Insieme, compagni di strada – Waldemar Boff

Me lo ricordo bene, era una mattina assolata del maggio 1990. Io stavo nell’ufficio SEOP – Servizio di Educazione e Organizzazione Popolare a Petrópolis. Antonio Vermigli, un toscano vivace, membro del coordinamento della Rete Radiè Resch, era venuto a Petrópolis a trovare mio fratello Leonardo. Aveva dormito nel Convento dei Frati Francescani e sapeva che Leonardo aveva fondato con me un’organizzazione di assistenza e educazione dei più poveri.

Chiacchierammo. Subito si mostrò disponibile ad appoggiarci. Ne parlò al Coordinamento Nazionale della Rete dove fu approvato. Da questo incontro nacque un’amicizia e una condivisione di idee che dura fino ad oggi. Da quel giorno ho cominciato a conoscere altri stranieri, tutti inquieti e pronti ad aiutare a creare un mondo diverso.

Anni 80/90

Non lo nego, è stato un periodo entusiasmante per me. Venivo già da un’altra esperienza, anch’essa molto ricca, quando negli anni 60/70 ero stato negli USA, nell’epoca dorata dei beatniks, della controcultura, dei movimenti per i diritti civili e delle manifestazioni contro la guerra nel Vietnam. Quando abbiamo fondato il SEOP avevamo in mente, non solo l’oppressione sociale, ma soprattutto l’esclusione. E il nostro lavoro era semplicemente andare nelle periferie, sederci in mezzo alla gente, ascoltare le loro sofferenze e proteste, pronti ad agire rapidamente. Abbiamo cominciato dando cibo che sazia e parola che conforta e illumina. Poi è arrivata la costruzione di centri sociali, fino a quando abbiamo consolidato il lavoro popolare, avendo, come asse della nostra azione, gli asili comunitari.

I compagni della Rete Radié Resch e altri erano sempre presenti. Ci venivano a trovare, ci appoggiavano, discutevano con noi e insieme cercavamo strade che cambiassero la realtà, non solo nel sud in via di sviluppo, ma anche nel nord ricco.

La tentazione dell’impresa sociale

La fondazione svizzera Ciba-Geigy guardava di buon occhio il nostro lavoro. Ci vennero a visitare e, per vari anni, ci appoggiarono molto. Dopo la fusione della Ciba-Geigy  con la    Sandoz, e la nascita della Novartis, arrivò un momento di scontro e rottura.

La “Fondazione Novartis per lo Sviluppo Sostenibile” voleva continuare ad appoggiarci, ma con un preciso progetto di medio termine. Dovevamo ristrutturarci per diventare un’organizzazione che funzionasse all’interno della legalità, della professionalità, dell’efficienza e proponendosi nel tempo di arrivare all’autosufficienza economica.

Il nostro movimento politico di coscientizzazione e liberazione, che ha i poveri come protagonisti e, a volte, si scontra con la legalità vigente, doveva inserirsi  all’interno di quell’ordine sociale che, in ultima analisi, stava producendo i poveri e mantenendoli nella povertà. Era La condizione per ottenere le risorse.

La contraddizione era molto forte. Per coerenza e per restare fedeli al nostro spirito di movimento sociale di trasformazione e di comunità di servizio ai più umili, abbiamo dovuto rifiutare questa proposta tentatrice, anche se era legittima e avrebbe prodotto i suoi frutti.

È stata un’epoca di dolore, angoscia e turbamento. Quelli che lavoravano con me si sono divisi provocando tristezza, sospetti, ferite e maldicenze. Per superarla, ho potuto contare sull’amicizia di un piccolo gruppo di colleghi di lavoro e soprattutto di Maria Regina, più tardi mia compagna.

Per non pregiudicare le attività esistenti, finanziate dalla Novartis, eravamo disposti a uscire dal SEOP e fondare un’altra organizzazione che mantenesse gli stessi principi, ma che tenesse anche conto anche dell’aspetto ambientale.

Agli inizi del 2000, siamo andati in Europa a visitare i nostri partner tradizionali, per spiegare loro la situazione. Con nostra grande gioia, subito, durante la prima tappa del viaggio, la Fondazione Heres di Barcellona  ha compreso la situazione e ha deciso di continuare ad appoggiarci, finanziando la costruzione della sede della nuova entità  Água Doce – Servizi Popolari a Suruí, Magé, in fondo alla Baia di  Guanabara.

