Lettera Rete di Quarrata – aprile 2015

Carissima, carissimo,
l’amico Marcelo Barros, monaco benedettino brasiliano, teologo e biblista, ha partecipato al Forum Sociale Mondiale di Tunisi.
Ci ha inviato le sue impressioni-riflessioni. Segue sempre di Marcelo una valutazione su come sia stato male interpretato -dal suo punto di vista- l’immagine di Dio e l’uso di potere che ne è stato fatto.
Credo che per questa Pasqua, gli interrogativi che Marcelo ci pone valgano bene un “ritiro”.
Buona Pasqua,
Antonio

Per aiutare l’aurora a nascere: provocazioni teologiche e spirituali al Forum di Tunisi
Oggi, il compito di una teologia cristiana, inserita nella realtà e aperta al mondo, consiste più in formulare bene qualche domande che la realtà provoca che, in fatti, dare delle risposte, o anche pretendere arrivare a formulazioni che possono sembrare consolidate o definitive. In questa linea, questa mio dialogo con voi è per provocare una  o altra domanda e suggerire qualche indicazioni per la continuità di questo forum. Questo lavoro mi mette un po a disagio perché non voglio interferire nella vostra vita, neanche voglio mettere cambiare i vostri pensieri. Dunque, propongo alcuni considerazioni pensando che possono aiutarvi a ripensare la vita, ma come domande e provocazioni e non come giudizio o dottrina.

Una rapida visione teologica sul Forum Sociale
Possiamo dire che il forum ha stabilito una metodologia propria, un contenuto nuovo e principalmente un nuovo spirito.
A partire del primo forum, la metodologia è quella dell’incontro che accetta le diversità, che promuove l’ intercambio delle esperienze a partire dalle basi e propone una articulazione a partire sempre dell’autogestione. Il contenuto è la costruzione di quest’altro “mondo possibile”, a partire delle diverse lotte per la giustizia, la pace e la salvaguarda del creato. Ma i diversi forum hanno creato una nuova cultura della sinistra. Una cultura politica basata non nella rigidità dei codici marxisti, non nella disciplina delle lotte clandestine, ma una cultura politica centrata nella gioia dell’incontro, nel creare una complicità di fratelli-compagni, nel manifestarsi liberamente le emozioni e sentimenti, nella condivisione dei sogni e delle motivazioni per il cammino che facciamo. Le danze che abbiamo condiviso in questi giorni non sono state soltanto, come in altri tempi, un intervallo di ricreazioni tra gli incontri pesanti e forse tristi. No! Le danze sono proprio elementi di questo nuovo modo di fare la lotta, con il corpo, la sensualità e tutte le dimensioni della vita.   Pero questi elementi (di metodologia e contenuto) non sarebbero possibili se non avessimo un spirito, una mistica. Anche se questo nome, non si utilizza mai, possiamo parlare di una spiritualità del FSM.
Noi, cristiani, possiamo credere che, come tutta la spiritualità, anche questa del Forum Mondiale è un cammino ispirato e condotto dal Spirito di Dio. Parte delle stesse convinzioni della teologia della liberazione:
1°. La salvezza è storica e si realizza qui e adesso, non come una redenzione individuale e intimista dei peccati ma come liberazione sociale, politica, che ha una dimensione interiore e personale, ma anche cosmica… I Vangeli sinottici chiamano quest’utopia di “regno di Dio” e Gesù ci ha insegnato a pregare:  “che questo regno venga” qui e adesso.
2° . Quest’azione divina è un processo che suppone la nostra testimonianza e anche la nostra partecipazione. I processi sociali e politichi che vanno nella direzione della giustizia sono parziali e incompiuti, però anche cosi, sono mediazioni del regno. Noi li dobbiamo appoggiare e nelle nostre possibilità partecipare di questi processi.
