Gruppo Abele – Costa d’Avorio

Progetto Communauté Abel Grand Bassam – Costa d’Avorio
Associazione Gruppo Abele

anno 2007
Il coinvolgimento in percorsi di promozione dei diritti, così come l’affermazione dell’intrinseca dignità della persona umana e del valore delle diverse culture, costituisce una delle esperienze qualificanti del Gruppo Abele. Sentendo di aver consolidato le proprie competenze sul territorio di origine, a partire dagli anni ’70 l’associazione ha deciso di raccogliere le sfide poste da realtà lontane…

1. INTRODUZIONE
Il coinvolgimento in percorsi di promozione dei diritti, così come l’affermazione dell’intrinseca dignità della persona umana e del valore delle diverse culture, costituisce una delle esperienze qualificanti del Gruppo Abele. Sentendo di aver consolidato le proprie competenze sul territorio di origine, a partire dagli anni ’70 l’associazione ha deciso di raccogliere le sfide poste da realtà lontane, eppure afflitte, spesso in forma assai più grave, dagli stessi problemi che negli anni si erano affrontati in Italia. Ci si è dunque attivati per sostenere anche altrove un discorso in favore dell’educazione, dei diritti, della dignità personale e sociale, dello sviluppo di capacità e saperi. Nel tempo l’attenzione si è incentrata su aree diverse del mondo. Oggi lavoriamo soprattutto nel continente africano, un mondo poco conosciuto nelle sue potenzialità, i cui tesori sono spesso resi inaccessibili da conflitti interni, corruzione delle classi al potere e, soprattutto, da potenti interessi particolaristici.

1.1 Quale cooperazione La filosofia che guida le nostre azioni di cooperazione è la stessa che contraddistingue l’operato dell’Associazione nel contesto italiano; essa prevede l’attenzione verso le situazioni di maggior disagio, la disponibilità all’accoglienza, la promozione dei diritti fondamentali, il rifiuto di una logica di dipendenza fra chi beneficia dell’aiuto e chi lo offre. Miriamo soprattutto a promuovere il protagonismo delle popolazioni locali, impegnate ad intraprendere processi di sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibili. Sostenibilità è una parola chiave nel quadro della Cooperazione Internazionale. Il settore Cooperazione del Gruppo Abele, insieme ai suoi partner, lavora alla costruzione di un futuro che sia sostenibile davvero, cioè sostenibile per tutti: un futuro frutto di incontro, da progettare insieme a coloro che oggi, con fatica, cercano opportunità di riscatto dalla povertà e dall’emarginazione, un futuro che possa essere riconosciuto da noi e da loro come obiettivo comune. La nostra priorità è dunque quella di coinvolgere i paesi in via di sviluppo in rapporti di vera collaborazione, intorno a progetti culturali, formativi e di accoglienza che risultino sinceramente condivisi. Puntiamo a mettere a disposizione dei nostri progetti competenza, volontà ed esperienza, e cerchiamo di tenere sempre presente il confine fra il concetto di cooperazione e quello di aiuto per appoggiare le comunità africane con le quali lavoriamo nel cammino verso una reale autonomia. Riteniamo infine che la valorizzazione delle differenze, oltre ad essere la premessa necessaria di qualunque percorso di cooperazione, possa aiutarci a ripensare un modello di convivenza più adeguato per tutti.