Da Barcellona ci recammo in Italia: Milano, Torino, Bergamo, Udine, Quarrata, Livorno. Durante tutto questo percorso, Antonio stava sempre con noi, sollecito, generoso, entusiasta ed entusiasmante, veloce con la sua macchina di missionario della solidarietà e di diplomatico popolare. Alla fine, con nostra gioia, anche la Rete decise di appoggiare Água Doce.

Dall’Italia, Antonio ci portò attraverso il magnifico Tirolo italiano e austriaco fino a    Kitzbüel, dove un gruppo  amico ci appoggiava da anni con grande generosità. Anche lì, la nostra proposta di restare un gruppo informale di sostegno ai più umili, fu accolta.

Ci sentimmo confortati in compagnia dei membri della   Rete, della Fondazione Heres, del gruppo di  Kitzbühel/Salizburgo perché stavano con noi più come amici e partner che come finanziatori o analisti di progetti di sviluppo.

Azione politica

Abbiamo sempre pensato, fin dall’inizio, che un giorno il potere pubblico avrebbe dovuto assumere tutte le nostre iniziative di assistenza, sanità, educazione e cittadinanza.  Questo poteva essere un percorso per politicizzare la povertà e la solidarietà.  Pensiamo che la solidarietà istituzionale sia frutto delle tasse che il cittadino paga e il governo redistribuisce con equità, a cominciare dagli ultimi e dai più bisognosi. Che questo succeda o no dipende dal livello di coscienza, partecipazione e mobilitazione politica dell’uomo e del cittadino.

Questo punto di vista sul lavoro sociale è stato condiviso dai nostri compagni di strada. Così, abbiamo passato ai comuni di   Petrópolis e della Baixada Fluminense una decina di asili, centri comunitari e posti di salute pubblica.

Questa transizione non è una cosa semplice, come potrebbe sembrare. Richiede anni di discussioni, di chiarimenti, di persuasione fino a che il Potere Pubblico arriva, con tutti i relativi servizi, in quelle comunità che prima erano campo d’azione -se azione c’era- delle organizzazioni filantropiche o religiose. L’esclusione sociale è uscita dalla filantropia e dalla solidarietà per diventare un argomento politico.

Vita oscura

La vita ordinaria del popolo non è spettacolare. Raramente occupa i titoli dei giornali o della televisione, salvo per aspetti scandalistici e polizieschi.  Non è quasi mai ricordata nelle riunioni dei governi e quasi mai è presa in considerazione nei loro piani. Silenzio e anonimato avvolgono questa vita oscura. Sono come le radici di un albero che portano in modo invisibile la linfa alle foglie e ai rami esposti al sole e al vento. Uno dei pensatori che ha più elogiato questa vita semplice, nascosta e comune fu il  Monaco cinese   Lin Ji,   che è vissuto nel secolo VIII a.c. Consigliava i discepoli a condurre una vita comune, vivendo il quotidiano, mangiando, vestendosi dormendo, senza farsi molte domande, né facendo grandi piani, senza fare niente o andare da nessuna parte. L’essenziale consisteva nell’essere semplicemente come il passero o restare nello stesso luogo come la roccia. Il senso della vita starebbe nel lasciarsi semplicemente vivere e non agire in modo compulsivo, agitarsi freneticamente, mostrarsi e  essere necessariamente riconosciuto.Anche questo non-agire, discreto e operoso, produce i suoi frutti, che, presto o tardi, si manifestano. Una mattina, stavo di fronte all’Asilo comunitario Maurimárcia nella Baixada, attaccando uno striscione che diceva: Asilo assunto dal Comune di  Magé – Iscrizioni a breve. Mentre stavochiacchierando sul marciapiede con alcuni abitanti, una signora mulatta, con una faccia magra e sciupata, accompagnata dalla figlia e da un nipotino, ferma la sua bicicletta  e improvvisamente ci dice: “È stata una cosa buona incontrarvi. Devo dire una cosa. Voi non sapete quanto bene questo asilo ha fatto alla mia famiglia.  Qui ho potuto lasciare questa figlia che è qui con il mio nipotino, mentre io facevo un corso per parrucchiera a Rio. Oggi, grazie a Dio, ho due saloni e posso mantenere la mia famiglia. Sto aspettando che l’asilo riapra, per poter lasciarci il nipotino. Mia figlia ha bisogno di imparare un mestiere e lavorare. Guardate, potete usare la mia dichiarazione dove volete. Se viene la TV qui,  voglio dare la mia testimonianza”.Quella mattina sono stato preso da un profondo sentimento di gioia e gratitudine. Durante più di 15 anni, quante persone di qui e straniere hanno lavorato in silenzio. Quanti bambini sono stati assistiti. Quanta dedizione paziente, quanto amore invisibile hanno creato in quel minuscolo spazio del pianeta un focolare di umanità e benevolenza. Uno dei lavori silenziosi, ma molto fruttuosi, è l’assistenza legale agli anziani abbandonati delle nostre comunità. Tre agenti comunitari lo portano avanti con estrema dedizione. È Il programma“Nonna Angelina”, che è nato in forma spontanea a  Romano Canavese, durante la festa per i cento anni della matriarca Angelina. Con pazienza quasi infinita, gli agenti comunitari aiutano gli anziani a procurarsi i documenti. Li accompagnano presso gli organi di governo. Soddisfano innumerevoli condizioni legali. E un bel giorno,  con il beneficio ottenuto, la gioia irrompe nei tristi focolari, riempiendo di luce una vita mortificata. È un privilegio assistere allo spettacolo intimo di una vita che rinasce.