3° . Il Forum Sociale Mondiale ci chiama a riprendere la dimensione cattolica, cioè, universale o ecumenica della nostra fede. L’attuale globalizzazione che il mondo impone è un fenomeno economico e colonialista, i movimenti sociali e organizzazioni di base formano qui una bella ripresentazione dell’umanità, più sana, che cerca un altro mondo possibile. Il Forum Mondiale è come una Chiesa (assemblea) universale, laica, che si riunisce a partire degli impoveriti e con una speranza di tipo trascendente. Il Forum non è mondiale soltanto perché riunisce delle persone di tutto il mondo, ne perché cerca di costruire un altro mondo possibile, ma per il fatto che si può costruire questo processo a partire della mistica dell’universalità e di una trascendenza che non è religiosa, ma laica e storica (trascendenza nel senso di andare sempre oltre ogni lotta concreta e immanente). Dunque, la speranza non è soltanto l’internet libera, la cittadinanza plurale, la liberazione dei palestinesi e tante altre lotte giuste e necessarie, ma è la costruzione di un uomo nuovo e una donna nuova, senza i quali non sarà possibile un altro mondo possibile.  Lo strumento fondamentale di questa costruzione è il dialogo. Il dialogo non soltanto come metodologia strategica o come dinamica di organizzazione, ma come cammino culturale (possiamo dire: spirituale). Raimon Panikkar diceva che per avere un dialogo inter-(interpersonale, interculturale, interreligioso…) è importante prima stabilire una dimensione interiore di dialogo nel più intimo del nostro essere. Lui chiamava questo il “dialogo intra” (intra religioso, intra culturale, ecc). È un dialogo veramente preso come esigenza di cammino. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese propone come meta per l’ecumenismo cristiano: “la diversità riconciliata”. Il Forum mondiale fa prova di questo nel campo sociale e culturale. Questi diversi elementi, metodologia, contenuti e spirito del Forum portano diverse sfide alle Chiese e al nostro forum comboniano.
Suggerisco qui alcune di queste sfide e propongo che nel dialogo voi possiate farlo con altri.

Una rapida visione del Fórum dei Comboniani
Ho la più profonda ammirazione e gratitudine personale per il fatto che voi realizzate questo forum e che per la seconda volta mi avete invitato e accettato come fratello e partecipante con voi. Mi sono sentito totalmente inserito e felice di essere con voi. Voi avete realizzato veramente un forum nello spirito del forum mondiale. Per ciò che so, qui in Tunisi, ci sono molti francescani, e altri religiosi delle più diverse congregazioni. Penso che io sono l’unico monaco che pensa che il Forum Sociale Mondiale sia terreno favorevole e buono per i monaci, essere presente significa vivere la nostra vocazione. Alcune congregazioni sono presenti nel forum attraverso le loro commissioni sociali, per esempio, Commissione Giustizia e Pace dei francescani, dei domenicani, ecc… Ma, per ciò che ho visto, voi siete l’unica congregazione che state qui come congregazione… Forum Comboni… Auguri per questa vostra apertura… sono certo che si trasformerà in nuove pratiche.
Mi ricordo bene degli anni dopo Concilio, quando i piccoli fratteli e sorelle di Gesù (Charles de Foulcaud) sono arrivati in Brasile e sono andati a lavorare nelle fabbriche di Sao Paulo. Furono i primi religiosi a vivere nelle periferie, nelle favelle e nei quartieri popolari. Un principio fondamentale era la spiritualità di Nazareth, cioè, la proposta è l’inserimento come incogniti. Nessuno compagno di lavoro o vicino di residenza sapevano che essi fossero religiosi. Dovevano sparire proprio in mezzo ai poveri. Fu, ed è ancora bello questo ideale, come fu l’ideale dei preti operai degli anni 60. Oggi, penso che dobbiamo vivere un equilibrio tra dare un segno profetico e al stesso tempo senza imporre la nostra congregazione a nessuno. Avete ragione di volere dare un segno profetico della vostra presenza e della vostra azione. È chiaro che questo non può essere una questione di pubblicità, ne può essere un orgoglio settario.  Dovete agire per manifestare al mondo il vostro spirito come quello che stiamo vivendo qui al forum mondiale,  facendo così, penso che potete meglio dare il vostro contributo a voi stessi e alla costruzione di uno spirito comune.
Ma che questa profezia sia profonda e giusta, o vera, è importante che non si realizzi soltanto qui e adesso. Non si può fare finta di costituirsi come forum qui in Tunisi e dopo tornando a casa vivere la quotidianità della vita in un metodo e spirito in tutto contrari al forum che viviamo qui. Dunque, volere presentarsi come Forum Comboni nel FSM, sappiate che vi prendete una responsabilità immensa. Voi qui non siete soltanto una commissione della vostra congregazione, al contrario, avete dato l’ompressione pratica che la congregazione dei missionari e missionarie comboniani si organizza e vive come un forum permanente.