2. IL PAESE DI INTERVENTO La Costa d’Avorio, pur avendo goduto a lungo di una prosperità economica ignota agli altri paesi dell’area, a partire dai primi anni ’90 ha conosciuto una pesante recessione, aggravata sia dal crollo dei prezzi delle sue principali materie prime da esportazione (cacao e caffè), sia dalle politiche di aggiustamento strutturale imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale. Al declino economico si è affiancato un progressivo sfaldamento del tessuto sociale, e contemporaneamente sono emerse tensioni a livello politico. Nel 1999 il primo colpo di stato della storia ivoriana ha rovesciato il presidente in carica, dando origine ad una fase di grave turbolenza. Nel 2002, con un secondo colpo di stato, forze armate antigovernative – le Forze Nuove – hanno preso il controllo della zona centro- settentrionale, dividendo di fatto la Costa D’Avorio in due aree governate separatamente. Tutto ciò ha minato la stabilità sociale, facendo precipitare il Paese in una preoccupante emergenza umanitaria. Oggi la Costa d’Avorio sembra uscita dalla fase più critica, anche grazie all’accordo firmato il 4 marzo 2007 dal Presidente Gbagbo e dal segretario generale delle Forze Nuove con lo scopo di rilanciare un processo di pace faticosamente intrapreso e più volte interrotto. La popolazione, tuttavia, continua a vivere un quotidiano fatto di privazioni e difficoltà. La repubblica ivoriana si trova dunque a dover affrontare molti problemi, tutti fra loro strettamente connessi e ugualmente cruciali: gli effetti della guerra civile, l’indigenza di vastissimi strati della popolazione, l’allarme HIV/AIDS e il generale aumento delle malattie a carattere epidemico, le varie forme di sfruttamento e riduzione in schiavitù delle fasce più deboli. Nell’ultima graduatoria stilata annualmente dall’UNDP sulla base dell’Indice di Sviluppo Umano – un dato che valuta la qualità della vita a partire da fattori come la speranza di vita alla nascita, il livello di istruzione e la distribuzione pro-capite del reddito – la Costa d’Avorio si colloca agli ultimi posti: 164a su 177 paesi analizzati, con una tendenza al peggioramento. L’apparato statale ivoriano non è al momento in grado di assicurare ordine e osservanza delle leggi, né di garantire i servizi di base alla popolazione; si sono registrate gravi e diffuse violazioni dei diritti umani, mentre centinaia di migliaia di persone sono sfollate a causa dei combattimenti. L’economia del Paese affronta intanto una fase di ulteriore stagnazione.
2.1 Minori e donne Desta particolare preoccupazione la condizione dei minori, soprattutto tenendo conto dell’altissimo numero di orfani. Molti sono i bambini che si ritrovano privati troppo presto delle figure adulte di riferimento, uccise in breve tempo dall’AIDS che qui ha un tasso altissimo di diffusione. Tanti altri ragazzi, sfollati dalle regioni di origine, hanno perso i genitori a causa della guerra. Questi bimbi finiscono quasi inevitabilmente sulla strada, nell’abbandono e nel bisogno, spesso forzati alla scelta della criminalità. La Costa d’Avorio è inoltre pesantemente coinvolta nel traffico di minori, soprattutto in quanto Paese di destinazione dei giovanissimi destinati a lavorare, con turni estenuanti, nelle piantagioni di cacao e caffè. Numerose sono poi le bambine che arrivano dai paesi limitrofi per essere sfruttate come domestiche o come prostitute nei locali, così come i ragazzini che finiscono nei circuiti dei pedofili occidentali. Non sorprendentemente, date le premesse, è in aumento il numero dei bambini non scolarizzati. Fra coloro che maggiormente subiscono la difficile situazione del Paese ci sono anche le donne. Spesso già a partire dalla prima infanzia, esse vivono una condizione di subalternità: le bambine hanno meno accesso alle cure sanitarie, all’educazione e persino all’alimentazione rispetto ai loro coetanei maschi. Di conseguenza, le ragazze scolarizzate sono una minoranza, mentre sta raggiungendo livelli davvero allarmanti la diffusione dell’HIV/AIDS fra le giovanissime, ignare dei metodi di prevenzione del contagio. Non alfabetizzate e prive di competenze professionali di base, le donne hanno anche scarse possibilità di impiego, in una regione dal tasso di disoccupazione già di per sé elevatissimo. Eppure spesso è la donna il vero – se non unico – motore dell’economia familiare. La maggior parte delle donne ivoriane provvede a sostentare la famiglia grazie a piccole attività produttive e/o commerciali autonome. Anche queste sono però oggi in declino: per una giovane madre è sempre più difficile accedere alle pur modeste risorse necessarie ad avviare un’attività in proprio, poiché in pochi sono disposti ad investire su di lei. Per completare il quadro occorre tenere presente i recenti fenomeni di disgregazione del nucleo familiare tradizionale, che hanno un forte impatto sulla condizione femminile e infantile, e in particolare alimentano il fenomeno delle donne sole e quello dell’abbandono dei bambini.