Casa della delicatezza

Oggi il nostro lavoro più grande consiste nel Progetto  Suruí 2050, uno sforzo colossale di impiantare l’Agenda 21 nel bacino del fiume Surui, uno dei  35 fiumi che sfociano nella    Baia di Guanabara.  Pazientemente, al momento opportuno, cercammo il coinvolgimento della comunità, degli agricoltori, dei pescatori, del Potere Pubblico e degli agenti economici locali. È stato solo molto di recente, dopo 12 anni di ricerca e attesa, che abbiamo ricevuto la visita di un rappresentante del Comune, interessato al nostro progetto e disponibile a partecipare. Abbiamo capito che l’esasperazione della ragione utilitarista e tecnologica ci ha portato a questa civiltà della speculazione, dello sfruttamento e della morte. Solo una nuova sensibilità di fronte alla natura fuori di noi e di fronte alla nostra naturale corporeità potrà riscattarci da un’alienazione, che ignora le basi sulle quali si fonda l’essere umano.
È necessario il ritorno al naturale da cui siamo fatti, alla spontaneità del “buon selvaggio” di cui ci siamo dimenticati, al rurale che abita dentro di noi e che ignoriamo. Da millenni la saggezza universale ripete: Ricordati uomo che sei polvere di stelle e polvere della terra; e alla polvere delle stelle e alla polvere della terra un giorno ritornerai! Non è senza ragione che Alceu Amoroso Lima, il nostro grande umanista, diceva sulla scia dei pensatori taoisti, che la naturalezza era la virtù che più ammirava. Abbiamo costruito da sei anni, nell’alto del bacino del fiume, una bibliovideoteca dell’Agenda 21, insieme a una scuola rurale. Fino ad oggi siamo riusciti a coinvolgere emozionalmente e operativamente la Direttrice della scuola, i professori, e ancor meno i figli dei piccoli produttori rurali. Tuttavia, stiamo lì, presenti in modo discreto, aspettando pazientemente e serenamente l’ora del risveglio.
Nel villaggio di Suruí, da più di dieci anni, abbiamo mantenuto la nostra sede aperta  per corsi di alfabetizzazione di giovani e adulti, corsi di artigianato e sensibilizzazione ambientale. La Casa della Delicatezza sogna di riscattare un bene così scarso e opportuno, stimolando un nuovo modo di abitare il mondo, un nuovo atteggiamento verso la natura, una nuova sensibilità di fronte all’altro.

Alla foce del fiume, dove abitano alcune famiglie molto povere, abbiamo un nucleo di alfabetizzazione ecologica,  Encontro das Águas (Incontro delle acque).  Nel mezzo di quasi-niente un’agente comunitaria, tutte le sere, apre lo spazio per i visitatori che vogliono sapere cosa stiamo facendo lì. Una targa li invita ad entrare e prendere in mano libri e riviste sull’ambiente.

 

Politica delle piccole cose

Nella nostra scuola aperta e sperimentale di 3.500 m2 a Suruí non facciamo lezioni formali, anche se tutti i mercoledì c’è un gruppo di studio sull’ecologia e la cultura brasiliana. Persone comuni e anonime si fermano sulla porta per conversare, per fare domande, per informarsi, per chiedere un favore o vengono per pranzare o comprare medicinali naturali. In quest’arena naturale, spontanea, comune e imprevedibile, cerchiamo di esercitare la nostra azione politica e educativa: ascoltando, dialogando, abbracciando.

