marzo, che lavora per l’integrazione e denuncia lo sfruttamento degli emigrati sollecitando diritti e doveri legati alle pratiche di cittadinanza.

Appello di Alex Zanotelli – Tangenti sulla vendita di armi: quanto va ai partiti?

Padre Alex Zanotelli ha lanciato un appello dal titolo:

Tangenti sulla vendita di armi: quanto va ai partiti?

L’appello ha due scopi:
1.  Una richiesta al Parlamento affinchè istituisca una commissione incaricata di investigare la connessione tra vendita d’’armi e politica che elimini il Segreto di Stato su tali intrecci.
2.  Un appello a tutti i gruppi, associazioni, reti, impegnati per la pace, a mettersi insieme, a creare un Forum nazionale come è stato fatto per l’’acqua.
Per sottoscrivere l’appello di padre Alex si può cliccare sul seguente link:

http://www.ildialogo.org/appelli/MaleOscuro_1369771177.htm

La Redazione del sito www.ildialogo.org

Il PD e la sua democrazia interna

30 maggio 2013
“Chi dice organizzazione, dice tendenza all’oligarchia. In ogni organizzazione, che si tratti di un partito, di un insieme di uffici etc., la tendenza aristocratica si manifesta in forma abbastanza pronunciata. Il meccanismo dell’organizzazione, nello stesso momento in cui offre una struttura solida, provoca gravi cambiamenti nella base organizzata. Inverte completamente le rispettive posizioni dei capi e delle basi. L’organizzazione ha come effetto quello di dividere il partito o il sindacato in una minoranza dirigente e una maggioranza diretta.”

“Quanto più la struttura di un’organizzazione si complica, cioè quanto più vede aumentare il numero dei suoi iscritti, crescere le proprie risorse e svilupparsi la propria stampa, più terreno perde il potere esercitato direttamente dalla base, soppiantato dal potere crescente delle commissioni”.

“Teoricamente, il capo non è più di un dipendente, sottomesso alle indicazioni della base. Il suo compito consiste nel ricevere e eseguire gli ordini di quest’ultima, della quale è soltanto un organo esecutivo”.

“Ma, in realtà, man mano che l’organizzazione si sviluppa, il diritto di controllo riconosciuto alle basi diventa sempre più illusorio. Gli iscritti devono rinunciare alla pretesa di dirigere o anche di supervisionare tutte le questioni amministrative”.

“E’ così che la sfera del controllo democratico arretra progressivamente per essere ridotta, alla fine, a un aspetto insignificante. In tutti i partiti socialisti, il numero di funzioni ritirate alle assemblee elettorali e trasferite ai consigli direttivi aumenta incessantemente. Si costruisce, in questo modo, un enorme edificio con una struttura complessa. Il principio della divisione del lavoro si impone progressivamente, le giurisdizioni si dividono e suddividono. Si forma una burocrazia rigorosamente ristretta e gerarchizzata”.

“Nella misura in cui il partito moderno evolve verso una forma di organizzazione più solida, vediamo accentuarsi la tendenza a sostituire i capi occasionali con capi di professione. Tutta l’organizzazione di un partito, anche se non molto complessa, esige un certo numero di persone che si consacrino completamente a essa”.

“Si può completare questa critica del sistema rappresentativo con la seguente osservazione politica di Proudhon: i rappresentanti del popolo, diceva, non appena raggiungono il potere, subito si mettono a consolidare e potenziare la propria forza. Circondano incessantemente le loro posizioni con nuove trincee difensive, fino a riuscire a liberarsi totalmente del controllo popolare. E’ un ciclo naturale, percorso da ogni tipo di potere: emanato dal popolo, finisce per collocarsi al di sopra del popolo”.