3. IL PROGETTO COMMUNAUTÉ ABEL Fra i nostri progetti di cooperazione attivi, quello in Costa d’Avorio ha la storia più lunga: è nato nel 1983, in collaborazione con il Ministero di Grazia e Giustizia ivoriano, per offrire una possibilità di reinserimento sociale a numerosi minori carcerati. Col tempo, in risposta alla crescente crisi politica, economica e sociale del Paese, si è deciso di ampliare e diversificare gli interventi e di prendersi cura anche di altre fasce deboli della società: orfani, bambini di strada, sfollati di guerra, vittime del traffico di esseri umani, vittime di sfruttamento lavorativo, donne in difficoltà. Il progetto oggi vede sul campo un’equipe di 28 persone, tre italiani e 25 ivoriani, che condividono l’ideale di lavorare per l’affermazione della dignità delle persone e della giustizia sociale, stimolando a tal fine tutte le risorse della comunità locale. La Communauté è strutturata in tre principali unità operative e logistiche: il Carrefour Jeunesse, situato nel centro di Grand Bassam e dedicato ad attività di aggregazione e di animazione sociale, il Centre Abel, pensato per l’accoglienza residenziale e la formazione professionale di ragazzi in difficoltà, e il Centro di Documentazione, Ricerca e Formazione. Coerentemente con la filosofia del Gruppo Abele, anche in Africa non smettiamo di interrogarci, di chiederci che cosa fare di nuovo, di più: nell’ultimo periodo, grazie al lavoro di osservazione del contesto di intervento svolto dal nostro personale espatriato, abbiamo colto l’emergere di ulteriori bisogni in seno alla comunità. Ci siamo dunque impegnati a proporre nuove progettualità, con l’obiettivo di fornire risposte sempre più adeguate a fronte delle tante urgenze. Per questo stiamo realizzando tre nuove iniziative: la “Casa delle Donne”, il potenziamento della fattoria al Centre Abel e alcuni impianti sportivi. Sempre per questo abbiamo recentemente inaugurato, presso il Carrefour Jeunesse, un ambulatorio socio- sanitario. Nella messa in opera dei progetti sul territorio ci appoggiamo anche ad associazioni locali impegnate nel lavoro sociale, delle quali abbiamo verificato la condivisione dei valori e delle strategie che ci guidano. Ci capita inoltre di operare in sinergia con altre ONG internazionali, come “Save the Children” e “Terre des Hommes”, specializzate nella promozione dei diritti dell’infanzia, poiché condividiamo con loro l’idea che uno sforzo congiunto possa conferire maggiore incisività alle rispettive azioni.
3.1 La centralità della dimensione educativa Le nuove generazioni di ivoriani faticano a trovare l’importante sostegno affettivo e relazionale, e anche l’aiuto materiale, un tempo assicurati all’interno della famiglia allargata tradizionale. Quest’ultima, nel confronto con le drammatiche trasformazioni del Paese, sta infatti andando incontro a fenomeni di profonda disgregazione. Pur nell’impossibilità di fornire risposte efficaci e definitive a tutti i problemi della popolazione, soprattutto quella giovanile, abbiamo scelto di porre l’accento sulla dimensione socio- educativa. Questo orientamento deriva dalla filosofia del Gruppo Abele, che vede nella formazione lo sbocco naturale di ogni sua iniziativa, lo strumento per accompagnare l’altro verso la consapevolezza dei propri diritti e delle proprie potenzialità e per renderlo protagonista della propria esistenza, nonché partecipe dello sviluppo collettivo. Ci rivolgiamo preferibilmente ai giovani, poiché pensiamo che investire sulla crescita dei ragazzi sia una premessa fondamentale per chiunque persegua la maturazione e il progresso delle comunità, nei paesi in via di sviluppo così come nel nostro contesto occidentale. L’asse portante di tutto il progetto Communauté Abel è dunque costituito dalle attività educative ad ampio raggio, che spaziano dal sostegno pscico-affettivo offerto ai minori, all’accoglienza residenziale, ai corsi professionali, ai progetti di microimprenditorialità, ai corsi di alfabetizzazione e di francese, cultura generale ed educazione civica. Obiettivo finale delle azioni messe in atto è il reinserimento dei ragazzi coinvolti nel tessuto familiare e sociale; per raggiungerlo, gli educatori della Communauté Abel elaborano insieme a ciascuno di loro un progetto personalizzato che tiene conto delle abilità e dei limiti del singolo, e anche delle sue aspirazioni e propensioni.