Quando ci sono attività, cerchiamo di indurre o ispirare esperienze sensoriali e interattive. Ci sono galline e oche, anatre e cani, passeri liberi e api laboriose. Abbiamo un orto di erbe medicinali e aromatiche. Nel campo coltiviamo patate, igname, manioca, gombo e alberi da frutta. E coltiviamo molti fiori, di tutti i colori, forme e dimensioni. Aspettiamo con ansia il giorno in cui il fiore, che spesso è un mero ornamento o una merce, possa riportarci a un mondo magico di incanto e di incontro.

I bambini che ancora portano nei loro occhi il riflesso mattutino del paradiso, si incantano súbito di fronte ai pulcini appena nati, di fronte alle  anatre che nuotano tranquillamente nel lago o guardando i limas-da-pérsia che brillando al sole pendono dai rami. E gli anziani ricordano con nostalgia di un tempo in cui cucinavano con la legna, coglievano il mais verde per mangiarlo e delle lunghe notti in cui si raccontavano storie.

L’accogliere-amare questo quotidiano cosi naturale che diventa quasi insignificante o addirittura disprezzabile può offrire l’opportunità di esaminare criticamente i nostri desideri, di accontentarci del necessário e ritrovare la gioia al ritorno a casa.

Siamo benedetti e felici di avere compagni che hanno fidúcia e condividono con noi questo sguardo e questo modo di sentire la realtà. È una strada della quale non conosciamo l’intero percorso. Viviamo giorno per giorno, cercando di rispondere ai problemi che ogni giorno si presentano. E viviamo senza grandi progetti, pretese e convinzioni, nell’unica certezza che arriveremo a una terra di fratellanza, di cura, di delicatezza, rispetto e riverenza.

 

Progetto Luis Medeiros e Michele Carrara (Agua Doce)

 

Petropolis

Presenza fissa di un agente comunitario, Vanessa – Comunitá Villa Leopoldina-Pedro do Rio

Presenza di due agenti comunitari, Lelia e Devanise, nel nucleo di alfabetizzazione ecologica comunitá Sertao do Carangola

Manutenzione del programma Nonna Angelina, promozione dei diritti degli anziani abbandonati, due agenti in Petropolis, Odette e Antonio, e uno nella Baixada Fluminense, Tania.

 

Baixada Fluminense

Vila Esperança, asilo Michele Carrara, in processo di trasferimento al Comune di Duque de Caxia, attualmente si mantiene il doposcuola e l´alfebetizzazione degli adulti, una educatrice, Socorro.

Centro Maria Barcella, corsi di parrucchiera, trucco, artigianato vari (pittura su stoffa, ricamo, oggettistica con la carte delle riviste) sono presenti due operatrici, Leandra e Maria dos Rimedios,

Casa das Farinhas, laboratorio alternativo di nutrizione e salute. E´ presente, una educatrice, Leci.

Orto-scuola per giovani del quartiere, 10.000metri di terra, contadino comunitario, José Pellegrini.

Vila Angelica, assistenza all´asilo e alla casa di accoglienza Lar de Vasti, 30 bambini all´asilo e 10 adolescenti che vivono fissi.

Asilo comunitario, 40 ragazzi, coordinato da Vera.

 

Belford Roxo 

Asilo Caminho do Incontro, in processo di trasferimento al Comune. Manteniamo doposcuola e il programma Nonna Angelina con Tania.

 

Surui

Manutenzione dell´orto e degli animali, curato da Antonio.

Eduzazione ambientale ed educazione agli adulti, attraverso l´educatrice, Marisa.

Laboratorio settimanale di formazione ambientale e sociale con la biologa Carolina.

Organizzazione dei contadini piccoli proprietari, con l´educatore Laucimary.

Biblioteca dell´Agenda 21 presso la scuola rurale, con l´educatore Laucimary.

Nucleo di orientazione ecologica sulla foce del fiume Surui, con Vanderli.

Casa della Delicatezza, laboratori di cucito, pittura e creazioni varie con tessuti e fili, educatrice Rosemary.

Manutenzione delle fontane di acqua, con relativo accompagnamento.

 

Contributo annuo della Rete ai due progetti: € 41.000,00

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