Tutti i testi sopra riportati non sono miei. Sono stati scritti nel 1911 dal sociologo tedesco Robert Michels (1876-1936), di ideali socialisti, che insegnò nelle Università di Germania, Francia e Italia”. Gli ultimi avvenimenti in casa PD mi hanno interrogato profondamentesu come siamo “gestiti” sia dalla struttura più “alta” fino ad arrivare ai “circoli”. Penso che dovremmo cambiare molto, se non tutto.
Quello che Michels ha denunciato 102 anni fa purtroppo è prassi ancora oggi. La direzione del partito è progressivamente occupata da un selezionato gruppo professionalizzato che, a ogni elezione, distribuisce al proprio interno i diversi compiti. I cacicchi sono sempre gli stessi, mentre le basi non hanno la possibilità di influire e rinnovare i quadri dirigenti.
Man mano che il partito conquista spazi di potere, si interessa sempre meno di promuovere il lavoro di base. La mobilitazione è sostituita dalla professionalizzazione (anche di quelli che occupano incarichi elettivi), la democrazia cede spazio all’autocrazia; l’ampliamento e la conservazione degli spazi di potere diventano più importanti dei principi programmatici e ideologici.
La Chiesa Cattolica, per esempio, è una tipica istituzione che ha assorbito la struttura imperiale e verticale dell’Impero Romano e, ancora oggi, non se n’è liberata. E tenta di giustificarlo con il pretesto che questa struttura deriva dalla volontà divina.
Mentre ci muoviamo a tentoni alla ricerca della democrazia reale, nella quale la volontà del popolo è ridotta a retorica demagogica, ci consola un’alleata invincibile di quanti criticano la perpetuazione degli stessi politici al potere: la morte. Ella, sì, fa procedere la fila, promuove il ricambio delle poltrone, apre spazio ai nuovi talenti.
Mi chiedo e chiedo: dovremmo sperare solo in Lei, o siamo in grado di riappropriarci di una reale partecipazione?
Mi chiedo e chiedo: ai nostri… che dire? La difficoltà del tempo presente è che oggi c’è paura, una paura che ha assunto la forma dell’insicurezza, del senso di solitudine e di smarrimento che domina soprattutto i giovani.
Mi chiedo e chiedo: di fronte a ciò occorre un passaggio del fuoco, occorre una spinta di coraggio, occorre che indichiamo una nuova via. Occorre non avere più paura del cambiamento!
Mi chiedo e chiedo: la posta in gioco è altissima, di conseguenza bisogna sporgerci un metro oltre l’attuale orizzonte politico. Perchè proprio oltre quel metro, oltre quello spazio minimo presidiato ancora dai vecchi fantasmi della politica, c’è la nostra libertà e l’unica possibilità di cambiamento.

Dichiarazione della 1ª Assemblea Continentale dei Movimenti Sociali per l’ALBA 
“Hugo Chávez Frías”

Dal 16 al 20 maggio, nella Scuola Nazionale Florestan Fernandes (Guararema, stato di São Paulo, Brasile), ci siamo incontrati in più di 200 delegati e delegate di movimenti di donne, contadini, movimenti urbani, indigeni, studenteschi, di giovani, sindacali e organizzazioni agroecologiche, di 22 paesi, per costituire l’Assemblea Continentale dei Movimenti Sociali per l’ALBA (Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America).

 Siamo arrivati qui come parte di un processo storico che ci ha fatto incontrare: forum,  campagne,  reti internazionali, istanze settoriali

e diverse lotte all’interno di ciascuno dei nostri paesi, durante le quali abbiamo sventolato le stesse bandiere di lotta e abbiamo condiviso gli stessi sogni di una vera trasformazione sociale.

Viviamo un’epoca nuova nella Nostra America, che si è espressa negli ultimi anni attraverso varie manifestazioni e rivolte popolari, alla ricerca del superamento del neoliberismo e della costruzione di una società alternativa giusta e includente che è già possibile e necessaria.
Il fallimento dell’ALCA, nel 2005, ha messo in evidenza la resistenza dei movimenti sociali e una nuova configurazione geopolitica continentale, caratterizzata dalla nascita di governi popolari che hanno avuto il coraggio di  affrontare l’Impero. La scommessa più alta, in questa direzione, lanciata nel 2004 da  Fidel Castro e Hugo Chávez, è quella che oggi si chiama Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA).
L’ALBA è un progetto essenzialmente politico, antineoliberista e antimperialista, fondato sui principi della cooperazione, della complementarietà e della solidarietà, che punta ad accumulare forze popolari e istituzionali per un nuovo ciclo di indipendenza latinoamericana, dei popoli e per i popoli, per un’integrazione popolare, per la vita, per la giustizia, per la pace, per la sovranità, per l’identità, per la uguaglianza, per la liberazione dell’America Latina, per un’autentica emancipazione che preveda nel suo orizzonte Il socialismo indo-afro-americano.
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“Hugo Chávez Frías””

Come ridare al paese una speranza per il futuro?