3.2 Il personale e il metodo educativo adottato Come già accennato, il personale impiegato presso la Communauté è composto in gran parte da operatori locali. Alcuni di loro sono stati assunti direttamente dall’associazione, mentre altri sono distaccati dal Ministero ivoriano degli Affari Sociali, partner del progetto fin dalla sua origine. È questo ad esempio il caso dei direttori del Carrefour Jeunesse e del Centre Abel. Le professionalità degli operatori sono varie: educatori, formatori nelle diverse discipline, persone addette all’amministrazione e ai servizi. Sono invece italiani il supervisore del progetto educativo, il referente della formazione professionale e la coordinatrice generale del progetto. Lavorando ogni giorno in stretta collaborazione, le persone impegnate nelle attività educative praticano con continuità un serio confronto sui metodi adottati, e anche sui rispettivi modi di intendere il progetto nella sua dimensione di impegno sociale. Questo allo scopo di ribadire la condivisione di mezzi e finalità, creare una maggiore sinergia fra gli operatori coinvolti, valorizzare le diverse competenze e in definitiva poter offrire ai ragazzi, con accresciuta consapevolezza, percorsi formativi sempre più validi e coerenti. Da questo costante lavoro di verifica e ripensamento è nata la proposta di un Metodo Educativo, oggetto di successivi incontri di formazione che hanno coinvolto l’intera equipe. Tale Metodo si fonda sullo studio della Carta Internazionale dei Diritti dei Bambini e della Carta Africana dei Diritti dei Bambini, scelte come presupposto ideale di un’attività al servizio dei giovani. Letti contestualmente, questi due documenti riescono inoltre ad associare la prospettiva occidentale e quella africana sul ruolo e i diritti dell’infanzia, il che rappresenta una delle esigenze più sentite dal personale locale.

4. LE STRUTTURE OPERATIVE Il progetto Communauté Abel prevede interventi diversificati che coniugano spazi di accoglienza diretta a persone in difficoltà, in particolare minori e donne, con iniziative di prevenzione, formazione, informazione e costituzione di reti di attori sociali sensibili. Oltre al lavoro sociale portato sul terreno nei diversi quartieri della città e nei villaggi limitrofi, il progetto si avvale di proprie sedi operative.
4.1 Il Carrefour Jeunesse Il Carrefour Jeunesse è un centro di aggregazione e di animazione sociale situato nel cuore della città di Grand Bassam, all’incrocio dei quartieri disagiati tra il mercato e la stazione degli autobus. Grazie alle numerose iniziative educative, culturali e sportive promosse, esso è diventato col tempo un importante punto di riferimento per tutta la cittadinanza, uno strumento fondamentale di prevenzione del disagio giovanile sul territorio e di contrasto a pratiche degradanti come la tratta e lo sfruttamento di esseri umani. Il centro è costituito da un complesso di edifici adibiti a varie attività, e prevede anche un grande spazio aperto destinato soprattutto al gioco e alla pratica sportiva. È proprio qui che vengono inizialmente accolti i ragazzi, che vi accedono direttamente dalla strada. Gli operatori della Communauté monitorano costantemente gli ambienti del Carrefour, si intrattengono con i bambini e li guidano nella gestione dei giochi, stabiliscono un primo contatto con i nuovi arrivati invitandoli a giocare e discorrere insieme. Dopo un primo periodo di frequentazione “libera” del centro i giovani vengono avviati alle diverse attività organizzate: corsi di alfabetizzazione, laboratori professionalizzanti, sport. A poco a poco la relazione si struttura, per chi lo desidera, in un percorso personalizzato di accompagnamento volto ad affrontare i problemi. La formazione offerta ai ragazzi può assumere diverse forme. I bambini più piccoli beneficiano del servizio di inserimento scolastico: l’equipe del Carrefour prepara coloro che si sono allontanati dal circuito scolastico, o che non vi sono mai entrati, ad accedere alle classi della scuola pubblica, e li sostiene nel percorso di inserimento. I ragazzini più grandi, ormai fuori-età per la scuola primaria, usufruiscono dei corsi di alfabetizzazione che si tengono nei locali del centro, ai quali partecipano anche numerosi adulti. Altri corsi di alfabetizzazione vengono proposti, sotto la supervisione del Carrefour, in alcuni quartieri cittadini e nei villaggi vicini. Questi corsi non sostituiscono certo un’educazione di tipo scolastico, ma consentono a coloro che li seguono di acquisire almeno le abilità minime di lettura e scrittura necessarie alla vita quotidiana. Per quanto riguarda la formazione professionale, essa avviene principalmente