Il popolo Venezuelano va avanti… – João Pedro Stédile

Il popolo brasiliano e i militanti sociali sono rimasti stupiti di fronte al risultato elettorale, che ha dato un piccolo margine di voti a favore del Presidente Maduro, nelle ultime elezioni in Venezuela. E tutti si sono chiesti: che cosa è successo?  Le analisi e le risposte sono andate da un possibile indebolimento del “chavismo” fino alla manipolazione di destra dei mezzi di comunicazione borghesi dei nostri paesi.

Né una cosa né l’altra spiegano la realtà, secondo me. Negli ultimi anni, ho avuto il privilegio di visitare il Venezuela diverse volte, in relazione ai progetti educativi e agricoli che il MST e Via Campesina internazionale hanno portato avanti in quel paese, in collaborazione con movimenti contadini venezuelani e con il governo Chavez. Sono stato recentemente ai funerali del comandante Chavez e ho seguito poi le elezioni del Presidente Maduro.

Penso di avere il dovere di offrire la mia testimonianza a tutti i militanti.

Dal 1999 ad oggi, ci sono state trasformazioni socio-economiche fondamentali nella società venezuelana, mai viste in tutta la storia repubblicana del paese. Nei primi tre anni del governo Chavez (1999-2002), la battaglia principale è stata per cambiare le caratteristiche istituzionali, che legittimavano il bipartitismo tra le elite e il loro controllo sul petrolio. Sono stati tre anni di intenso dibattito intorno a una nuova Costituzione. È stato un processo costituente, al quale realmente il popolo ha partecipato attivamente e in massa, con proposte, suggerimenti, assemblee locali, sfociato in un’Assemblea Costituente e in cambiamenti radicali, relativi ai diritti del popolo e alla struttura dello stato venezuelano.

Il risultato pratico di questa costituente è che si è garantito per legge che tutta la rendita petrolifera apparteneva al popolo e doveva essere utilizzata, dallo Stato, come garanzia di opportunità e diritti del popolo al lavoro, all’educazione, alla salute e alla casa. Diritti repubblicani, che la borghesia redditiera venezuelana aveva negato durante i cento anni dello sfruttamento del petrolio.

Nell’apparato istituzionale è stato eliminato il Senato che era un deposito dei lobbisti delle elite, rafforzata la Camera dei deputati ed introdotto il diritto del popolo di revocare i mandati, per qualsiasi incarico pubblico elettivo, ogni due anni. E sono state istituite un tipo di elezioni, con urne elettroniche, che impedisce qualsiasi frode.

La borghesia venezuelana, subalterna agli interessi del capitale USA, ha risposto con tutta la sua rabbia. Prima, ha tentato di fare un golpe, nell’aprile 2002, con estrema crudeltà, che prevedeva l’assassinio del Presidente Chavez e la benedizione della chiesa cattolica bianca e spagnola (ricordate? il cardinale di Caracas è stato addirittura in prigione a portare l’estrema unzione ai golpisti, mentre il popolo non sapeva che fine aveva fatto il Presidente; poco tempo dopo, il Cardinale è morto di cancro e il popolo ha detto che è stato il castigo di Dio!).

E poi, ha promosso un boicottaggio petrolifero, organizzato dai settori che tradizionalmente vivevano della rendita della   PDVSA (compagnia petrolifera statale) che andava a favore delle loro famiglie.

Il popolo è sceso in strada e ha salvato il paese dal golpe e la   PDVSA dall’appropriazione indebita. Dopo queste due vittorie fondamentali, sono iniziati i cambiamenti reali con i quali la rendita petrolifera è passata a finanziare i programmi sociali, durante questi dieci anni, come indicato dalla Costituzione. È stato così che è nato un programma gratuito di assistenza sanitaria, il loro SUS, che non esisteva.

E siccome i medici dell’elite venezuelana non si sono rassegnati a curare i poveri, il governo ha portato 20.000 medici da Cuba, che hanno cominciato ad occuparsi di tutta la popolazione povera del Venezuela. Questo programma che è stato chiamato “dentro il quartiere”, per sottolineare che i medici vivevano in mezzo alla popolazione, ha avuto un enorme impatto sul popolo venezuelano che non aveva mai visto medici né ospedali, tanto che perfino il candidato di destra, Capriles Randonski, aveva promesso la cittadinanza a tutti i medici cubani. Possibile? Proprio lui che durante il golpe del 2002 aveva assaltato a mano armata  l’ambasciata di Cuba, per vedere se il vice-presidente, costituzionalmente eletto,  non fosse nascosto là dentro…

Poi è stata la volta dell’educazione. Sono state organizzate nuove università e corsi in tutto il paese. Ogni giovane venezuelano oggi può frequentare qualsiasi corso superiore gratuitamente e anche ricevere una borsa di studio dalla Fondazione Ayacucho.

Sono state poi avviate una serie di opere pubbliche di natura sociale, che hanno trasformato il paese in un grande cantiere: dalla costruzione di linee di metro, al recupero di linee ferroviarie per passeggeri, in particolare nella regione metropolitana, fino a nuove autostrade e installazioni industriali.