23 maggio 2013
L’attuale classe politica ha smarrito il senso del “bene comune”, che é (o dovrebbe essere) l’obiettivo del servizio pubblico, tramite un confronto costruttivo con la gente.
Siamo un Paese poco normale. Con risvolti comici, se la situazione non fosse grave. La più grande miseria della politica di oggi sta nel fatto che il cumulo di dolori e di disgrazie, oltre una certa soglia, non sconvolge più. Una classe politica che non capisce le priorità del paese, dalla povertà, alla grave crisi economica e alla disoccupazione dei giovani, vuol dire che il palazzo ha perso ormai il contatto con la gente.
Un esempio sono i referendum, previsti dalla Costituzione come strumento principe della volontà popolare. Esaltati a corrente alternata dalla politica. O meglio, a convenienza di parte. Tanto da disattivarli ogni volta che sono considerati “inopportuni”. E’ stato nel 1993 con il referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Oltre il 90% degli italiani votò per l’abolizione, ma una leggina “riparatrice” votata da tutti, provvide a ripristinare il vecchio sistema, sotto altre spoglie. Lo stesso è accaduto con l’abolizione del ministeri dell’Agricoltura e del Turismo. Stesso misero spettacolo anche con l’abrogazione della norma che definisce pubblica la RAI, votata dal 54,9% dei cittadini col referendum dell’11 giugno 1995. Eppure, nulla è cambiato a viale Mazzini. Se non in peggio. Con la presenza straripante e insopportabile dei partiti che fanno un uso privato della RAI, lottizzando tutto. Anche gli uscieri. In ultimo quelli del 12 e 13 giugno del 2011, due sull’acqua pubblica, centrali nucleari e legittimo impedimento. Ultimo grande campanello suonato che la politica non ha saputo ascoltare. La gente ha partecipato a prescindere dei no, dei ni e dei si dettati dai partiti. La democrazia partecipativa ha vinto, sotto tutti gli aspetti. Dovremmo esserne felici, invece, a tutt’oggi quelli sull’acqua sono ancora disattesi, in particolare, dalle giunte di centro-sinistra. Perché?
Perchè la politica non sa rispondere a queste richieste? Forse perché le Aziende pubbliche servono come “cimitero per i politici”, al fine di garantire loro un salario?
Siamo la Repubblica dei referendum disattesi dal Parlamento.
La soluzione non è in un laboratorio o in qualche strategia coltivata da pochi. C’é bisogno di un di più di pensiero che corra incontro alla politica e si intersechi con le emergenze del Paese. Lo sfilacciamento politico nel Paese è silenzioso, profondo ed evidente. Il nemico non viene da fuori (stranieri, rom…) ma da noi e dal nostro grigiore. Deve maturare una visione, che provochi e risvegli il mondo della politica e la passione politica. Un ciclo è finito. Niente sarà più simile agli anni passati. Se non ci sarà un innesto vitale, sarà peggio, anche perché premono sempre di più nuovi appuntamenti con la storia globale. Cambiare la politica, va intesa in un senso più ristretto, come un invito rivolto a ciascuno di noi a riflettere sui grandi tema, della vita, che sono quelli della “politica”. Solo così possiamo creare un argine contro la banalità, il conformismo, il torpore e la sete di “scalare” attarverso la politica.
Siamo in una fase delle più litigiose della politica nazionale. Nonostante il governo delle larghe intese.Tra i partiti e in particolare nel PD.
Perché non comprendere che l’attuale complessità che stiamo vivendo ha urgente bisogno di rapportare sempre più economia e valori. Mettendo fraternità, dono, gratuità, capitale sociale, cooperazione, norme morali e sociali sempre più al centro dello studio e della riflessione dei politici, tralasciando le lotte fratricide interne? Forse perché per loro con cambia niente, non sarà così? Forti dei loro stipendi?