Voi avete fatto le vostre iniziative e workshop, ma avete partecipato a tanti altri lavori e gruppi, realizzati all’interno del Forum. Benissimo. Certamente questa energia, queste esperienze cambieranno qualcosa della vostra organizzazione, della vostra spiritualità e forma di vivere la vita religiosa. Qui voi rappresentate tutta la congregazione ed è importante che riusciate a coinvolgere anche i fratelli e sorelle che non sono qui in questo cammino nuovo e pasquale, sul quale il Forum ci ha provocato. Dunque, prendete sul serio questa sfida: che questo forum non sia soltanto un’attività periferica e laterale nella vostra missione, ma al contrario, il cuore della missione di tutta la famiglia comboniana – religiosi, religiose e laici/e.
È chiaro che questo cammino è un cammino di conversione e chiede una metanoia (cambio di mentalità) e di forma di vivere.

Sfide che questo Forum ha rivelato
Ci sono delle sfide che il Forum rivela personalmente, per il proprio cammino, e altre sfide che vengono del Forum per noi, come Chiesa e come religiosi/e.
Penso che tutti noi siamo d’accordo che:
1° – Il mondo attuale sta molto peggio di quando in 2001 fu fatto il primo Forum. Ci sono più guerre, più insicurezze, il terrorismo si è sparso come una epidemia e il Capitalismo è più crudele e sempre più inumano. Gli organismi internazionali dicono che, nei ultimi dieci anni, le disuguaglianze sociali sono aumentate. Il numero dei poveri si è moltiplicato. Soltanto in America Latina, grazie al processo bolivariano la povertà non è aumentata. Paesi come Venezuela, Bolivia e Equador la povertà è grandemente diminuita.
2° – È certo che la destra e i potenti del mondo sono sempre più organizzati e agiscono con molta intelligenza. Mentre, la sinistra e le forze di opposizione a questo sistema sembrano più fragili, divise e anche un po perdute. In tutto il mondo, la gioventù protesta, i movimenti nuovi in Spagna (Podemos), in Grecia (Tsipras) e in tutto il mondo sanno ciò che non vogliono, ma non sanno ancora bene quello che vogliano. I partiti di sinistra non riescono a unirsi ne a dialogare efficacemente.
3° – In questo contesto, il Forum Sociale Mondiale pare oggi essere l’unico strumento che riesce radunare le organizzazioni sociali, la gioventù, le forze vive della società civile organizzata. Il fatto che si realizza attraverso l’autogestione favorisce cose bellissime e importanti, ma allo stesso tempo provoca dei problemi. Le iniziative auto gestite sono tantissime, ma anche molte si ripetono, perchè ancora non siamo capaci di comunicare e fare un cammino veramente comune e convergente. L’impressione generale è che questa fiera dell’idee, di iniziative e proposizioni sono meravigliose, ma per avanzare abbiamo bisogno di avere tutti chiaro il punto di partenza a partire da dove si è arrivato nel forum precedente. Il forum non può più partire da zero…perché così non andiamo avanti. Ci sono persone che vogliono dare al Forum una linea più direttiva, fare del forum una centrale mondiale dei movimenti sociali. Oggi la vera sfida è come mantenere questo carattere di grande raduno libero, creativo, propositivo e festivo e allo stesso tempo, per garantire una continuità e approfondimento.
Altra conseguenza dell’autogestione cosi frammentata è che i movimenti locali non riescono a organizzarsi a valutare i problemi delle singole aree geografiche. Per esempio, questo forum in Tunisi dovrebbe essere solidale con il popolo e il governo bolivariano del Venezuela. Hugo Chávez è sempre una figura presente e importante nei forum. Attualmente, il Venezuela, aggredito dal governo nordamericano, qui non ha ricevuto nessuna solidarietà, nonostante la vergognosa intromissione degli USA.