in due modi: molte ragazze scelgono di avviarsi all’arte del cucito frequentando i corsi triennali organizzati presso un laboratorio interno al Carrefour. Altri giovani sono affidati a laboratori artigianali esterni ma convenzionati con la struttura, dove svolgono un periodo di apprendistato propedeutico all’esercizio di un mestiere. Anche la loro esperienza è seguita da vicino dagli operatori della Communauté, che concordano ogni percorso formativo con gli artigiani coinvolti. Un’altra opportunità per avvicinarsi al Carrefour Jeunesse è offerta dal ”Servizio di Ascolto e di Orientamento”, presso il quale anche gli adulti possono portare la propria esperienza di vita, raccontare difficoltà e fatiche. Un operatore di riferimento ascolta le storie personali, individua le criticità e i bisogni di ciascuno e propone un percorso personalizzato di uscita dal disagio, da realizzarsi anche grazie al supporto di altri attori locali. Grande attenzione è rivolta in generale al lavoro di rete: il coinvolgimento diretto delle associazioni, delle istituzioni e dei vari operatori sociali attivi in città è considerato cruciale in vista del reinserimento socio- economico dei soggetti svantaggiati accolti e presi in carico dalla Communauté. Presso i locali del centro ha sede anche il “Ristorante Comunitario”, cioè una mensa interna che ogni giorno fornisce un pasto gratuito a circa 100 bambini e ragazzi seguiti dalla struttura. Sempre al Carrefour si trova l’Atelier di Musica, che propone corsi e ospita le prove di gruppi musicali locali, oltre a fornire supporto tecnico alle iniziative pubbliche del centro e ad organizzare cineforum su temi strettamente connessi con le attività della Communauté – ad esempio sul diffondersi dell’HIV, sulla guerra ecc. Struttura articolata e in continua evoluzione, oggi il Carrefour è soprattutto: • un centro di animazione sociale; • uno spazio di ascolto e di sostegno psico-affettivo; • uno spazio di incontro dei giovani tra di loro e con adulti di riferimento; • un osservatorio privilegiato della realtà giovanile; • un luogo di aggregazione e di promozione culturale; • un centro di formazione e di orientamento professionale; • un luogo che offre sostegno materiale: la mensa comunitaria; • un interlocutore autorevole delle istituzioni nell’ambito delle politiche giovanili e delle politiche sociali in senso lato
4.2 Il Centre Abel Il Centre Abel è un centro di accoglienza residenziale per ragazzi, situato a 7 km dal centro di Grand Bassam e collocato su di un’area di 20 ettari al bordo della laguna. Gli ospiti, inviati dal Ministero della Giustizia e degli Affari Sociali e dalle associazioni locali e internazionali, hanno un’età compresa fra i 12 e i 25 anni e provengono da situazioni di grave indigenza e di disagio personale. La permanenza al Centre, della durata media di 3 anni, permette loro di seguire un percorso educativo-professionale nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento, della falegnameria e della saldatura. La formazione professionale è completata da corsi di alfabetizzazione, di francese, di igiene, di educazione civica e morale, da corsi sul mondo contemporaneo e sulle culture e tradizioni africane. A questo si affiancano diverse proposte ricreativo-educative, quali il teatro, i giochi di gruppo, le uscite collettive. I percorsi formativi sono personalizzati e finalizzati al reinserimento dei giovani nel tessuto familiare (nel senso più ampio del termine) e sociale, e prevedono il sostegno all’avvio di piccole attività in proprio al termine della permanenza. Nell’ottica di coniugare gli aspetti teorico-pratici della formazione con i modelli di vita della popolazione, gli ambiti formativi sono stati individuati a partire dal mercato e dalle esigenze della comunità locale, così da offrire ai ragazzi reali possibilità di inserimento finale. Negli ultimi anni, il Centre Abel ha visto crescere e differenziarsi la tipologia dei ragazzi accolti. Tra essi vi sono orfani, molti dei quali a causa dell’AIDS, tossicodipendenti, sfollati di guerra, vittime del traffico di esseri umani, vittime dello sfruttamento lavorativo; si tratta di bambini e giovani che, a causa dei traumi subiti e dell’assenza di figure adulte di riferimento, necessitano di accoglienza per un periodo significativo, così come di un forte sostegno psico-affettivo ed economico. Laddove rintracciabili, ci si sforza di coinvolgere le loro famiglie d’origine in un comune percorso di crescita, per facilitare il ricongiungimento una volta terminata l’esperienza al Centre e fare sì che i ragazzini possano sentirsi un domani veramente ri-accolti in seno alla propria comunità.