Se Bersani avesse fatto un passo indietro, lui che predicava ai quattro venti il partito del noi, del bene comune dell’Italia, non dei personalismi, non delle prime donne!
Se avesse proposto a Napolitano premier Rodotà, stanando il M5S, avremmo avuto il governo del cambiamento, Prodi al Quirinale e Berlusconi sulle barricate. Purtroppo Berlusconi è anche adesso sulle barricate, si vede, si sente, si fa campagna elettorale in ogni istante, alle nostre spalle, ma ahimé è nostro alleato.
Forse ha ragione chi osa fare la scheda attuale di Bersani: 62 anni, scomparso dalla politica il 20 aprile 2013. Non è che se ne sente tanto la mancanza… ma senza di lui la satira ha perso uno spassoso protagonista. Lui che insieme ai suoi “giovani turchi” ce l’ha messa tutta per non vincere. Lui é scomparso, “loro” si stanno riciclando. Alcuni nel governo (mai con B.) un’altro partecipando sabato alla manifestazione della FIOM a Roma…
Epifani? Leggete adesso la sua dichiarazione del perchè non ha partecipato alla manifestazione dei Roma della Fiom? Anzi, udite udite, esclamerebbe il banditore prima dell’inizia della caccia alla volpe: “Non siamo una caserma. La scelta di non partecipare alla manifestazione della Fiom non è un segno di paura. Noi vogliamo rappresentare tutti”. Incredibile, avete letto bene? Nei “tutti” di Epifani, non fanno parte gli operai, i cassintegrati, gli esodati, i disoccupati? Ma siamo sicuri che lui sia stato 40 anni nel sindacato?
L’ineggibilità di B. e il PD? Ormai tutti sono a conoscenza della legge del 1957 sulla ineleggibilità, stabilisce il divieto di entrare in Parlamento per i titolari di concessioni pubbliche. Non si riesce ad eleggere il presidente della commissione per le elezioni. Proposto il senatore Caliendo, PDL, magistrato di Cassazione e uomo di fiducia di B. Ma è nel PD che si consuma l’ennesima divisione. Il senatore Felice Casson spiega che la presidenza non può essere data ad uno della Lega, perchè non è opposizione, di conseguenza deve essere data o a SEL o al M5S. Il solito Violante, e i nuovi “turchi”, Fassina e Orfini, sono per far si che B. rimanga in Parlamento. La prossima settimana si vota, siamo in attesa del risultato…
E il presidnete Napolitano che si rifiuta di testimoniare sulla trattativa stato-mafia? Il PD, silente…
Infine la leggeanti-movimenti, cioè come cancellare 9 milioni di voti. Prima proposta dalla Finocchiaro con Zanda capogruppo al Senato, contrario. Adesso si sono ri-messi insieme, intenzionati a presentarla, adducendo che senza personalità giuridica e senza uno statuto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ciò, prima che demenziale é anticostituzionale. Citando l’art. 49 della Costituzione. Che però, recita tutto il contrario: “tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Costituirsi in partito é una possibilità, un diritto. non un obbligo.
E’ morto don Andrea Gallo, uomo al contrario ma sempre per il dialogo. Puttane e drogati lo conoscevano tutti. Con De Andrè ha cantato gli ultimi e i vinti. Rideva in faccia al potere con fame di verità e di giustizia, sempre in trincea. A Beppe Grillo, che aveva votato, lo aveva pregato di parlare con il PD. Il Paese è a pezzi. C’é bisogno di te e dei tuoi elettori, possibilità di cambiare la storia si è fermata al “personalismo” di qualcuno…
Papa Francesco ha auspicato ai sacerdoti di diventare prete-pastore, che deve avere il “l’odore” delle sue pecore, don Andrea questo odore ce l’aveva. E forte! Non si è vergognato, il 10 marzo scorso a celabrare la messa in suffragio per il presidente Chavez. Osteggiato dalla gerarchia, messo ai margini, si è unito ai marginalizzati della società, muorendo ieri, con i suoi ragazzi.
Ad ognuno la propria risposta.
Ciliegina: perché all’attuale PD, non è mai venuto in mente di proporre una legge che tolga l’immunità ai parlamentari? Non sono uomini e donne come noi?