E più recentemente il governo ha realizzato un vasto programma di abitazioni popolari, utilizzando tutti i terreni disponibili.  È  normale, girando per le strade di Caracas, incontrare edifici residenziali in costruzione destinati ai poveri, che prima stavano appesi nei morros*…

Risultato di dieci anni di programmi di cambiamenti sociali è che secondo il PNUD (organismo delle nazioni unite per gli studi economici) il Venezuela è il paese dell’America Latina con minore disuguaglianza sociale. È il territorio in cui ci sono meno differenze tra i più ricchi e i più poveri e dove i diritti socio-economici sono garantiti in maniera universalizzata.

 

I problemi che restano…

La popolazione conosce e critica pubblicamente i problemi che ancora esistono nella società venezuelana. La stampa venezuelana, sia della borghesia che di sinistra, ha ampia libertà e tutti i giorni discute, commenta i problemi sociali e economici che persistono. Non c’è nessun altro paese dell’America Latina con una così ampia libertà e pluralità di opinioni nei mezzi di comunicazione; dagli opuscoli, ai giornali fino ai canali televisivi.

Lo stesso candidato Maduro, nella sua campagna, spiegava didatticamente la natura dei principali problemi che restano e si impegnava con il popolo a dare priorità all’affrontarli, come parte del suo programma di governo. Pertanto, sono testimone che è stata una campagna di confronto di idee, di programmi; non c’è stato né proselitismo, né inganni, né fanatismo chavista per indurre le persone a votare Maduro

Maduro spiegava nei comizi che dovevano continuare a usare la rendita petrolifera a favore del popolo, per garantire la continuità e l’ampiezza dei programmi sociali, ma anche per realizzare un ampio programma di reindustrializzazione del paese. Perché il paese fosse un paese industriale, meno dipendente dalla tecnologia estera e generasse lavoro e reddito per i venezuelani. È in questa prospettiva che stanno impiantando fabbriche di trattori, di computer, di cellulari, ampliando le fabbriche siderurgiche e quelle cementifere. E vogliono realizzare ancora più industrie, vogliono diventare una potenza industriale.

Persistono ancora gravi problemi d’inefficienza degli organismi statali. Frutto di cento anni di esistenza di uno stato dissipatore, controllato da un’elite che ha voltato le spalle al popolo. Persistono ancora pratiche di corruzione che permeano la società dai piccoli affari fino ai livelli più alti.

Maduro ha promesso il pugno di ferro nell’affrontare questo problema e, soprattutto, ha chiesto al popolo vigilanza e denuncia. Anche perché, è bene ricordare che la borghesia venezuelana è una borghesia fondamentalmente commerciale che vive di importazioni e di commercio interno e era abituata a gestire i suoi affari senza pagare tasse. Ora cerca di proseguire sulla stessa strada e tenta di risolvere il problema corrompendo i funzionari dello stato.

Il governo Maduro dovrà affontare con più fermezza anche il programma di sovranità alimentare, per sottrarre il paese alla dipendenza dall’importazione di alimenti.

E c’è poi il problema della violenza sociale urbana, nella grande Caracas.  Problema che certamente è tuttavia minore, in termini statistici, rispetto a quello che si registra in Messico, a San Salvador o nella  Baixada fluminense…

Di fronte a queste sfide, loro sanno bene e ne hanno discusso, che le soluzioni non sono magiche. Che dipendono da tre fattori fondamentali:

· Mobilitazione del popolo intorno a questi programmi. Il popolo deve essere sempre più il protagonista delle azioni del governo.

· Maggiore qualificazione e efficacia degli apparati statali.

· Maggior integrazione con le economie dall’America del Sud.

Una parte dei problemi economici e sociali del Venezuela dipende dal grado d’integrazione continentale. Quindi è molto importante la loro integrazione nel Mercosul, come mercato comune del commercio. Ed è importante potenziare sempre di più l’Unasur, come articolazione politica dei governi del sud e soprattutto costruire il CELAC, come organismo continentale alternativo all’OEA.

Di fronte a tutto questo, vi dovete chiedere: ma quindi perché un margine così ristretto nella vittoria di Maduro?

Secondo me, perché più di un milione di chavisti, fedeli all’eredità di Chavez e al programma bolivariano non sono andati a votare. Perché in Venezuela il voto è facoltativo e il clima di vittoria era così diffuso (e lo è ancora nella società) che molti hanno fatto altre cose, non hanno avuto tempo di andare a votare

Tra questi, i membri delle forze armate, che sono stati mobilitati, durante tutta la campagna, per combattere atti di sabotaggio che settori della destra  -alleata a gruppi para militari venuti da El Salvador e dalla Colombia-  volevano compiere, lasciando al buio il paese nel giorno delle elezioni. Le forze armate hanno arrestato 120 persone, coinvolte in questi atti di sabotaggio e tra queste molti stranieri.

La destra ha tentato di trasformare il piccolo margine di Maduro in una propria vittoria politica, ma, promuovendo proteste e attentati ha finito per isolarsi ancora di più. Perché in tutta la società è consolidata un’ampia egemonia -in ogni settore di attività-  del programma bolivariano promosso da Chavez.

Per questo, nonostante il piccolo margine della vittoria di Maduro, non abbiate dubbi che il processo bolivariano avanzerà ancora più rapidamente e  con più sicurezza con il governo Maduro.

Viva il popolo venezuelano!

 

*Morros =quartieri di baracche in zone scoscese

Traduzione di Serena Romagnoli

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