4.3 Il Centro di Documentazione, Ricerca e Formazione Il Gruppo Abele ha sempre attribuito vitale importanza alla conoscenza delle problematiche che affronta, allo studio, al confronto; per questo anche nel contesto dell’intervento a Grand Bassam promuoviamo attività di documentazione e di ricerca. Il Centro di Documentazione, Ricerca e Formazione, che ha sede presso il Carrefour Jeunesse, svolge un ruolo importante per la Comunità Abel e in generale per tutta la comunità di Grand Bassam. Esso è innanzitutto un centro di documentazione sul sociale e più specificamente sulla condizione dei giovani, delle donne e dei bambini ivoriani; fra i suoi scopi c’è quello di approfondire e rielaborare le esperienze maturate su questi temi dalla Communauté. In questa veste, esso costituisce un osservatorio permanente delle dinamiche sociali, dei diversi stili di vita, dei fenomeni che sono alla base del malessere giovanile – delinquenza, violenza, prostituzione, droga ecc. – e delle strategie per mezzo delle quali il contesto – umano, istituzionale – contribuisce a determinarli o si propone di affrontarli. La biblioteca del centro, molto frequentata, mette a disposizione del pubblico un ricco patrimonio di volumi e documenti relativi alle problematiche proprie del territorio. L’equipe conduce interessanti ricerche sui problemi emergenti del Paese, quali l’Aids, i conflitti interetnici, il fenomeno dell’abbandono e del traffico di minori, la prostituzione minorile ecc. Il centro propone inoltre iniziative che possano coinvolgere la comunità in un processo di crescita collettiva: organizza incontri di sensibilizzazione rivolti ad associazioni locali e alla popolazione, coordina eventi di mobilitazione sociale volti a promuovere l’affermazione dei diritti delle fasce deboli della società, la pace e il rispetto dell’ambiente. Infine, il C.D.R.F. ha un ruolo di programmazione, di monitoraggio e di valutazione del complesso delle attività della Comunità Abel.
4.4 Le attività di sostegno alla micro-imprenditorialità L’attività di reinserimento economico coinvolge trasversalmente le varie strutture operative del progetto. Si tratta di un servizio che prevede l’accompagnamento di giovani e associazioni, soprattutto femminili, all’elaborazione di micro-progetti imprenditoriali, e la loro formazione alla gestione contabile semplificata. Per molte persone in città è difficile ottenere quei piccoli finanziamenti che permetterebbero loro di avviare modeste attività creatrici di reddito, seppure minimo. A queste persone l’Associazione concede micro-crediti o finanziamenti a fondo perduto da investire in semplici attività produttive o piccoli commerci. In alcuni casi il patto con il fruitore si basa sull’impegno da parte sua a restituire col tempo quanto più possibile, così da permettere al gruppo di aiutare altre persone in difficoltà. Questa attività è particolarmente significativa in quanto l’intervento a favore di singoli individui svantaggiati contribuisce anche a ricostruire il fragile tessuto economico della comunità, minato da anni di guerra civile, stagnazione e instabilità.

5. LE NUOVE PROGETTUALITÀ
5.1 L’ambulatorio socio-sanitario del Carrefour Jeunesse L’ambulatorio socio-sanitario da poco inaugurato presso il Carrefour Jeunesse si propone di rispondere ad un bisogno primario sia delle persone seguite dalla Communauté che più in generale della comunità di Grand Bassam. Questo progetto si innesta su una precedente esperienza sviluppata sempre all’interno della Communauté, quella del dispensario. Già a partire dai primi anni della nostra presenza in città, si era pensato di offrire una basilare forma di supporto sanitario alla popolazione di riferimento. Era stato quindi allestito un piccolo dispensario di farmaci, molto frequentato, presso il quale era possibile ritirare medicine adatte a trattare le malattie più comuni. I dati raccolti nel tempo dall’osservatorio del nostro Centro Studi hanno però evidenziato come le richieste della popolazione andassero oltre la semplice distribuzione dei farmaci, e quanto fosse auspicabile potenziare l’intervento in ambito sanitario. Le esigenze via via emerse non implicavano prioritariamente interventi e operatori di alto livello e neppure un’azione in ambito esclusivamente medico: il problema della salute si declina nel contesto di riferimento in termini prima di tutto sociali, economici e culturali ed è tenendo conto di queste variabili che abbiamo voluto intervenire. Il sistema sanitario ivoriano rispecchia le difficoltà e le inefficienze del Paese: le strutture pubbliche non sono in grado di soddisfare la richiesta di diagnosi e terapie, e soprattutto le fasce più deboli della popolazione, impossibilitate a pagare il servizio, restano escluse dalle cure. Per loro, oltre che per i nostri abituali utenti, è oggi in funzione presso i locali del Carrefour Jeunesse un ambulatorio sanitario di base completamente gratuito. Sulla scorta della precedente esperienza del dispensario e dello studio di simili interventi in altri paesi dell’area, si è deciso di impostare l’operatività dell’ambulatorio su due direttrici principali: attività sanitaria di base e attività di promozione di cultura sanitaria. Nel programmare la nostra azione abbiamo infatti scelto di mediare tra una logica di risposta a richieste individuali e una logica di salute pubblica. Il personale dell’ambulatorio, aperto per ora quattro ore al girono, è costituito da due infermieri e da un medico, tutti ivoriani, coadiuvati in alcuni periodi dell’anno da un