In Dialogo, numero 100

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Resa dei conti o rinascita?

11 maggio 2013
Riecco il “rompi”. Sabato 11 maggio, i rappresentanti del PD, arriveranno in treno, forse l’ultimo, al capolinea-stazione: Assemblea nazionale a Roma per valutare la ormai conclamata crisi al suo interno. E’ ormai inarrestabile il senso di fastidio verso quella che viene considerata una “oligarchia” separata dal proprio popolo e portatrice di privilegi ingiustificabili. Si vocifera che molti, “volontariamente”, lo perderanno, manifestando così la loro momentanea “insoddisfazione”. Vedremo!
Bersani ha sperimentato ciò che ha urlato con forza e risentita permalosità: Si vince tutti, si perde da solo. Come a dire, ma dove sono scappati i miei buoi, dopo che li ho così ben curati e allevati con foraggi di prima qualità?
Incredulo, improvvisamente solo! Gli si è aperto il deserto, unico luogo rimastogli, per riflettere. Enrico Letta invece preferisce l’Abazia di Spineto, nella meravigliosa terra di Siena, per fare “spogliatoio” come suol dirsi, con i suoi ministri.
Nascono e muoiono candidature di reggenza, da Cuperlo a Epifani, da Vannino Chiti a Pierluigi Castagnetti (ma il nome porta sfiga), da Claudio Martini alla Finocchiaro (che potrebbe essere l’alternativa voluta da D’Alema a Cuperlo, leggi sotto), sta uscendo pure la possibilità di un Bersani-Caronte, traghettatore fino al congresso. C’è chi pensa a soluzioni populiste, personalizzate, dimenticandosi i risultati elettorali. Il 24-25 febbraio scorso, il voto del M5S sommato agli astenuti oltrepassa il 50%. Si comprende lo sconcerto presente? Nel Paese e nel PD? Non è sufficente ascoltare le voci che si elevano giorno dopo giorno nei circoli e nelle federazioni di tutta Italia? Cosa necessita ancora?
E’ uscito per primo il nome di Barca, in verità, si è autoproposto come uomo di sinistra, memore del padre, ma dimentico di aver fatto il ministro a Monti, incredibile? Cuperlo a seguire, intelligente e forbito, Dalemiano diverso, incredibile, sa sorridere e ha la battuta pronta, tanto da guadagnarsi l’etichetta “diversamente dalemiano”. Ma anche lui, assieme ad altri 25 democratici, sulla mozione che chiedeva le dimissioni dell’allora sottosegretario Cosentino, accusato da una mezza dozzina di pentiti di essere un camorrista, si astenne. Così Cosentino si salva anche grazie a Cuperlo. Forse c’era qualche connessione per il voto seguito al Senato, dove alcuni giorni più tardi, fu bocciato l’arresto del dalemiano Tedesco? Chissà? In ultimo, quando c’è da difendere D’Alema è sempre in trincea, dieci anni fa attaccando la gestione dell’Unità di Furio Colombo, come poche settimane fa contro la Serracchiani che avevo scritto che D’Alema presidente della repubblica era impresentabile.
Berlusconi, dopo avere imposto il fido Catricalà sottosegretario alle Comunicazioni, ha imposto presidente della relativa commissione Matteoli. Mentre a presiedere la giunta delle immunità ha messo La Russa. A tutt’ora, mentre sto scrivendo, sappiamo che Nitto Palma, ex-guardiasigilli del governo B. e amico di Cosentino è stato bocciato due volte. Mentre, udite udite, “il Celeste-Formigoni” è sceso di nuovo in terra: braccia che ritornano all’agricoltura. E’ stato eletto presidente della commissione agricoltura per tenersi buona la Lega. Tralasciando Cicchitto agli esteri, Capezzone alle finanze ecc… il tutto con i voti del PD. B. vorrebbe anche essere eletto presidente della Convenzione (come da accordi, dice lui) sappiamo che spetta al PDL, avendo occupato il PD tutte le quattro più alte cariche dello stato. Ma quali sono i patti stipulati da Letta e B. nell’incontro clandestinocon lo zio Gianni. Lui lo ha voluto, lui ha scelto il Premier Nipote e i ministeri che contano. Intanto, le questioni che gli stanno a cuore, la giustizia, la TV, le autorizzazioni a procedere e le ineleggibilità, sono cosa sua. Doppia diga, al suo potere e ai processi. E come ha già fatto con Monti, al momento opportuno, toglierà la spina, proponendosi di nuovo come il “Salvatore”, grazie a chi?