Alcune sfide alle chiese e a noi
La prima sfida è che questi forum si realizzano ogni due anni e sono incontri che pressuppongono una continuità della partecipazione da parte delle basi popolari. Il Forum non tratta soltanto di azioni sociali, ma è anche un cammino spirituale. E è importante che questo spirito sia vissuto nella quotidianità della nostra vita personale e delle nostre comunità, nelle nostre relazioni e nella nostra forma di vivere la fede. Siamo siamo chiamati a un lavoro immenso e duro. Cambiare la nostra espressione di fede, la nostra forma di vivere il lavoro pastorale, le nostre relazioni tra di noi e con i popoli con i quali lavoriamo.
Questo lavoro è difficile perché ancora non abbiamo esperienza, è tutto da creare, da inventare.
Due esempi: ho conosciuto una comunità dei francescani giovani nel sud di Brasile, facevano un lavoro meraviglioso con i contadini. Abitavano in un convento antico e ogni giorno uscivano e servivano i contadini poveri con uno spirito meraviglioso. Però si percepiva che per quei giovani, erano due mondi diversi. Il lavoro pastorale negli insediamenti dei contadini e la vita conventuale nella comunità francescana. Quando stavano con i poveri loro erano poveri e vivevano una condivisione totale. Quando tornavano al convento, rientravano nella machina del tempo e tornavano ai secoli antichi. Vestivano degli abiti e pregavano, mangiavano e convivevano di una forma che era assolutamente diversa della vita fuori del convento…
Come possiamo nel forum vivere dei rapporti orizzontali e democratici e nelle nostre case vivere tra di noi un tipo de relazioni verticale e gerarchica? Come riuscire a far si che la nostra preghiera e la nostra spiritualità siano più nella pratica per cui il Forum ci convoca?
Altro esempio: la liturgia di oggi. Nelle nostre parrocchie facciamo delle processioni delle palme,  questo piace molto alla gente. Domanda: vediamo qualcosa in comune tra le processioni delle palme e le marcie a cui abbiamo partecipato  in questo forum?
Secondo i Vangeli, Gesù ha accettato la manifestazione messianica del popolo nel suo ingresso in Gerusalemme come un’espressione della speranza e della liberazione di Israele. Con questo, non pretendo ridurre la liturgia alla sua dimensione sociale o politica, ma abbiamo si, il compito di dialogare con un mondo ogni volta più laico e pluralista. Già nell’época della guerra, Dietrich Bonhoeffer scriveva che dobbiamo vivere in Dio, con Dio, ma come si fosse senza Dio (“etsi Deus non daretur”).
Qualche volte, le nostre case, le nostre camere, la nostra cultura è ancora un mondo a parte in relazione al mondo che troviamo fuori e questo è contrario all’incarnazione di Gesù che si è fatto uno fratello. Come unificare questi diversi mondi?

Qualche indicazioni teologiche e spirituali
Tutte le nostre congregazioni, anche la vostra, furono fondate in un mondo molto diverso di questo attuale, in un modello di Chiesa che oggi dobbiamo cercare di cambiare. Ma, molte volte non abbiamo il coraggio di porci e porre all’interno della chiesa un cambiamento reale. Sento che si hanno fatto alcune modifiche qui e li, ma non si cambia radicalmente il modello ecclesiologico che ha fatto nascere la congregazione. Il modello ecclesiologico di Chiesa-Cristianità è ancora fino a oggi il modello vigente nel Vaticano, è il modello che ha servito il progetto di centralizzazione di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Quando il papa Francesco fu eletto, la prima notte del suo pontificato, quello che più ha spaventato e provocato orrori nel Vaticano non fu il fatto che lui si ha negato a rivestire le insigne trionfale di pontefice, né il fatto che lui ha sovvertito il rito e domandato al popolo che pregasse per lui, inchinandosi davanti al popolo riunito. Quello che ha più irritato i cardinali della curia e i suoi teologi è il fatto che il papa si presentò come “vescovo di Roma”. Fino a oggi, la più grande paura del potentato curiale è che papa Francesco abiti nella Casa Santa Marta e non nel palazzo apostolico. Una tappa per dopo andare a vivere nella Chiesa di S. Giovanni in Laterano, cattedrale della Chiesa di Roma. Con questo atto il sarà segno sarà chiaro e completo.
Dobbiamo domandarci: quanto la nostra Congregazione ha ancora del modello ecclesiologico di Cristianità e quanto già c`è del modello ecclesiologico del Vaticano II, cioè di una Chiesa che è principalmente locale, e in comunione con le altre?