medico italiano inviato dal Gruppo Abele. Ad accedere al servizio sono principalmente i bambini e i ragazzi che frequentano il Carrefour Jeunesse e che sono ospitati al Centre Abel, gli operatori della Communauté e, sempre più, anche persone e famiglie fra le più indigenti, individuate in collaborazione con i servizi sociali. L’ambulatorio non tratta qualunque tipo di problema sanitario, ma soltanto le patologie più diffuse – Malaria, Febbre Tifoide, Infezioni Respiratorie, Infezioni e Parassitosi Intestinali – non gravi e senza complicanze, che, una volta diagnosticate, vengono curate grazie alla somministrazione controllata e gratuita dei farmaci. Molti studi condotti nei paesi in via di sviluppo mostrano che il lavoro svolto dagli infermieri nella medicina di base è sicuro ed efficace se adeguatamente supportato. Per questo, vista anche la scarsità di risorse disponibili, abbiamo deciso di affrontare in tal modo la gestione delle patologie più comuni e meno gravi. Occorre a questo proposito tenere presente che in Costa D’Avorio la figura professionale dell’infermiere beneficia di facoltà piuttosto estese, potendo ad esempio prescrivere medicine. Nel loro lavoro quotidiano gli infermieri in servizio presso il nostro ambulatorio seguono semplici protocolli diagnostici e terapeutici, secondo le linee guida messe a punto dalle Organizzazioni Internazionali per gli interventi sanitari in queste aree del mondo. La standardizzazione delle procedure che ne consegue le rende al contempo più sicure e meglio verificabili. Ciò che è ancora più importante, accanto all’attività clinica, l’ambulatorio promuove campagne di prevenzione e di educazione sanitaria di ampio respiro, ad esempio sulla prevenzione dell’HIV/AIDS. L’esperienza pregressa, la nostra vocazione sociale e l’esigenza di amplificare il più possibile gli effetti positivi dell’intervento, insieme all’analisi di dati della letteratura scientifica, hanno suggerito di utilizzare un approccio di “educazione fra pari”. A tal fine la Communauté Abel sta mettendo a frutto i suoi contatti con varie associazioni di volontariato locali, alcune delle quali, pur senza competenze specifiche, già si occupano di promuovere l’informazione sanitaria e l’accesso alle cure con una metodologia molto vicina alla Peer Education, appunto “educazione fra pari”. Naturalmente si cercherà di estendere questo tipo di collaborazione ad un numero sempre maggiore di realtà associative.
5.2 La fattoria del Centre Abel Il progetto fattoria nasce dall’idea di potenziare le attività di allevamento e agricoltura già da tempo praticate all’interno del Centre Abel. Pur mantenendo quale scopo primario la formazione professionale dei minori accolti, attraverso questo progetto ci si propone di sfruttare le potenzialità del luogo e del lavoro collettivo per fornire mezzi di sussistenza alla Comunità, producendo risorse economiche utili ad affrontare i tanti bisogni quotidiani. I terreni di pertinenza del Centre Abel si estendono su una superficie di 22,7 ettari, solo pochi dei quali sono attualmente utilizzati a causa della mancanza di mezzi. L’obiettivo è quello di estendere l’area destinata alla coltivazione e all’allevamento. In ragione della natura diversificata dei terreni, il progetto, elaborato sotto la supervisione di un esperto agronomo che ha trascorso 2 mesi nella struttura, prevede di avviarne lo sfruttamento in maniera progressiva. Questa iniziativa, una volta portata a termine, avrà un valore duplice: da un lato consentirà al Centre di accrescere il per ora modesto ritorno economico generato dalle attività produttive, utile a coprire almeno in parte le molte spese interne e anche per essere re-investito nella fattoria stessa. In secondo luogo renderà più completi ed efficaci i percorsi di formazione in ambito agricolo proposti ai giovani ospiti, che beneficeranno della diversificazione delle attività e del miglioramento degli strumenti disponibili. Poiché in Costa d’Avorio non mancano le aziende agricole meccanizzate, una volta acquisite solide competenze nel settore i nostri ragazzi dovrebbero avere uno sbocco privilegiato nel mondo del lavoro, potendo aspirare ad essere assunti presso una di queste importanti realtà economiche. Obiettivo sul lungo termine è poi quello di raggiungere l’autosufficienza alimentare, cioè di produrre al proprio interno tutto quanto serve a nutrire gli operatori e gli ospiti del Centre. L’attuazione del progetto è alla sua prima fase, che prevede la messa in produttività della parte di terreno con meno vegetazione, che non necessita di essere disboscata. Il grande pozzo del centro possiede il potenziale idrico sufficiente per mettere a coltura l’intero appezzamento. L’idea è quella di dedicarsi alla coltivazione di ortaggi, preziosi per la mensa interna, cui affiancare come unica coltura estensiva il mais, scelto perché facile da gestire e utilizzabile anche come mangime per gli animali. Le verdure, così come il mais, sono inoltre prodotti facilmente collocabili sul mercato locale, cui pensiamo di destinare l’eventuale surplus. Per quanto riguarda l’allevamento il progetto prevede di mantenere e potenziare le attività già presenti: allevamento di conigli, anatre e maiali; si vorrebbe inoltre introdurre l’allevamento di polli, galline da uova, aguti (un roditore di medie dimensioni la cui carne è molto apprezzata dal mercato locale). Essendo il Centre Abel già dotato di strutture adeguate per tale piano di sviluppo, sarà sufficiente effettuare un contenuto intervento di ristrutturazione.
