Scampia-Napoli. Non ci resta che ridere – Davide Cerullo

Domenica 8 luglio a Scampia-Napoli, la più grande piazza di spaccio all’aperto, davanti alla Vela Celeste, si è realizzata la prima riappropriazione del territorio.  Una sfida, una chiamata all’essere,  che ha distribuito felicità e partecipazione ad alcune decine di bambini-ragazzi della vela.

I bambini hanno manifestato una grande disponibilità, come mossi nella direzione del proprio desiderio. Pieni di slancio, entusiamo e di gioia come a marcare che questo è il loro bisogno primario, la loro piena espressione di vita.

Si può dire come nasce un fiore? Come matura un frutto? Si può dire il dramma di un seme sotto le zolle? Ma poi tutto piano piano matura per esplodere,  manifestando tutta la  loro bellezza.

 Una scia di bambini scesi dalla Vela Celeste all’abbordaggio delle loro vie, sotto la guida di Capitan Pulcinella e la sua ciurma.

Un piffero per sciabola, un tamburello per cannone e l’allegra brigata di pirati in casa propria ha iniziato le danze per la vie di Scampia.

Una favola lunga un giorno,organizzata come un giorno di festa e diventata anche un giorno di tregua, in un quartiere che sta vivendo un altro momento difficile, in un clima da battaglia imminente tra clan camorristi.

“Non ci resta che ridere” è stato il giorno in cui tanti bambini e le loro famiglie hanno potuto respirare, sentirsi parte di una giornata altrove normale, in un luglio dove le scuole sono terminate e si alternano feste e giornate da passare insieme, al suono delle cicale. Si fa lotta alla camorra e alla sua mentalità anche così, cercando di regalare momenti di “normalità”, generare ricordi ed esperienze adeguate all’età dei bambini che la vivono e quotidianamente sono chiamati a crescere in fretta. Ieri c’è stato uno stop di un giorno.

Fermi tutti! Passa Pulcinella e non ci si può opporre alla sua chiamata, fatta urlando alle finestre, a chiamare la gente. Urlare verso l’alto la necessità della partecipazione, stando insieme per qualche ora. Andate a fermarli, se potete, Pulcinella e i suoi scagnozzi!

Vi spareranno in faccia le bolle di sapone e non avrete scampo!

Così è stato. Si è vinta la paura con pifferi e canti, forse perché più di tutto ci rende forti stare assieme, condividere un momento di gioia e leggerezza, vedere i figli felici. Non è facile vivere in una zona dimenticata dalle Istituzioni locali e centrali.

Le persone oneste, e sono tante a Scampia, sono quasi rassegnate ad un ennesimo periodo di paure, come quello che si sta profilando all’orizzonte.

Le forze dell’ordine, che alla fine ci hanno “scortato”, ci hanno consigliato di non fare la festa da queste parti, non potevano garantire un adeguato clima di sicurezza per la giornata, che si sarebbe svolta in un fazzoletto di terra. Di terra italiana, almeno spero lo sia ancora e non sia stata firmata una qualche cessione ufficiale allo Stato Camorrista. Perché solo così potrei spiegarmi questa resa ufficiale e istituzionale, questa mancanza di mezzi e soprattutto di speranza e di motivazione.

Si sa, però, che quando Pulcinella si mette in testa una cosa, quella diventata il suo piatto di maccheroni: lo deve avere, lo deve mangiare perché altrimenti non può campare.

E nonostante la mancanza di megafoni televisivi o della carta stampata, che pur promettendo presenza si sono dileguati,la voce di Pulcinella è stata ascoltata, è arrivata forte e chiara, perché quando vuole lui sa gridare più forte di tutti.

Beata testardaggine di questa maschera!

Beata la volontà e l’impegno convinto di Bruno Leone (Pulcinella) e Daniela Castiglione, entrambi burattinai e grandi animatori!

Beata l’accoglienza della gente che non si dà per vinta!

Beata la voglia di giocare dei bambini che è sempre lì e aspetta solo chi conceda loro uno spazio sereno!

Beati quelli che arrivano, che aiutano e condividono! E poveri quelli che potevano dare una mano forte e non l’hanno data, persone e associazioni di varia natura, quelli nei quali ha vinto la paura o l’ozio. Che non hanno rischiato un minimo, una faccia, che non ci hanno messo un sorriso quando lo avevano giurato e spergiurato. Un rischio minimo rispetto a quello delle madri, padri e ragazzini che a Scampia, tra la Vela Celeste e la Torre Verde ci vivono ogni giorno.

Al termine si è iniziato a respirare responsabilità, poi divenuta tenerezza, interesse amoroso per l’altro, spezzando il cerchio del loro disordine, per ritrovare la dignità di essere, per poi iniziare a lottare…

Ci siamo lasciati per ritrovarci. Presto, molto presto, era l’espressione che si levava dai volti dei bambini.

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