Con questo nuovo modello, le nostre congregazioni saranno meno centralizzate, facendo spazio alla formazione di più confederazioni di comunità.
Oggi, tutta la vita religiosa ha bisogno di essere ripensata. Nell’ America Latina degli anni 90 si diceva: rifondata. Sarà che i voti formulati nel secolo XIII hanno ancora per il mondo lo stesso valore o senso che avevano prima? O dobbiamo ripensare anche questo e approfondire elementi più evangelici e attuali della nostra vita?
In Italia in questi giorni è uscito un nuovo libro di Antonieta Potente. Il libro si chiama “È vita e ed religiosa”. In questo libro, lei insiste che per essere oggi validamente accettata la vita religiosa, la nostra vita dovrebbe essere pienamente vita. Di nessuna forma nell’aspetto individualista e borghese della società capitalista, ma nel senso degli indios che parlano del buon vivere. Dobbiamo  essere persone felici e realizzate come persone. Quando ero giovane, mi sembrava che la vita religiosa cercasse il contrario: la mortificazione del mio essere per essere religioso. Questo ha provocato dei problemi in tutto il mondo. Oggi saremmo testimoni validi del Vangelo solo se facciamo di tutto per essere persone felice e liber. Solo così saremmo capaci di andare oltre l’egoismo infantile, il narcisismo adolescente e arrivare ad una capacità di alterità che ci fa felici per nel donare la vita, anche nelle missioni più dure e esigenti.
Ma, capisco, è chiaro che queste considerazioni cambiano  il nostro modello di missione. Il nostro modello di Cristianità era andare nei diversi popoli a convertire i pagani e a garantire la presenza cristiana. Anche se questo modello fu varie volte associato alla colonizzazione europea, dobbiamo riconoscere che molte volte in questi tempi più recenti, al contrario, le nostre missione hanno salvato molte vite e hanno dato testimonianze bellissime. Basta pensare in tanti martiri che abbiamo. Ma, sia come sia, resta la sfida di come ripensare la missione più come condivisione nella linea della Kenosis di Gesù e non come agenti di una multinazionale religiosa.
Il papa ci ha invitato a costruire una Chiesa in uscita. La conferenza generale dell`episcopato latinoamericano in Medellin nel 1968 parlava di una chiesa pasquale e diceva che ognuna delle nostre comunità deve essere una chiesa pasquale: “una chiesa missionaria (in uscita come dice il papa), povera e servitrice dei poveri, che si faccia spazio di comunione per tutta l’umanità e  che sia liberatrice di tutta l’umanità e di ogni essere umano nella sua integralità” (Cf. Med 5, 15).

L’immagine di Dio e la questione del potere di Marcelo Barros
La profezia del Vangelo contesta il potere in tutte le sue forme: sociale, politico o religioso. Ma, in modo particolare, rifiuta il potere che si presenta nel nome di Dio, e che nel nome di Dio vuole imporsi. Il potere che si considera o si proclama sacro tende a essere più oppressivo e totalitario di ogni altra forma di potere, perché sottomette le persone non con la dominazione fisica, ma per mezzo della coscienza e della fede.
Inoltre, il potere religioso o sacro crea un ulteriore problema, molto serio ai nostri giorni, perché trasmette un’immagine di Dio legata al potere. Il potere viene da Dio, che è la fonte di ogni potere. Di fatto, la maggior parte di noi è stata educata a parlare di «Dio onnipotente» e, ancora oggi, le Chiese usano questa espressione nelle preghiere e nei riti del culto. Padre Comblin scrive: «Nella liturgia romana, Dio non è mai invocato come padre, ma come “Dio onnipotente ed eterno” (…).
Eppure il Vangelo dice che Dio si è rivelato nella vita terrena di Gesù (…). Gesù era un contadino e non possedeva alcun attributo che potesse significare il potere… Nel momento in cui Dio ha voluto rivelarsi mostra che ha lasciato tutto il potere e vuole entrare in relazione con le persone come uno di loro, e come uno dei più umili degli uomini (…). La croce di Gesù è stata il risultato della scelta di amore contro tutte le forme di dominazione, in primo luogo, per coloro che sono stati sempre trattati senza amore. Volle rivelare a questi un mondo nuovo, senza dominazione, senza sfruttamento, senza violenza. Dio volle trasformare l’umanità con la sola forza dell’amore, senza nessun impiego della forza o della dominazione».