5.3 La Casa delle Donne Tra quelle che ci si presentano quotidianamente, la situazione delle donne è fra le più difficili. Sempre più numerose sono quelle che si ritrovano sole, magari con diversi figli a carico, per essere fuggite dalla guerra, da situazioni familiari altamente conflittuali oppure in seguito all’abbandono da parte del marito o alla morte dello stesso. Queste donne ricercano per sé e per i propri bambini forme autonome di riscatto dalla povertà e dalla marginalità sociale. Non sempre però hanno fortuna. La lunga esperienza nel Paese ci ha fatto spesso incontrare ragazze che, disorientate e prive di mezzi, erano diventate facili vittime di sfruttamento e di violenza, oggetto della tratta di esseri umani che in Costa d’Avorio cattura migliaia di vite: da qui è nata l’esigenza di creare un intervento a loro dedicato. Il progetto potrà prevedere anche la costruzione di una struttura di accoglienza rivolta a donne vittime di violenza e sole, o eventualmente con figli, che stanno vivendo una situazione di grave precarietà economica, di emarginazione e disagio. Scopo delle “Casa delle Donne”, che dovrebbe sorgere nelle vicinanze del Centre Abel e disporre di una decina di posti letto, sarebbe quello di offrire alle ospiti un luogo protetto dove trovare accoglienza per un periodo di tempo di circa 6 mesi. Durante la permanenza le donne e ragazze otterrebbero un adeguato sostegno psicologico e avrebbero l’opportunità di seguire corsi di alfabetizzazione e formazione professionale. L’esperienza di vita comunitaria rappresenterebbe, crediamo, anche un importante momento di confronto, poiché offrirebbe alle ragazze la possibilità di condividere i propri problemi con altre giovani donne, stimolandole ad affrontarli insieme. Grazie al lavoro di rete che la Communauté Abel ha intensificato negli ultimi anni, sarebbe possibile appoggiarsi anche ad altre associazioni locali nel momento della ricerca di opportunità professionali da proporre alle donne ospiti della casa. Queste ultime, dopo alcuni mesi di permanenza, verrebbero accompagnate in un percorso di reinserimento sociale e lavorativo che possa renderle finalmente protagoniste di un nuovo progetto di vita, nonché di un rinnovamento della comunità.
5.4 Gli impianti sportivi Lo sport rappresenta per i giovani un potente strumento di auto-espressione, e un momento di condivisione e di crescita psico-fisica; nel contesto dei percorsi educativi che portiamo avanti in Costa D’Avorio, la pratica sportiva costituisce inoltre una grande opportunità di contatto con i ragazzi e di prevenzione del disagio e dell’emarginazione. Avendo in passato dotato il Cerrefour Jeunesse di campi sportivi molto apprezzati dai suoi frequentatori, oggi vorremmo sostenere il comune di Grand Bassam, la cui popolazione ha un’età media molto giovane, nell’allestimento di analoghe strutture adibite alla pratica degli sport più seguiti e diffusi tra i ragazzi e le ragazze. I nuovi impianti sportivi saranno situati nei quartieri più disagiati e difficili, lontani da strade trafficate, e verranno utilizzati per il Basket, la Pallavolo, la Pallamano, la ginnastica e la danza. Per questo progetto, già delineato nelle modalità di attuazione, stiamo cercando di trovare sostenitori.

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