Ma due mesi fa la parola d’ordine a Nonantola e in tutta Italia non era “mai con Berlusconi”. Due settimane fa “con B. per un governo di scopo di pochi mesi: legge elettorale e poi si ritorna a votare”. Ora è “con B. per un governo di legislatura e la riforma della Costituzione”
Ma non è finita: abbiamo fatto l’accordo sulla cancellazione dell’IMU, faremo i conti alle prossime elezioni, su quanti voti gli farà guadagnare, domanderemo ai nostri sindaci come faranno a mantenere i servizi, non contenti, su questo siamo stati scavalcati a sinistra, nientemeno che da un “estremista di sinistra” Sassuolese, attuale presidente di Confindustria, che tuona: Prima il lavoro. Tagliare l’Imu non è una priorità. Manca solo Totò, poi siamo al completo!
Termino con un paio di pensieri sul tanto “declamato” presidente del Senato, considerato, naturalmente a torto, rappresentante della società civile. Andatevi a leggere su internet (oppure su altri giornali, non certo l’attuale direzione dell’Unità) chi è e come si è comportato a Palermo e con GianCarlo Caselli, che avete ospitato nel vostro capannone, osannandolo, quattro anni fa.
1- Grasso come la Lega su: l’ius soli lanciato dalla vostra ministra quasi nonantolana, Cecile Kyenge, domenica dall’Annunziata su LA7.
“Starei attento a parlare di ius soli, perchè il rischio è di vedere una grande quantità di donne venire in Italia a partorire solo per dare la cittadinanza ai loro figli. Meglio uno ius soli, temperato dallo ius culturae. Non possiamo fare in modo che l’Italia diventi un Paese dove sbarcano le puerpere per ottenere la cittadinanza italiana dei figli”. Incredibile ma vero. Forse non merita anche lui come Borghezio una raccolta di firme per farlo dimettere dal Senato o per porre degli interrogativi al partito?
2- Lunedì era al funerale di Agnese Borsellino, martedì a quello di Andreotti, come dire, prima il dovere, poi il “piacere”. E lui come capo della procura di Palermo prima e poi della DDA, conosce bene gli atti del processo Andreotti. La sentenza di appello, confermata in Cassazione, stabilì che il reato fu “commesso fino alla primavera del 1980″. Lo salvò la prescrizione. Fu parlando del processo Andreotti che Berlusconi diede dei “matti , antropologicamente diversi dalla razza umana” a tutti i giudici. Fu allora che Violante, criticò l’ex amico Caselli per averlo processato e la Finocchiaro esultò per l’”inesistente” assoluzione. Anche i magistrati più furbi come Grasso si dissociarono e fecero carriera. Ieri le alte, medie e basse cariche dello stato che l’altroieri piangevano la morte di Agnese Borsellino, piangono la morte di Andreotti. Ma non è vero che fingano sempre: piangendo Andreotti, almeno, sono vere.
Ce ne sarebbe un terzo ancora più grave: provate a farvi spiegare dai “vostri” senatori, Guerra (attuale sottosegretario) e Vaccari, chi ha inviato, lui come presidente del Senato, a rappresentarci in Europa? Su proposta di Schifani… sarà una “incredibile” sorpresa…
In politica le nuove generazioni non hanno bisogno di maestri, ma di testimoni, nessuna predica, solo esempio. Abbiate paura dei trasformismi, ieri B. era il male, oggi va tutto bene, chi segue questa strada segue il potere, l’ambizione. No alle false sicurezze che illudono e rinchiudono in se stessi, che ti presentano i pacchetti già pronti. Meglio, allora una sana insicurezza, che è l’invito a prendere la vita nelle proprie mani accettando paure, dubbi, esitazioni, angosce. Meglio accoglierla come compagna sul cammino piuttosto che sbarrarle la strada. Solo così non saremo mai stanchi di camminare… verso il nuovo.

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