Dio onnipotente. La Bibbia, innumerevoli volte, si riferisce a Dio chiamandolo «Onnipotente». (…). L’idea di associare il potere del re alla forza di Dio è molto più antica della stessa Bibbia. (…). Credere che il re o l’imperatore avesse qualcosa di divino fa parte del credo di molte religioni antiche.
Secondo la concezione più comune, Dio elargisce il suo potere ai grandi della terra (1 Sam 2). Ma chi sarebbe questo Dio che dà il potere ai potenti del mondo, o meglio: come sarebbe? Come possiamo affermare e credere che Dio è buono e giusto se non solo si allea con i dominatori, ma dà loro anche il potere? Sarebbe egli lo stesso Dio che Maria ha esaltato nel suo cantico, quando dice che «ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili» (Lc 1,52)? Sarebbe proprio questo il Dio di Gesù? Il Vangelo di Gesù dice che nel Regno di Dio «Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi» (Mt 19,30).
Martin Buber diceva che Dio è la parola più logorata e più svilita lungo tutta la storia dell’umanità. Tuttavia, la soluzione non sta nello smettere di pronunciarla, quanto piuttosto nel riscattare la verità che si nasconde dietro questo nome. Gli antichi direbbero: c’è un vero Dio e ci sono falsi dei. Secondo la Bibbia gli idoli sono immagini divine che legittimano il potere dei tiranni e degli oppressori. (…).
Dio senza potere. Nei tempi più lontani raccontati dalla Bibbia, quando gli ebrei erano assoggettati ai cananei, allora proprietari della terra di Canaan, il Signore (il cui nome è impronunciabile) era un Dio nascosto, quasi clandestino, al quale si rendeva culto nel deserto (il Sinai)… Al tempo dell’esilio, il profeta Ezechiele rivela che la gloria del Signore (il segno visibile della presenza di Dio) lascia il tempio e va a vivere tra gli esuli, sulle rive del fiume Kobar (cf. Ez 11,22-24). Dio diventa un esiliato, un senza terra e un espatriato insieme con il suo popolo. Il suo unico potere è la sua parola. (…).
Nel carcere nazista, in attesa dell’esecuzione della sua condanna a morte, il pastore Dietrich Bonhoeffer scriveva: «Dio si lascia buttare fuori dal mondo, sotto la croce. Dio è impotente e debole in questo mondo e solo così ci aiuta. È molto chiaro ciò che è scritto in Matteo 8,17: “Perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie”. Perciò, Cristo ci aiuta non con la forza della sua onnipotenza, ma con la sua debolezza e la sua sofferenza. Tutte le religioni raccomandano la persona sofferente al potere di Dio. La Bibbia, invece, raccomanda gli esseri umani all’impotenza e alla sofferenza di Dio. Solo un Dio che soffre può aiutare».
Nel 1944, da una prigione nazista, Bonhoeffer scrisse al suo amico e cognato: «Il nostro modo di diventare adulti ci porta a riconoscere, con realismo, la nostra condizione davanti a Dio. Dio si fa conoscere da noi che dobbiamo vivere come persone capaci di affrontare la vita senza Dio. Il Dio che è con noi è il Dio che ci abbandona. Il Dio che ci lascia vivere nel mondo senza pensare all’ipotesi che Dio opera in esso. Questo è il Dio davanti al quale noi stiamo in modo permanente. Davanti a Dio e con Dio dobbiamo vivere senza Dio (…). Dio è debole e impotente nel mondo e questo è esattamente il modo, l’unico modo in cui egli è con noi e ci aiuta». (…).
Meister Eckhart, il più grande mistico cristiano dell’Occidente nel Medioevo, ha scritto: «Tutto ciò che tu fai e pensi di Dio, sei più tu che lui. Se assolutizzi ciò che pensi diventi blasfemo perché quello che Egli realmente è neppure tutti i maestri di Parigi riescono a dirlo. Se io avessi un Dio che potesse essere compreso da me, non vorrei mai riconoscerlo come il mio Dio. Quindi stai zitto e non speculare su di lui. (…)». (…).

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