Quale famiglia per tante bambine (e bambini) – Giancarla Codrignani

Che la Chie­sa anche visiva­mente prescinda dalle donne, con buona pace di Papa Francesco e di tutto il clero, si vede dal Sinodo sulla famiglia: il “tenere famiglia” significa curarsi degli interessi della Chiesa. Tutti i preti hanno avuto una famiglia “carnale”, ma l’hanno abban­donata per sposare la Chiesa. E’ successo poi che, mentre Matteo lasciò il suo banchetto di cambiavalute ed esattore, alcuni dei moderni seguaci hanno portato la finanza ban­caria in Vaticano. Comunque dal Sinodo incaricato di rivedere lo stato dell’arte della famiglia cristiana erano escluse non solo le donne, ma anche i bambini. I quali sono sempre nominati come obiettivo primario, ma non hanno voce, anche se sono capaci di arrivare all’Onu e al Nobel, come Malala Yusaftzai. Cose da dire i “piccoli” ne avrebbero; se esclusi, delegherebbero la voce della mamme a rappresentarli, e perfino quella dei padri; probabilmente escluderebbero chi viene chiamato “padre” perché è stato “ordinato”. L’11 ottobre l’Onu ha dedicato la giornata alle bambine dopo che a Ginevra era stata aperta una “European Week of Action for Girls” per promuovere i loro diritti, affrontare le cause che determinano la loro discriminazione e sviluppare l’empowerment delle bambine da un punto di vista sia so­ciale che economico. L’ambito internazionale parla sempre dei diritti dei bambini senza mettere in primo piano la fa­miglia. Non senza ragione: in Egitto, Libe­ ria, Benin, Uganda, Camerun, Zimbabwe, Pakistan, Bangladesh, Ecuador, Nicaragua, Paraguay, dove la campagna ha raccolto opinioni dirette di bambini e bambine, la famiglia è condizionata da infiniti proble­mi. Noi occidentali non abbiamo le stesse difficoltà e per questo presumiamo di esse­ re migliori. Peccato che il maggior numero di reati ­spesso non denunciati e impuniti­ avven­ga all’interno di famiglie non marginali, anzi spesso insospettabilmente perbene. La Chiesa, con Papa Francesco, è intervenuta decisamente sui casi di pedofilia interni all’istituzione; ma non è un mistero che il maggior numero di casi si verifica all’inter­ no delle famiglie e le violenze avvengono a carico soprattutto delle bambine. A livello europeo è noto che il 30% delle donne che hanno subìto abusi sessuali avevano già vissuto episodi di violenza specifica du­rante l’infanzia. L’ Associazione “Terre des Hommes” ha presentato un dossier desun­to dai dati registrati dalle Forze dell’Ordi­ne sui reati a danno di minori. In Italia una donna su tre ha subìto almeno una forma di violenza da bambina. In Europa, sono circa 21 milioni le donne abusate da un adulto prima dei 15 anni (12%) e il 67% delle vittime non ha denunciato: un terzo dei casi resta sommerso nel silenzio di pic­cole coscienze che risentiranno traumi in­ delebili. Reato aggiunto e complementare è lo sfruttamento sessuale minorile, che oggi coinvol­ge anche la crimi­nalità organizzata nelle reti della pe­dopornografia. Dove sta la fa­ miglia? Quando è lo zio, il nonno, il padre, gli altri dove sono? Come i genitori e i nonni si relazionano con bambini e adolescenti che sembrano diventati “strani”? L’Onu ­non sempre ciascun paese, quasi mai ciascuno di noi­ si preoccupa del mon­do, in primo luogo dei paesi poveri, dove i bambini vengono sfruttati in ogni modo come lavoratori (le loro piccole dita sono adatte a un’infinità di prodotti commer­ciali), ma anche come corpi. Le bambine subiscono di tutto, dalle mutilazioni ge­nitali femminili ai matrimoni precoci, alla vendita sul mercato della prostituzione, alle gravidanze e agli aborti a rischio, all’aids. E vengono impedite nella loro volontà di stu­diare e di rendersi autonome solo per esse­ re nate donne. Eppure sarebbero loro ­lo dice Amartya Sen­ la risorsa fondamentale per lo sviluppo delle comunità. Noi abbiamo ancora in mente le due ragazzine dei Parioli di Roma, che per il denaro abbondante ricevuto dalle presta­zioni “liberamente” accettate (in realtà un ignobile fotografo aveva “investito” nei loro corpi) per poter avere borse e abbigliamen­ti di lusso. Le relative madri hanno reagito in modo diametralmente opposto: una ha messo un poliziotto privato alle calcagne della figlia divenuta strana e intrattabile, l’altra credeva che la figlia avesse tanto de­naro “perché spacciava”. Questa triste sto­ ria non è una parabola. E’ un allarme.

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